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Clusone Jazz - 34a Edizione

Paolo Peviani By

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20.06-03.08.2014

Trentaquattresima edizione di Clusone Jazz, la prima del dopo Livio Testa. Ideatore e storico direttore artistico del festival che al termine della scorsa edizione, in modo inatteso ma non troppo, ha deciso di lasciare l'incarico. Il testimone della direzione del festival è stato raccolto da Gaetano Bordogna, persona appassionata di jazz come pochi altri, e soprattutto persona di indole ottimista e capace di trasmettere energia positiva. Doti quanto mai necessarie per navigare nel mare del jazz in tempi difficili come quelli attuali.

I criteri, e vincoli, seguiti da Bordogna e dal suo staff nel definire il programma di quest'anno erano chiari. Mantenere quella linea artistica che ha fatto di Clusone Jazz uno dei festival di riferimento in Italia ed in Europa per qualità della proposta musicale. Rinvigorire la capacità attrattiva del festival, che negli ultimi anni aveva perso un po' di smalto. Fare i conti con una disponibilità economica incomparabilmente inferiore a quella dei tempi d'oro. Rilanciare l'immagine e la presenza di Clusone Jazz all'interno di un network internazionale, attraverso una collaborazione con l'ambasciata di Norvegia, e con l'adesione ad un progetto europeo cui partecipano la regione Rhônes Alpes, la Catalogna, l'area di Schaffhausen e quella di Stoccarda.

Il risultato è stato un cartellone che, dopo il consueto prologo a Finalborgo di fine giugno, si è snodato lungo tre fine settimana con concerti ad ingresso gratuito. La prima parte del festival ha privilegiato musicisti italiani di grande caratura ma estranei al giro dei cosiddetti "soliti noti," tra vecchie conoscenze del festival, musicisti storici della scena milanese, giovani emergenti ed un progetto originale che ha riportato il festival ad essere—come lo era stato in passato—creatore e catalizzatore di incontri tra musicisti. Nella parte finale, il festival ha acquisito una dimensione internazionale, muovendosi tra Francia, Stati Uniti e Norvegia.

Quanto ascoltato ci ha suggerito una serie di considerazioni, che proponiamo qui in ordine sparso.

La prima, forse ovvia, è che il jazz italiano è ricco di talenti che meritano di essere "scoperti" ed adeguatamente valorizzati. I concerti del New Trio di Enzo Rocco (con Cristiano Calcagnile e Simone Mauri) e del progetto "18 Corde" (Silvia Bolognesi, Eloisa Manera, Marco Remondini e Valerio Scrignoli), sono stati tra i migliori e più apprezzati del festival. A Clusone Jazz il merito di averli proposti.

Le collaborazioni internazionali hanno senso se portano una qualche utilità. Quella con il Rhônes Alpes e con le altre regioni europee è tutta da costruire e pensiamo possa portare a sviluppi importanti. Riuscita solo parzialmente, invece, quella con il consolato norvegese. Dei due gruppi proposti, i Cortex hanno divertito con una musica che, quando si libera dagli ostinati e dai pedali, risulta molto energica, vitale, e ricca di rimandi (Lester Bowie e Albert Ayler su tutti). Per contro, il quartetto di Benjamin Mørk, con il suo profilo di chiara impostazione pop-rock, ci è sembrato totalmente estraneo alla linea artistica del festival.

Ci è piaciuta molto l'idea di dedicare uno spazio ai giovani musicisti emergenti. Ottimo il quartetto NoPair di Francesco Chiapperini (Gianluca Elia, Dario Trapani, Antonio Fusco). Nonostante una collocazione poco felice (proprio nel mezzo di una festa di paese, con il conseguente rumore di fondo) ci ha colpito favorevolmente per costruzione dei brani e forza espressiva. Bravissimi relativamente all'età, ma decisamente acerbi per il main stage, i francesi Uptake Quartet, che hanno comunque il merito di averci segnalato, forte e chiaro, cosa si intenda all'estero per "giovani musicisti emergenti": un quartetto in cui il più giovane ha diciotto anni, il più anziano ventidue. In un'Italia in cui a quarant'anni si è ancora considerati giovani di belle speranze, c'è di che riflettere.

Ci ha convinto meno la scelta di sviluppare il festival lungo nove serate. Se le risorse sono scarse, riteniamo sia preferibile concentrarle su poche serate, sulla piazza cardine del festival (Clusone), evitando diluizioni del cartellone e divagazioni in valli limitrofe. È un tema, questo, su cui ci siamo già espressi in passato e su cui ci permettiamo qui di ribadire il nostro pensiero. I musicisti di nome, se scelti accuratamente, migliorano la visibilità mediatica di un festival e al tempo stesso ne elevano il valore artistico. Ce lo hanno ampiamente dimostrato Hamid Drake e Pasquale Mirra con un bellissimo set, rigoroso e coinvolgente, che si è mosso tra libera improvvisazione ed ampie citazioni, da Don Cherry a Jim Pepper.

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