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Enrico Pieranunzi Trio
Quella di Roma è stata una delle ultime tappe del trio capitanato da Enrico Pieranunzi, completato da Antonio Sanchez e Scott Colley, del tour che li ha visti presentare il repertorio dell'album Permutation (Cam Jazz, 2012), composto da nove brani autografati dal pianista. E la Sala Petrassi del Parco della Musica non ha fatto mancare il tutto esaurito a un trio di livello assoluto, in un lunedì sera capitolino dal sapore contrastante: sufficientemente caldo per far dimenticare in fretta uno degli inverni più rigidi che si ricordi, ma ancora non abbastanza per far desiderare un'esibizione all'aperto.
Pieranunzi è in serata di grazia. Dirige i colleghi attraverso partiture che lasciano ampi spazi improvvisativi, nelle quali sia Colley che Sanchez riescono a emanare vibrazioni costanti e dense. Il bassista colpisce per timbro e duttilità ritmica, il batterista per il suo modo speziato di echi caraibici, dal sapore legnoso, in perfetto equilibrio tra piano e forte, tra fantasia e rigore. La performance scorre con disinvoltura, intervallata dagli interventi al microfono del leader, che racconta la genesi della formazione, presenta i colleghi e non lesina qualche curiosità da dietro le quinte che viene apprezzata da un pubblico attento e coinvolto. In scaletta, oltre allo standard "Summer Night" di Harry Warren, brani di Permutation. A lasciare un ricordo piacevole sono in particolar modo gli odeggiamenti di "Every Smile of Yours" - con la sua splendida melodia -, gli ostinati di "Strangest Consequences," le innervature tematiche di "Critical Path," ma anche la morbidezza espressiva di una ballad come "Distance from Departure".
Al centro degli sviluppi formali ci sono melodie cantabili, facilmente riconoscibili e assimilabili, anche se la musica che esce dalla penna di Pieranunzi non è mai scontata, ammiccante, anzi è sempre tesa verso la ricerca del bello, inteso come piena comunicabilità nei confronti del pubblico, che apprezza e gratifica il trio con applausi anche a scena aperta.
Serata maiuscola, tenuta viva dai bei contrasti di una scaletta articolata con intelligenza. Un'ora e mezza di jazz che, sulla via del ritorno, ci ha semplicemente fatto venir voglia di riascoltare l'intero CD, da capo e senza batter ciglio.
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