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Alexander Hawkins Trio al Carambolage di Bolzano

Giuseppe Segala By

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Alexander Hawkins Trio
Piccolo Teatro Carambolage
Bolzano
14.11.2016

Il trio del pianista britannico Alexander Hawkins, al Piccolo Teatro Carambolage di Bolzano per la sua unica data italiana, ha offerto una performance intensa e generosa. Materia per fruitori attenti, nella quale si coniugano in modo del tutto originale e coerente ingredienti presi a tutto campo dalla storia del jazz e della musica contemporanea, messi a reagire con fine intelligenza. Alla proposta non manca d'altra parte un alto potenziale energetico e narrativo, costantemente alimentato, in grado di coinvolgere in modo diretto la sfera emozionale e fisica.

Il contrasto ben risolto tra estrema raffinatezza stilistica e fisicità è proprio una delle caratteristiche del lavoro di Hawkins, che in questo trio, nato nel 2012 con Neil Charles al contrabbasso e Tom Skinner alla batteria, gioca una delle sue innumerevoli, pregevoli carte di alto protagonista del nuovo jazz. C'è vigore fisico nel rapporto stretto, percorso da folate incandescenti, che intercorre tra i componenti del trio, in particolare tra il pianoforte del leader e la batteria di Skinner, in costante intreccio e contrasto di nuclei melodico-ritmici, di accenti, di colori. La batteria si inquadra in una potente vena stilistica che coniuga percorsi free e sonorità rock, su una traccia che ricorda molto Tom Rainey, sia sotto il punto di vista stilistico che nelle colorazioni secche, puntate di accenti.

Il contrabbasso di Charles, di impostazione più canonica, assume di volta in volta una funzione connettiva tra pianoforte e batteria, oppure un ruolo di salda costruzione ritmica e motivica con Skinner, le cui arditezze metriche rendono il terreno accidentato, ma oltremodo stimolante per le scorribande di Hawkins. Il quale a sua volta mette in risalto la propria propensione incredibile a viaggiare con lucidità e infallibile istinto tra uno stile e l'altro, con fulminante varietà di approcci e tecniche. Il passaggio da accordi consonanti a cluster rabbiosi, da motivi cromatici a cenni diatonici e modali, da frasi blues ad astratti disegni contemporanei gli fa colmare nell'arco di pochi istanti le distanze che separano (e uniscono) Ellington e Monk, Andrew Hill e Cecil Taylor.

Il materiale presentato a Bolzano era quasi interamente tratto dal notevole album omonimo che il trio ha pubblicato nel 2015, con materiali composti da Hawkins, elaborati con grande libertà e inventiva. Tra essi spiccavano il delizioso riferimento a "Caravan" di "Sweet Duke," il sensibile omaggio a Louis Moholo-Moholo di "Blue Notes for a Blue Note," gli spigolosi contrasti tra strumenti di "40HB (for Taylor Ho Bynum)."

Foto (di repertorio): Roberto Cifarelli
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