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Album Review

Stefano Maltese Open Sound Ensemble: A World Apart

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Stefano Maltese Open Sound Ensemble: A World Apart
Malgrado la creazione di un'etichetta discografica ad hoc, Labirinti Sonori, che raccoglie l'eredità dell'omonima rassegna curata a cavallo fra anni Novanta e Duemila dalla coppia Stefano Maltese - Gioconda Cilio, rari rimangono i lavori prodotti dai due artisti siracusani (Maltese d'adozione) sempre pubblicati - di conseguenza - dopo adeguata gestazione.

Ciò non può che riverberarsi positivamente, a cose fatte, sulla qualità delle incisioni, come quest'ultima (giugno/luglio 2012) prontamente conferma. L'Open Sound Ensemble, attivo ormai da più di vent'anni, ha cambiato via via pelle (leggi organico), ma non identità complessiva (non solo estetica, quindi). Oggi lo rimpolpano Fabrizio Puglisi e Tony Cattano, del resto da tempo in orbita maltesiana, e la new entry Silvia Bolognesi, contrabbassista (e non solo) di punta della nuova scena jazzistica nostrana.

Il disco che ne esce è - come accennato - di primissimo livello. Maltese vi si divide come di consueto fra diversi strumenti: il flauto, con cui apre e chiude il lavoro (non disdegnando rimandi kirkiani), l'abituale sax tenore e il saxello, che rileva il soprano (di cui è del resto, come noto, omologo). Tutte del polistrumentista le composizioni (in un caso, "A Slow Train for Leo", dedicato al figlio della coppia, con testo di Gioconda Cilio).

I possibili antecedenti del sestetto, e di questo lavoro in particolare, appaiono anzitutto Mingus e i gruppi allargati di Steve Lacy (per forza di cose soprattutto con Maltese al saxello). C'è, ovunque, un senso di solidità e pienezza, strutturale e solistica (magistrali, in particolare, certe uscite sordinate di Cattano), una sana tensione creativa, sempre felicemente in bilico tra rigore filologico (da intendersi anche come rispetto di una data tradizione) e fame di ricerca.

La componente più squisitamente nera, oltre ai citati Mingus e Kirk (che ne era del resto già di per sé un'emanazione, pur personalissima), passa anche per l'AEoC (specificatamente in "Shadow Blues," nonché nel brano dedicato a Malachi Favors), mentre la vocalità della Cilio spazia da inflessioni che potremmo definire post-brechtiane a un episodio (il citato "A Slow Train for Leo") in cui vira verso il timbro acidulo proprio di Billie Holiday, col tenore di Maltese che funge da quasi inevitabile contraltare lesteryounghiano.

Insomma: un disco che può per una volta mettere d'accordo chi non ama staccarsi troppo dal grande ceppo jazzistico, con chi non è certo uso andare in brodo di giuggiole per coloro i quali quel grande ceppo usano un po' troppo a senso unico.

Disco - va da sé - assolutamente consigliato.

Track Listing

01. Wind Calling; 02. Before the Darkness; 03. Much Madness Is Divinest Sense; 04. Shadow Blues; 05. Malachi Maghostut (To Malachi Maghostut Favors); 06. A Slow Train for Leo (To Our Son Leonardo); 07. We Everywhere; 08. Bending Spaces.

Personnel

Stefano Maltese (sax tenore, saxello, flauto, bottiglia); Tony Cattano (trombone); Fabrizio Puglisi (pianoforte); Silvia Bolognesi (contrabbasso); Antonio Moncada (batteria); Gioconda Cilio (voce, percussioni).

Album information

Title: A World Apart | Year Released: 2013

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