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The Cellar and Point: Ambit

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Due chitarre, violino, violoncello, vibrafono e ritmica. Curiosa line-up per uno dei gruppi più interessanti del momento, capace forse di rispondere alla domanda "dove sta andando la musica?."

Molti recensori e critici festeggiano la strada di the cellar and point chiedendosi che razza di musica proponga questa formazione. New jazz o new pop? Post-rock o nuova musica da camera? Out-jazz o nuova musica sperimentale? Dopo solo pochi brani mi viene in mente che ben oltre una trentina di anni fa ci si era posta la stessa domanda dopo che, dalle asfittiche nebbie del post-punk e prima degli ambigui ma oggi francamente rivalutabili anni Ottanta, emersero progetti come quelli di Robert Quine e Freddy Maher, ma anche quelli percorsi dalle nuove strade dei Brand X, dei secondi (o terzi) Soft Machine o del quasi-jazz elettronico di alcune notevolissime produzioni di sua maestà Frank Zappa.

Il batterista Joseph Branciforte e il chitarrista Christopher Botta tentano la fluida sintesi di un emozionale rock alternativo, mettendo insieme un septetto di grande interesse che riesce a trascendere una certa quale essenzialità pop, innovando -con gusto estetico di chiaro effetto -un suono che qualche collega è riuscito a trasmettere con il bel neologismo di "immersivo."

Con un po' più di ordine: i due americani, da un po' di casa nel circuito della sperimentazione collegata ad alcune importanti scuole di musica newyorkesi, distillano qualcosa di effettivamente intelligente, immediatamente compreso dalla solita Cuneiform, alla quale -fra un po' -bisognerà costruire un altare per l'aggiunta capacità operativa in grado di poter scandagliare questa sorta di new-underground cresciuto all'ombra della pessima musica imperante.

In tema di neologismi se si potesse inventare per band del genere il vocabolo di "musica cameristica da garage" non saremmo molto lontano dalla realtà. Anche se lo sembrerebbe, Ambit non è un disco semplice da analizzare ricco com'è di un bel nugolo di complesse composizioni del duo sopra citato che, fra taglienti geometrie e ritmiche frastagliate riescono anche a omaggiare i cinque canoni di Webern e uno studio di Ligeti. In una recente intervista Branciforte tenta di dare una spiegazione spiegando di essere riuscito ad assorbire in modo evidentemente creativo un bel po' di musica diversa allo stesso tempo: dagli Autreche a Morton Feldman, da Wu-Tang Clan a Bach... e di averla analizzata al microscopio, discussa con il resto della formazione e via di conserva.

Il risultato è sorprendente e davvero denso di nuova prospettiva. "Crossover music" per eccellenza, quella di The Cellar and Point piace subito per la sua immediatezza, per la sua angolarità, per la sua tangenzialità a tante cose che abbiamo sempre ammirato, senza mai copiare o risultare stucchevole. Uno di quei casi in cui durezze e delicatezze stanno incredibilmente bene insieme. Musica sul trapezio in grado di fare impazzire i ricercati amanti della scomposizione ritmica; produzione di una serie di menti raffinate ma, con davvero in più, la liquida fascinazione del suono unico di uno strumento quale il vibrafono, vero asse sonoro portante di moltissime composizioni del lavoro. Musica sicuramente d'avanguardia dove però il computer -dopo essere stato utilizzato per "capire" -è stato lasciato fortunatamente a casa.

Un disco che scava a fondo e che è davvero illuminante per la freschezza portata in gioco. In breve, uno di quei dischi di cui una volta terminato l'ascolto, vi troverete a riproporre schiacciando un'altra volta il pulsante play. L'atmosfera è di quelle che raramente di questi tempi si riescono a vivere. A molti il suono ricorda la freschezza dei Kneebody ma in realtà siamo da altre parti del pentagramma: la mente del drummer portavoce del progetto è semmai vicina a quella di gente come Tim Berne o Nels Cline ma scelta dei colori e delle nuance messe poi in opera sono davvero peculiari e soggettive.

Una sfida? Non ci sembra che Ambit sia da annoverare in questa possibilità. Sul sito del gruppo c'è un divertente e creativo video del brano "0852" che potrebbe aiutarvi a comprendere meglio. Se la musica è spesso motore, questa è una semplificazione ideale del termine "propulsione." A me pare dannatamente efficace e -ve lo dico nell'orecchio -questo disco mi piace davvero tanto.

Track Listing

0852; arc; tabletop (a); tabletop (b); ruminant; purple octagon; fünf canons i, op.16; étude XV; white cylinder (a); white cylinder (b); ambit.

Personnel

Joe Bergen: vibrafono; Christopher Otto: violino; Kevin McFarland: violoncello; Terrence McManus: chitarra elettrica; Christopher Botta: chitarra acustica; Rufus Philpot: basso; Joseph Branciforte: batteria.

Album information

Title: Ambit | Year Released: 2014 | Record Label: Cuneiform Records


About the cellar and point

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