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Gallo & The Roosters
È uno dei gruppi più interessanti della scena nazionale ed ha al suo attivo tre ottimi album (uno, The Exploding Note Theory, del 2009 e con il chitarrista Gary Lucas ospite, davvero notevolissimo). Eppure non suona quasi mai dal vivo questo quartetto messo in piedi da Danilo Gallo assieme ad altri membri del "conjunto" El Gallo Rojo. Grande merito al Pinocchio Jazz di Firenze di aver contribuito a costruire una mini tournée, portando il gruppo anche sul proprio palcoscenico e permettendo ai "galletti" del Gallo di offrire una prova live del loro valore.
Il concerto ha ripercorso buona parte del lavoro più recente del gruppo, Everything Is Whatever, ma ha pescato anche nei precedenti e proposto un paio di cose inedite. Mettendo in luce anzitutto un concetto musicale apertissimo, tutto incentrato sul ritmo e per questo facente perno sul duo composto dal leader e da Zeno De Rossi, il cui affiatamento è ormai leggendario (assieme formano la ritmica di numerose formazioni di primo piano, come il Tinissima Quartet di Francesco Bearzatti o la N.I.O.N. Orchestra di Claudio Cojaniz). Ma anche isolatamente presi i due sono le colonne della formazione: Gallo, perché con il suo contrabbasso dal suono robustissimo è il vero propulsore della musica del gruppo; De Rossi, per la molteplicità di elementi che apporta, senza soluzione di continuità, cambiando beat o offrendo colori e rumori, svoltando pagine con improvvisi e decisivi stacchi.
Su questo sfondo - che per la sua complessità è ben più che tale - si muovono i due fiati che, in un contesto più tradizionale, costituirebbero la "front line," ma che qui svolgono un ruolo meno protagonista - anche scenicamente, dato che la disposizione dei musicisti vede in prima fila Gallo poi, appena defilato, il clarone di Achille Succi e, solo dopo, il trombone di Gerhard Gschloessl. Ciò conferisce alla formazione un inusitato equilibrio, rotto volutamente solo dagli assolo e invece perfino troppo preservato nei frequenti unisoni dei due fiati. Dei quali spicca senz'altro Succi, per la complessità del fraseggio e la nettezza del suono, mentre Gschloessl si fa apprezzare per il contrasto timbrico, un po' meno per la creatività in solitudine.
Apprezzabile, complessivamente, la narratività del discorso, calata opportunamente entro un'atmosfera di libertà e che fa sì che la musica non svanisca mai nel criptico. Belle le composizioni, incluse quelle inedite, tra le quali è spiccato il bis a firma di Gschloessl.
Foto, di repertorio, di Riccardo Crimi.
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