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Donny McCaslin “Fast Future” al Teatro Franco Parenti
Jazz Al Parenti
Milano
Teatro Franco Parenti
21.03.2016
Strana la vita del jazzista. Passi anni, come ha fatto Donny McCaslin, a suonare musica rigorosa, con collaborazioni importanti (una per tutte, quella con Dave Douglas) ed il tuo nome circola, senza nemmeno troppo clamore, esclusivamente tra una ristretta cerchia di appassionati. Partecipi all'ultimo disco di David Bowie, ed improvvisamente tutti parlano di te come uno dei più grandi jazzisti della scena internazionale, vieni nominato per il Grammy Award, le opportunità di serate e tournée fioccano da ogni dove.
Del resto il jazz ha sempre cercato, forse a causa di un incomprensibile complesso di inferiorità, legittimazioni altrove. Quarti di nobiltà attraverso collaborazioni in ambito classico, quarti di popolarità attraverso collaborazioni in ambito pop rock.
E in fondo lo stesso McCaslin deve essere in qualche modo consapevole di essere un miracolato, tant'è vero che nel corso di questo concerto milanese ha eseguito ben due cover del Duca Bianco ("Warszawa" di Brian Eno dall'album Low, e "Lazarus" da Blackstar, qui suonata dal quartetto per la prima volta)
Detto tutto ciò, la band con cui il sassofonista si è presentato a Milano (Jason Lindner alle tastiere, Matt Clohesy al basso elettrico, Nate Wood alla batteria) è una formidabile macchina da musica, che si muove tra jazz, echi di fusion anni '80, citazioni rock (Lindner ci ha persino deliziato con un timbro preso pari-pari da The Dark Side of The Moon dei Pink Floyd), grunge (il bis Nirvana, ovviamente ispirato alla musica della band di Kurt Cobain), una dedica a Cannonball Adderley ("Mercy Mercy," introdotta da un fantastico solo ricco di venature blues di Clohesy) .
Il quartetto suona quasi sempre in modo collettivo, rifuggendo lo schema dei soli a rotazione, ed assegnando a ciascuno dei musicisti un ruolo ben specifico. Il basso di Clohesy crea una base ritmica granitica, che Nate Wood colora e frammenta con vigore e creatività. Le tastiere di Jason Lindner aggiungono un tocco futuristico-vintage (passateci l'ossimoro), il sax di McCaslin porge le melodie con una voce strumentale meravigliosa ed uno spiccatissimo senso del jazz.
Perfetto il senso dello spettacolo. Nel corso del concerto, la band ha infatti sapientemente alternato brani serrati a composizioni di maggior respiro, sottigliezze dinamiche a quel pizzico di grana grossa che, nelle performance dal vivo, non guasta mai.
Anche grazie a David Bowie, è nata una stella.
Foto (di repertorio)
Danilo Codazzi.
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