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Festival PRO-SISMA

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Area Sismica - Forlì - 24-25.2.2012

Le due serate del "festival pro sisma," come il nome può far intuire, sono nate dall'amicizia e dalla stima di un gruppo di musicisti di prim'ordine per il locale romagnolo che, nonostante l'abitudine ad essere continuamente alle prese con finanze magre, mai come quest'anno ha rischiato di dover chiudere i battenti, a causa dei tagli dei (già magri) contributi degli enti locali su cui finora aveva potuto contare.

Per questo è stata lanciata una campagna di raccolta di sottoscrizioni fra i soci, amici e sostenitori del locale forlivese. All'appello hanno risposto anche diversi musicisti che con l'Area Sismica hanno un legame di consuetudine, stima e amicizia, che per contribuire alla causa hanno fatto il dono più prezioso che potevano offrire - la loro musica. Il nucleo più corposo dei concerti finalizzati alla raccolta fondi è stato concentrato in queste due serate, che hanno visto tre esibizioni ciascuna.

Il suono che ha dominato le due serate è stato indubbiamente quello del pianoforte: quattro dei sette musicisti coinvolti erano pianisti. Gli stili ascoltati sono quelli che contraddistinguono l'attuale proposta musicale dell'Area Sismica: il jazz d'avanguardia, la musica contemporanea e l'improvvisazione. Si è trattato di concerti in solo e in duo, con una jam collettiva alla fine della seconda serata. I nomi coinvolti sono fra i migliori protagonisti nazionali e internazionali di queste scene musicali.

Venerdì 24 febbraio

Il festival è stato aperto da Fabrizio Ottaviucci, pianista fra i migliori interpreti attuali del repertorio contemporaneo, proveniente dalla scuola musicale di Stefano Scodanibbio, specializzato nel repertorio di John Cage, Giacinto Scelsi e del minimalismo americano, nonché compositore in proprio.

Ottaviucci ha proposto alcune pagine del suo repertorio, concentrandosi su autori più periferici rispetto al milieu culturale della musica contemporanea occidentale, come alcune pagine di compositori africani che hanno tentato d'integrare la propria cultura musicale e sensibilità ritmico-melodica nell'orizzonte di ricerca e di distacco dalle forme tradizionali proprie della musica contemporanea.

Il secondo set ha visto in scena un duo formato da un altro pianista, Matteo Ramon Arevalos, e da Michele Selva al sax. Matteo Ramon Arevalos si è fatto apprezzare soprattutto per le sue esecuzioni di autori francesi, in particolare della scuola di Messiaen, ed è un pianista dallo stile maturo e dal suono caldo. Selva è uno degli interpreti italiani attuali più importanti del repertorio contemporaneo per sax.

Il programma proposto ha avuto per filo conduttore la dimensione raccolta e la semplicità pur nella profondità. I due musicisti hanno aperto con un brano di John Cage per pianoforte preparato e voce, "She Is Asleep," adattato per sax contralto. L'adattamento è risultato molto riuscito e pertinente: il sax vibrava di sfumature delicate e richiami a mondi "altri," sia a livello sonoro (con inflessioni, intervalli e scale orientali), sia come paesaggio mentale-spirituale evocato. Il ruolo del piano era estremamente contenuto, limitandosi a pochi rintocchi percussivi che contribuivano a collocare la musica in un'atmosfera "altra," con un'evocazione sotterranea di un'atmosfera e una gestualità misteriosa e rituale. Non a caso il brano fa parte della serie di lavori per la danza realizzati da Cage in quegli anni.

Di seguito Selva ha eseguito alcuni estratti dalle "Melodies" di Philip Glass per sax contralto solo: brani brevi e semplici, col merito di mettere in risalto e valorizzare la nuda melodia.

È stata poi la volta di Arevalos in solo, che ha eseguito una pagina dal Catalogue d'Oiseaux di Messiaen, "L'Alouette Lulu". Come in tutta quest'ampia raccolta dell'autore, il brano è incentrato sulle trascrizioni del canto degli uccelli che Messiaen effettuò con passione nel corso degli anni. In questo caso il soggetto erano due uccelli notturni: l'allodola e l'usignolo.; l'atmosfera notturna era comunicata attraverso accordi sul registro grave del piano, che contrastavano coi grappoli di note squillanti e acute che riproducevano il canto degli uccelli.

Dopo un brano per sax tenore solo, "Périple" di Mefano, uno studio sulle possibilità timbriche dello strumento, soprattutto sull'uso degli armonici e delle note spurie, un'altra piccola perla del programma proposto dal duo è stato il brano finale, "Pour Diane" di Jacques Charpentier, uno degli allievi di Messiaen. Una miniatura dalla melodia chiara, diretta, quasi ingenua, e per questo toccante.

La serata si è conclusa con un duo di Vincenzo Vasi al theremin e alla voce e Francesco Guerri al violoncello. Vasi ha proposto alcuni brani tratti dal suo ultimo album in solo per theremin (Braccio elettrico), strumento di cui in questo momento è l'interprete di punta a livello nazionale. Ad essi sono state inframezzate delle improvvisazioni in duo, in cui si è distinto soprattutto Guerri, che ha fatto sentire la chiarezza, forza e potenza del suo stile e della sua inventiva, sospesa fra atonalità contemporanea e potenza da riff rock.

Sabato 25 febbraio

La seconda serata si è aperta con un solo di Fabrizio Puglisi, uno degli animatori della scena jazz e improvvisativa bolognese dalla metà degli anni '90, che al suo pianoforte, a volte preparato con oggetti o suonato direttamente sulle corde, ha affiancato un assortimento di giocattoli e oggetti vari per creare un panorama sonoro bizzarro e straniato.

Negli anni lo stile di Puglisi, sempre caratterizzato da potenza e irruenza, si è molto affinato, ha guadagnato in spessore, eleganza e ricchezza armonica e melodica. Lo ha dimostrato in questo solo, dove tutte le componenti - timbrica, tematica, armonica e ritmica - erano valorizzate e bilanciate. Suggestiva ad esempio l'apertura del set con le corde del piano fatte vibrare da una specie di frullino a batteria, che creavano un tappeto sonoro continuo. Belli anche molti passaggi melodici. Le dinamiche erano ricche, con ritmi ipercinetici e momenti più calmi.

È seguito poi un solo al violoncello di Francesco Guerri, che ha proposto alcuni suoi brani. Guerri ha avuto modo di far emergere la sua grande padronanza dello strumento e il suo stile sicuro e di forte personalità. Ha prediletto un tocco aspro e aggressivo, ma non ha trascurato di sfruttare il calore, la morbidezza e il lirismo del suo strumento.

L'ultimo set è stato un solo di Thollem McDonas al pianoforte, che ha dato vita a una delle performance per cui è noto e apprezzato: un flusso continuo d'improvvisazione inarrestabile. una massa sonora incandescente e rotolante come una colata lavica; un fiume che si gonfia e diventa possente e impetuoso, per poi sgonfiarsi e riprendere a scorrere in modo più calmo. Forse però quello che è mancato alla performance, che è stata comunque contenuta nei tempi, è stato un momento topico, un passaggio o invenzione che si facessero ricordare emergendo dal flusso generale.

A chiusura delle due serate, Fabrizio Puglisi, Francesco Guerri, Vincenzo Vasi e Thollem McDonas hanno dato vita a un bis energetico e scoppiettante: un'impro esplosiva, in cui hanno liberato tutta l'esuberanza che hanno in comune, con un misto di sonorità incalzanti e frenetiche e di comica teatralità.

Foto di Claudio Casanova.

Altre foto di questa rassegna sono disponibili nella galleria immagini.

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