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James Brandon Lewis & Red Lily Quintet: Jesup Wagon

Vic Albani By

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James Brandon Lewis & Red Lily Quintet: Jesup Wagon
Erano anni che il jazz attendeva un lavoro come questo. Splendido nella totale sua interezza, capace di riportare "il jazz nel jazz" dopo tanti anni e tante nuove incisioni che i critici hanno valutato con attenzione e spesso incensate come lo sforzo creativo del guardare avanti, pur "rimanendo nobilmente avvinghiati alla tradizione" e via di conserva.

Potremmo analizzare a lungo il jazz contemporaneo ma davanti a dischi come questo è ovvio riflettere e considerare ciò che in mezzo a mille nuove avventure, riporta tutto con i piedi per terra e innalza nel più alto dei cieli il significato primordiale dell'arte jazzistica.

Ci riesce, al suo ottavo disco, James Brandon Lewis, sassofonista che ormai non se ne fa probabilmente più nulla delle mille critiche positive, dei premi e delle sistematiche citazioni che lo riconoscono quale uno dei musicisti jazz più creativi degli ultimi decenni.

Ci riesce anche grazie ad una band messa in piedi per l'occasione e che raccoglie straordinari interpreti della musica moderna. A partire dal cornettista Kirk Knuffke, approdato alla scuola d'avanguardia newyorkese del compianto Butch Morris e che condivide l'estremo senso di libertà musicale con il violoncellista Chris Hoffman, poeta accanto allo stesso Morris e a Henry Threadgill. Ma ci sono anche sua maestà William Parker, davvero leggenda vivente per via di essere il più attuale grande innovatore del contrabbasso moderno e, ciliegina sulla torta, l'immensità ritmica di Chad Taylor, geniale drummer capace di unire teoria e sperimentazione come davvero pochissimi altri.

E ci riesce infine grazie ad un lavoro-concept dedicato ad una figura che pochi appassionati della storia americana conoscono, vale a dire il dottor George Washington Carver (1864-1943), ricercatore ed educatore nel campo dell'agronomia applicata, nato in una famiglia che aveva conosciuto l'oppressione dello schiavismo, dal quale -grazie ad un padre che lo fece studiare -si affrancò insegnando proprio ad ex-schiavi la passione per il difficile lavoro dell'agricoltore. In un libro che lo racconta bene viene citato che "la sua maggiore premura fu quella di introdurre presso i contadini, spesso privi di ogni base culturale, il concetto di necessità del rigore quantitativo e giustificativo delle azioni; ogni azione di impresa lavorativa doveva essere praticata nella misura precisa e per un motivo preciso e verificato nella sua validità per essere efficace, evitando quindi eccessi e carenze, o azioni approssimate e dispersive. La dimostrazione pratica della validità delle sue teorie gli guadagnò una enorme popolarità e soprattutto credibilità."

Jesup Wagon è molto di più di un semplice omaggio o un tributo. Come raccontano le esaurienti note del libretto che accompagna il disco, Lewis fu immerso nella filosofia di Carver sin dalla più tenera età e sua madre lo citava spesso per sottolineare come l'educazione fosse la chiave per la dignità e la libertà. Carver diventa oggetto di profondo studio da parte di Lewis e dietro alla facciata dell'uomo saggio e gentile capace di raccontare ogni meraviglia possibile sulla coltivazione delle arachidi e sui prodotti della lavorazione di quei frutti, Lewis scopre la poesia, l'artista, il botanico, il pittore, l'esteta, il musicista e il veggente proto-ecologista capace di anticipare l'attuale crisi planetaria in cui versa l'ambiente. E, nel corso di sette strepitosi brani, dedicati ognuno ad un aspetto aneddotico dell'esistenza di Carver, sviscera l'incredibile personalità di quel gentile signore capace di ricercare verità emotive.

Lewis usa ovviamente il blues e il folk necessari per dipingere una storia perfetta e riesce a coinvolgere nella sua ricerca il magnifico ensemble scelto per creare questo bellissimo lavoro.

L'idea ricalca ciò che filosoficamente rincorrevano moltissimi artisti dell'area chicagoana doc: il navigare a cavallo fra la cultura nera e lo sperimentalismo, toccando la tavolozza dei colori della saggezza, dei miti e della moralità che accompagnano la storia umana.

I ritmi musicali utilizzati sono tutti quelli propri del mondo jazzistico afroamericano: oltre ai già citati blues e folk è facile recuperare alla mente suoni della vecchia New Orleans, ma anche funk unito a suoni ancestrali africani ottenuti grazie al gimbri di origini gnawa marocchine in mano a Parker o alla mbira di cui Taylor è eccelso maestro. Suoni scelti in maniera totalmente naturale che aiutano a comprendere. Flussi, ritmi e armonie incalzanti tenuti in magico equilibrio lungo tutto il racconto musicale in modo semplicemente strepitoso.

In fondo la scelta di base è quella di un aspetto meditativo dal quale fuoriescono sfumature e colori; come se si riuscisse ad "ascoltare un dipinto" ricco di lirismo e durezza in armonia totale anche e specialmente nei momenti di improvvisazione collettiva.

Ancora Lewis, nelle note, riflette su come sia riuscito a tradurre il tutto in musica: "L'ho letto come una ruminazione percettiva su una storia di diaspora, schiavitù, migrazione forzata e un'inesorabile ricerca di libertà e vita, abbracciando la fugacità rispetto alla coltivazione forzata. Portiamo il blues attraverso gli oceani e ci sostiene. Lasciamo i gusci torturati che ci tengono e ci nutrono, resistiamo alle tempeste del colonialismo e del capitalismo, e ci uniamo al rifiuto della terra di lasciar morire il suo vario raccolto. Il seme resiliente fiorisce ancora."

In breve, un lavoro quasi profetico e davvero ben diverso da un qualsivoglia altro disco jazz di questi tempi.

Jesup Wagon è un progetto di rara bellezza. Lo ha capito la Tao Forms, alla quale Lewis ha chiesto aiuto per la pubblicazione e che regala agli appassionati una confezione splendida del lavoro con tanto di disegno rurale di Carver in copertina. Ma lo ha capito specialmente l'incantevole ensemble intergenerazionale al quale Lewis ha dato il nome di Red Lily Quintet.

Pochi artisti comprendono l'importanza di essere evocativi. Pochi artisti si pongono il problema di come trasmettere l'essenza dei propri pensieri e ricordi senza artifizi. Pochi artisti riescono a farlo ricorrendo alla poesia sonora.

Che Lewis fosse ormai un maestro ce ne eravamo accorti. Ma non che fosse già arrivato a questi livelli.

Album della settimana.

Track Listing

Jesup Wagon; Lowlands of Sorrow; Arachis; Fallen Flowers; Experiment Station; Seer; Chemurgy.

Personnel

James Brandon Lewis: saxophone, tenor; Kirk Knuffke: cornet; Christopher Hoffman: cello; William Parker: bass; Chad Taylor: drums.

Additional Instrumentation

William Parker: sintir; Chad Taylor: mbira.

Album information

Title: Jesup Wagon | Year Released: 2021 | Record Label: Tao Forms

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