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Fred Frith - Theresa Wong

Area Sismica - Forlì - 22.4.2012

Per chiudere la rassegna "Musica extra-ordinaria" (il ciclo principale dei concerti) della sua XXII stagione, l'Area Sismica si è affidata a uno dei suoi padri ispiratori e amici di lunga data, nonché nume tutelare della musica d'avanguardia degli ultimi quarant'anni: Fred Frith.

In questo caso è stata la volta del Frith improvvisatore, quello che predilige le performance in solo e in duo. Si è trattato in realtà di un doppio concerto: un primo set di Frith in solo e a seguire un duo con la cantante, violoncellista e artista visuale Theresa Wong.

Nel primo set Frith ha dato forma, con consapevolezza quasi architettonica o cinematica, a una delle costruzioni sonore in cui consistono le sue improvvisazioni in solo. Naturalmente ha fatto ricorso a tutte le sue tecniche estese, oggetti (pennelli, pentolini ecc.) ed effetti per ricavare dalla chitarra le timbriche e sonorità che vanno al di là del suono ordinario dello strumento e che sono il tratto distintivo del suo stile e del suo vocabolario.

Al di là dei dettagli, quello che ha affascinato, in questa come nelle sue performance in solo in genere, è stata la capacità di Frith di pensare l'evento sonoro come un'unità complessiva, dotata di uno svolgimento coerente, uno sviluppo dinamico e una successione quasi narrativa. Anche grazie all'ausilio dei loop e degli effetti, Frith è in grado di creare un'orchestrazione, una massa sonora complessiva, fatta di tante stratificazioni, che va al di là del gesto singolo e delle invenzioni istantanee che la compongono e che sono concepite in sua funzione. Una capacità di visione ampia e una lucidità che non sono merce così comune nell'improvvisazione e che si avvicinano di più alla mentalità del compositore.

Nonostante la performance avesse di mira appunto più l'effetto orchestrale complessivo che non i singoli fraseggi, più la consistenza timbrica che le note, si sono distinti in particolare dei passaggi melodici molto gustosi, con scale in stile mediorientale e fraseggi di semplice eleganza. Molto sapiente, come sempre, anche il gioco di contrasto fra pieni e vuoti, fra delicatezza e impatto sonoro.

Il secondo set in duo con Theresa Wong al violoncello e alla voce ha avuto un esito più discontinuo.

A volte l'incastro fra i due è risultato molto felice, soprattutto nel gioco di bordoni ostinati del violoncello e sonorità in stratificazione progressiva e saturata della chitarra, col riecheggiamento da parte della Wong, sia con la voce che col violoncello, di inflessioni e stilemi della musica mongola. Altre volte, invece, i due sembravano divergere o non sincronizzarsi sulla stessa onda espressiva ed intenzione.

Soprattutto, sono risultati un po' fastidiosi e superflui certi cliché ormai un po' triti dell'improvvisazione nell'uso della voce; se la Wong avesse indugiato di meno in questa direzione e si fosse dedicata di più al violoncello, l'effetto sarebbe stato migliore. Tanto più che quando ha dato spazio ai fraseggi strumentali (sempre con echi di stilemi orientali, in particolare della musica cinese) l'effetto poetico e la bellezza dello stile ne traevano immediato beneficio. Belle, ma appunto non sempre supportate in modo appropriato, certe delicate tessiture di Frith, con esili arpeggi e ricami melodici che aprivano su echi di musiche del mondo.

In definitiva, un concerto che ha testimoniato al meglio lo stato dell'arte nel campo dell'improvvisazione e che ha riassunto in sé il patrimonio ivi accumulato nel corso di questi decenni, condotto con l'abilità, il mestiere e la vena poetica per cui Frith in particolare è ben noto; ma che forse non ha reso al massimo delle sue potenzialità.

Visita i siti di Fred Frith e Theresa Wong.

Foto di Claudio Casanova.

Altre foto di questo concerto sono contenute nella galleria immagini ad esso dedicata.

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