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Dave Liebman - Ellery Eskelin Quartet
Teatro Comunale Castel - San Pietro Terme - 18.03.2012
Certo è uno strano abbinamento quello fra due sax tenori, tutto sommato raro nella storia del jazz e difficile da interpretare. Un'occasione di ascoltarlo si è verificata il 18 marzo a Cassero Jazz di Castel San Pietro Terme, dove, all'interno della più vasta rassegna di Crossroads, si è esibito il quartetto di Dave Liebman e Ellery Eskelin, completato da Tony Marino e Jim Black.
Chi si ricordava Liebman come un coltraniano d.o.c. si è dovuto ricredere: soltanto nell'assolo del brano finale il suo tenore ha sviluppato una visionaria progressione memore del maestro. Per il resto del concerto il sessantacinquenne newyorchese (che non ha mai imboccato il soprano come forse ci si poteva aspettare) si è avvicinato piuttosto al linguaggio post free del co-leader, di tredici anni più giovane, dimostrando così una grande disponibilità a mettersi in gioco e ricorrendo ad adeguate soluzioni espressive. Entrambi i sassofonisti hanno elaborato un fraseggio spigoloso, frammentato, poco filante, calibrando il peso delle singole note. Le loro voci dal sound aspro si sono sovrapposte, intrecciate, alternate in assoli o chase, innescando evoluzioni dense e mai banali, esenti da collaudati automatismi e da compiaciuti esercizi di stile.
D'altra parte la pronuncia dei due responsabili della "sezione ritmica" (che in questo caso si è discostata notevolmente dalle funzioni assegnatele dal jazz canonico) si è dimostrata omologa. Nelle trame complesse e particolari dei brani Jim Black, uno dei più lucidi interpreti attuali della batteria, non aveva certo il compito di tracciare ritmi regolari di sostegno; il suo è stato praticamente un assolo continuo (pur non avendo mai usufruito di uno spazio tutto per sé), ma sempre in funzione del lavoro dei compagni, attentissimo a sottolinearlo, a sospingerlo con una molteplicità di soluzioni ritmiche e timbriche, oppure a lasciarlo emergere in primo piano facendosi da parte.
Validissimo anche Tony Marino, il meno noto dei quattro ma collaboratore di Liebman ormai da lunga data. Il pizzicato poderoso del contrabbassista ha somministrato cadenze di note isolate o a grappolo, comunque sempre dure come sassi. Nella lunga introduzione di un brano ha invece usato l'archetto e anche in questo caso con un sound ruvido come pietra pomice.
Il repertorio di questo concerto sorprendente, aperto da "Out There" di Dolphy (forse il momento meno convincente con i due tenori impegnati ad esporre il contorto tema quasi all'unisono), è continuato alternando composizioni originali di Liebman o di Eskelin, alcune recenti altre già contenute in Renewal, l'ultimo CD del quartetto edito dalla Hatology nel 2008. Come bis è stato rivisitato "Ghosts" di Ayler, del quale è stata data una versione estremamente suggestiva, con i due tenori che si insinuavano nelle pieghe del famoso tema, scambiandosi continuamente il ruolo di prima voce.
In definitiva un appuntamento da non perdere, che invece tanti jazzofili della vicina Bologna hanno incomprensibilmente disertato. Raramente nei concerti italiani degli ultimi anni abbiamo assistito ad una consistenza, ad una concentrazione e ad un'urgenza creativa di così alto livello.
Foto di Claudio Casanova.
Altre foto di questo concerto sono disponibili nella galleria immagini.
Visita i siti di Dave Liebman e Ellery Eskelin.
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