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Dozza Jazz all'insegna del duo con voce.
Teatro Comunale - Dozza Imolese - 31.03-01.04.2012
Dozza Jazz, giunto alla decima edizione, è una di quelle piccole realtà del panorama concertistico italiano che, in questo periodo di crisi perdurante, difendono con le unghie e coi denti la propria autonomia e vitalità sia culturale che organizzativa. Il cartellone dell'edizione 2012, definito in collaborazione con l'associazione Combo Jazz e con Crossroads, nelle due serate al Teatro Comunale ha ospitato tre duetti italiani accomunati dalla presenza di una voce. Questa scelta coerente e singolare ha permesso di mettere a confronto le tecniche e i messaggi differenti che questa particolare formazione può esprimere.
In "Vocione: musica per voce, trombone e cianfrusaglie," Marta Raviglia e Tony Cattano hanno esposto un campionario di intriganti soluzioni compositive e interpretative messo a punto in anni di collaborazione. Il concerto, aperto con lo spiritual "Sometime I Feel Like a Motherless Child" e con l'adattamento di uno studio per la mano sinistra di Bartók, è continuato alternando una madley monkiana ("Monk's Dream," "Epistrophy" ed "Evidence") e un'aria barocca di Scarlatti a quattro original scritti da Cattano, caratterizzati da contorte linee melodiche e da una grande verve ritmica.
La perizia tecnica dei due partner ha utilizzato diversi espedienti: impegnativi unisoni, arabescati e veloci vocalizzi, cambi di direzione, stop e riprese, arditezze armoniche... In ogni brano la tecnica era comunque finalizzata al risultato, rivestendo un intento comunicativo ironico, una teatralità cabarettistica e surreale, esplicitata anche dalle presentazioni dei brani stessi da parte della cantante. Il concerto ha confermato l'indubbia congenialità e il collaudato affiatamento di questo duo.
Se il sodalizio Raviglia - Cattano è entrato nel sesto anno di vita, per John De Leo e Fabrizio Puglisi, saliti sul palco subito dopo, si è trattato della prima apparizione in pubblico, sia pure scrupolosamente preparata. Anche in questo caso era palpabile una sottile ironia, che si è coniugata però a risvolti più drammatici, a una densa sonorità, a una maggiore varietà di inflessioni, a più caratterizzate forme musicali. Il primo brano ha proposto una sperimentazione rumoristica, ampiamente improvvisata, in cui il piano manipolato da Puglisi e la voce spericolata di De Leo erano coadiuvati dal ricorso a giocattoli meccanici, a carillon e all'elettronica. L'atmosfera è subito cambiata con la canzone che ha fatto seguito, scritta dal cantante: le acrobatiche modulazioni della sua voce erano sostenute dai solidi impianti armonici tracciati dal pianista, fino a quando sono sfociate in una contrastata interpretazione di "Naima".
La performance è avanzata confermando un'interpretazione creativa e sorprendente di varie composizioni, per lo più original dell'uno o dell'altro, ma includendo anche un immancabile tema di Monk: "Crepuscule with Nellie". Si è così dipanato un percorso di continue e strabilianti invenzioni melodiche, dinamiche e timbriche, intrecciate dal trasformismo vocale di De Leo, dal pianismo sostanzioso di Puglisi e dalle sempre funzionali deformazioni elettroniche.
Tutta la prima serata di Dozza Jazz 2012 è stata dedicata al duo formato da Tiziana Ghiglioni e Simone Massaron alla chitarra: duo attivo già da cinque anni, ma che non rivela il minimo sintomo di routine, anche perché gli ingaggi non sono così frequenti. Riascoltando la cantante milanese ci si rende conto di essere di fronte alla più rappresentativa e più classica cantante jazz italiana, divenuta anzi più sicura e matura col passare del tempo; purtroppo le sue qualità non godono attualmente di un'adeguata visibilità nel circuito concertistico.
Anche in questo caso la scelta del repertorio è risultata significativa, indicando una personale adesione culturale ad una "modernità" jazzistica tipicamente americana. "Art Déco" di Don Cherry, "Kathelin Gray" di Metheny-Coleman, "Art" di Steve Lacy, si sono accostati a un paio di brani di Mal Waldron, particolarmente suggestivi, a un blues, a "Alice in Wanderland," a una filastrocca... In particolare, il testo del monkiano "Misterioso" si è basato su una poesiola scritta dalla stessa Ghiglioni, che per la sua impronta surreale potrebbe costituire la traccia per una delle Novelle crudeli di Francesco Cusa.
Ma il repertorio non è stato che il trampolino per un'interpretazione, personale ma corroborata dal rispetto per la tradizione, che ha avuto il suo punto di forza nell'autenticità e nell'urgenza espressiva: sembra quasi che la cantante voglia soddisfare innanzi tutto se stessa e si guardi bene dal riproporre trucchi e cliché destinati unicamente ad ammaliare il pubblico. Ciò non toglie che le sue doti vocali siano di primissimo ordine: un timbro pastoso, a volte lievemente velato, predilige il registro medio, ma all'occorrenza sa affossarsi in note cavernose o elevarsi in vocalizzi leggeri e acuti. Un'intonazione perfetta, una sapiente articolazione dello scat e un moderato ricorso al vibrato si appoggiano sulle giuste dinamiche: un timing capace di dare senso alla narrazione e un volume che raramente raggiunge il forte, ma spessissimo nei finali di frase piega verso il piano e il pianissimo, riuscendo comunque a sostenere la nota.
Il mondo espressivo della cantante è stato coadiuvato in modo ideale dalla chitarra di Massaron, che non ha mai percorso automatismi, effetti risaputi, virtuosismi inutili, ma ha ricercato di volta in volta soluzioni oblique, ora quasi scontrose ora più discorsive, ottenendo una grande varietà di pronuncia, con accenti a tratti friselliani.
Foto di Mario Sabatani.
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