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The Necks: Body

Luca Canini By

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Si potrebbe iniziare dicendo che il disco è il ventesimo (live esclusi) pubblicato dai The Necks in quasi trent'anni di carriera; oppure ricordando che il precedente, di disco, si intitolava Unfold, e che dal formato vinile (doppio) per Body il trio australiano ha deciso di tornare al caro, vecchio CD, ripristinando la regola aurea della traccia unica (stavolta da 56 minuti).

Si potrebbe iniziare insomma dal più classico dei come-dove-quando, dalle circostanze, dai dettagli spicci che compongono e definiscono il quadro. Un incipit da piccolo manuale del perfetto recensore, di quelli che vanno più o meno bene in qualsiasi contesto.

Peccato, però, che i The Necks non siano una band qualsiasi, e ad appiattirsi troppo sul reale, accumulando riferimenti strettamente (e temporalmente) connessi a un'idea di progresso intenzionale, di evoluzione cercata, di movimento lineare da un punto A a un punto B, si rischia di fare un grave torto alla musica di Chris Abrahams (pianoforte e tastiere), Lloyd Swanton (contrabbasso) e Tony Buck (batteria e percussioni). Altre le leggi (meta)fisiche alle quali le fluide meditazioni del trio obbediscono, altri i teoremi impossibili e i corollari dell'assurdo. Nessun punto di partenza, nessun punto di arrivo: ma un eterno presente in cui tutto si muove senza muoversi, in cui tutto cambia senza cambiare. Poco importa che il disco sia il primo, il settimo o il ventesimo, che il brano duri trenta o cinquanta minuti: contano solo il qui e ora, lo spazio e il tempo intesi come negazione, come vuoto di coscienza, e l'eterno autorigenerarsi (e riorganizzarsi) della materia sonora. Un'ascesi. Un rito. Che ogni volta si compie nel segno di una rigorosa e lucidissima astrazione, in funambolico equilibrio tra minimalismo, improvvisazione radicale, elettronica colta e ambient.

Prendete il primo dei tre movimenti di Body. Le pulsazioni ossessive e monotone del contrabbasso, il tremolare ipnotico e fluttuante del pianoforte, i rintocchi metallici e i colpi secchi di rullante che salgono dalla batteria: inutile provare a orientarsi, cercare appigli o schemi famigliari; eppure il controllo sul flusso è totale, la presa del trio sulle dinamiche salda e costante. Un miracolo.

Decisamente più esplicita la seconda parte del disco: un quarto d'ora di cavalcata furiosa nelle praterie sfrigolanti del kraut, con i Neu a rimorchio e i Faust in avanscoperta (evidente e immediata l'assonanza con "Krautrock," brano-manifesto che apre il capolavoro Faust IV). Chiusura di nuovo nel segno della rarefazione, del vagabondare incerto tra scampanellii sinistri, bordoni in punta d'archetto ed echi spettrali di tastiera.

Nessun punto di partenza, nessun punto di arrivo: solo l'ennesimo disco meraviglioso.

CD della settimana.

Track Listing: Body.

Personnel: Chris Abrahams: piano, keyboards; Tony Buck: drums, percussion, guitar; Lloyd Swanton: acoustic bass.

Title: Body | Year Released: 2018 | Record Label: Northern Spy Records

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