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Ken Stubbs - Big Hush: I Us

Claudio Bonomi By

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Ken Stubbs - Big Hush: I Us
Ken Stubbs (classe 1961) diventa musicista dopo aver visto la morte in faccia all'età di 14 anni quando salta da un treno in corsa pieno di tifosi, suoi compari, dei Glasgow Rangers. Tanta paura, diverse costole rotte e la decisione di chiudere con il calcio e di cambiare passione. Si innamora del sassofono alto e, dopo studi e gruppi amatoriali, sbarca a Londra, e forma negli anni Ottanta la sua prima jazz band con Mike Hutton, Martin France e Django Bates.

Si fanno chiamare First House e sono bravi oltre che fortunati. Tanto da piacere a Evan Parker e a Manfred Eicher, patron di ECM, che gli pubblica due album Eréndira (1986) e Cantilena (1989). Purtroppo i lavori, accolti positivamente dalla critica, non riescono a cogliere l'essenza e la brillantezza musicale del quartetto che si scioglie nel 1989.
Stubbs non si perde d'animo e comincia ad intrecciare una serie di collaborazioni con la crema del British Jazz di allora (Mike Gibbs Orchestra, Kenny Wheeler, John Taylor, Gary Husband, Mike Walker) e, parallelamente entra in pianta stabile nei Loose Tubes, big band scaturita nel 1983 da un workshop del compositore e docente Graham Collier. Chi volesse ascoltare Stubbs in azione con i Loose Tubes può recuperare i tre album live registrati dalla formazione al Ronnie Scott's nel 1990.

Nel 2000, il sassofonista si trasferisce in Australia e inizia una nuova vita che lo vede impegnato in un'intensa attività di docente di composizione e improvvisazione jazz su più fronti in diversi atenei e conservatori del Paese. Il tutto senza mai abbandonare l'attività concertistica e discografica, dando vita a differenti line up. Come quella che appare in questo lavoro, il secondo firmato Big Hush: combo a dimensione variabile formato da Stubbs al sax alto con Jason Rebello alle tastiere, Brett Hirst al basso e Simon Barker alla batteria.

Il risultato è un jazz lirico estremamente raffinato e suadente con Stubbs assoluto protagonista nel ricamare narrazioni melodiche che "suonano" sempre fresche e brillanti anche quando si tratta di rivisitazioni di brano noti. Qualcuno ha paragonato l'arte di Stubbs a quella di Lee Konitz, entrambi capaci di suggerire chiavi di lettura sempre originali e creative agli evergreen.
È il caso di "'Round Midnight" di Thelonious Monk o di "My One and Only Love" di Guy Wood o anche della versione piena di inventiva e di swing di "Upper Manhattan Medical Group" di Billy Strayhorn. Non mancano brani originali come la ballad confidenziale "Another Little Church" e il riarrangiamento di un brano tratto dal repertorio dei First House, "Bridge Call," con il contributo di Rebello al Fender Rhodes.

Da segnalare che quasi contemporaneamente all'uscita di I Us, Stubbs ha pubblicato un live dei suoi Big Hush registrato nel 2014 e recuperabile su Bandcamp con il bravo pianista australiano Paul Grabowsky al posto di Rebello. Anche in questo caso un melange di standard (da brivido la rivisitazione di "After the Rain" di John Coltrane) e originali confezionati con eleganza e maestria.

Track Listing

Another Little Church; For Gonzalo Rubalcaba; Bridge Call; Straphangin'; Round Midnight; For Craig Taborn; My One and Only Love; Another Little Church - Reprise; Upper Manhattan Medical Group (UMMG).

Personnel

Ken Stubbs: saxophone, alto; Jason Rebello: keyboards; Brett Hirst: bass; Simon Barker: drums.

Additional Instrumentation

Matt McMahon: piano (track 7); Phil Robson: guitar (track 4).

Album information

Title: I Us | Year Released: 2020 | Record Label: Cherry K Records

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