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Julian Lage Trio a Empoli Jazz

Neri Pollastri By

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Julian Lage Trio
Empoli Jazz
Giardino del Torrione
Empoli
31.7.2018

Enfant prodige della chitarra, poco più che trentenne eppure già affermatissimo per le collaborazioni con Gary Burton, Nels Cline e John Zorn, Julian Lage ha concluso la rassegna 2018 di Empoli Jazz con il suo trio di musicisti altrettanto giovani, dinamici ed eclettici, Jorge Roeder al contrabbasso ed Eric Doob alla batteria.

Lage divenne famoso già da ragazzino, ma ha poi ricevuto una formazione classica che si è affiancata alla sua pratica bluegrass, un bagaglio variegato che si porta dietro e mette a frutto anche quando, come in questo caso, il contesto è più propriamente jazzistico. Una varietà di riferimenti che gli permette anche di ricevere attenzione da un pubblico più ampio di quello del solo jazz, come dimostrato dalla presenza al concerto del Giardino del Torrione di molti più giovani di quanto non sia solito vedere.

E in effetti il concerto si è sporto a più riprese fuori dalla tradizione jazzistica, comunque la si voglia intendere, per quanto senza rinnegarla e anzi conservando con essa un legame piuttosto solido. Lage ha messo in gioco una tecnica prodigiosa, con un fraseggio dettagliato e sofisticato, continui cambi di tempo e di dinamica, marcato risalto delle note alte, fatte risuonare con stacchi suggestivi. Il tutto al servizio di una musica comunicativa e coinvolgente, nella quale i temi di derivazione country e gli stilemi bluegrass erano sempre presenti in filigrana.

Assai tecnico Roeder, anche se purtroppo poco lirico e sempre su tempi veloci, cosa che non permetteva di apprezzarne fino in fondo il suono, tranne che in un assolo in chiusura. Un po' più naif Doob, pronto negli stacchi e dal sound morbido, ma non particolarmente vario nella scelta degli interventi.

Nel programma, accanto a un paio di standard nei quali il trio si avvicinava maggiormente alla tradizione di Jim Hall, hanno predominato i brani originali, nei quali le diverse ispirazioni stilistiche si fondevano eccellentemente, permettendo al chitarrista di esprimersi al meglio. Nella lunga improvvisazione solitaria con la quale ha introdotto uno degli ultimi brani Lage ha inoltre messo in luce un lirismo e un'espressività eredità del progressive, altro elemento del suo bagaglio artistico.

A conferma della specificità della cifra di Lage, il brano conclusivo di Ornette, "Blues Connotation," è risultato quello più prevedibile e nel quale maggiormente si disperdeva la sua originalità. Qui in realtà il pezzo di bravura l'ha invece fatto Roeder, autore di un notevolissimo assolo, peraltro accompagnato in modo molto originale dai due compagni.

Musica comunque eccellente, fresca e con momenti addirittura esaltanti, apprezzatissima da un pubblico, come detto, più giovane della media. E questa è sicuramente una gran buona notizia.

Foto: Marco Benvenuti.
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