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Flametet: A General History of Flame

Giuseppe Segala BY

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Flametet: A General History of Flame
Sotto il grazioso appellativo di Flametet, per un album dal titolo altrettanto intrigante, sono riuniti sei musicisti guidati dal bassista Kit Demos, tra i quali l'unico nome che ci era conosciuto (e apprezzato) è quello del pianista Pandelis Karayorgis, qui impegnato in qualità di ospite del quintetto, solo alle tastiere Wurlitzer. L'organico si muove soprattutto come insieme organizzato e coeso, nel quale le singole voci, pur ben definite e personali, tendono a fondere il proprio contributo in composizioni architettate in maniera apprezzabile.

Ciò che risalta all'ascolto è proprio l'organizzazione spaziale dell'organico strumentale, che si presenta distribuita su una scena simmetrica, in cui strumenti affini si specchiano ponendosi su fronti contrapposti, con la batteria di John McLellan e il contrabbasso (o basso elettrico) del leader ad assumere la posizione di fulcro al centro. Da sinistra a destra sono piazzati rispettivamente strumenti affini: i due elettrificati, le tastiere di Karayorgis e le chitarre di Jeff Platz, e i due fiati, con i sassofoni tenore e baritono di Charlie Kohlhase e i clarinetti (basso e soprano) di Todd Brunel.

Tale organizzazione strumentale e spaziale spesso si riflette nella resa plastica dell'oggetto musicale, lo guida e lo determina, ricordando un lavoro analogo svolto spesso dal batterista e compositore Gerry Hemingway. Si creano fenomeni di richiamo, di contrasto dialettico, di attrito timbrico e dialogo solistico. Si dà luogo a una serie ampia di dosaggi timbrici ed energetici, che vanno da un funk spigoloso e trattenuto a situazioni cameristiche, a intreccio delicato di spontaneo contrappunto.

A tratti l'organico così raddoppiato dà luogo a episodi intricati, che per certi versi ricordano il groviglio sonoro di Miles Davis dei primi esperimenti elettrici. Altre volte le composizioni si collocano nello spazio con criteri di addensamento e rarefazione che da un lato richiamano Thelonious Monk, dall'altro evocano la musica contemporanea seriale. È comunque costante un senso comune dell'ascolto reciproco, del contributo stretto al suono dell'insieme, limitando l'emersione dei singoli episodi solistici, concentrati soprattutto nei momenti in cui l'insieme si scioglie in duetti o altri dosaggi leggeri.

Quando la musica si fa densa e incalzante sotto il punto di vista ritmico, come in "Flame Freeze," il controllo dell'insieme resta misurato, con stop improvvisi che danno luogo a contrasti di natura sempre plastica. Non si sfocia mai nel magma dionisiaco del Miles sopra ricordato. Molto interessante l'aspetto compositivo aperto, poco invadente ma organizzato con attenzione, che nelle note di copertina non viene accreditato ma è senza dubbio da attribuire a Demos, che con il proprio contrabbasso e basso mostra di guidare l'insieme con autorevole attenzione. Certi brani, come ad esempio "Those Boys Down in Engineering Couldn't Remove His Smirk," fanno apprezzare pienamente la notevole, elastica sapienza compositiva. Un disco che merita attenzione e considerazione.

Track Listing

Brain Pan by Astrid; Passage for a Few Commutators; Six or So; Memo Regarding Texture; Flame Freeze (I Will Crush the Rhythm and Soul Into a Fine Powder); Festival of Aces; Go to Seminar; Those Boys Down in Engineering Couldn't Remove His Smirk; Ortho; Mountain Ethics; Johnny Wins; Ignitiation.

Personnel

Kit Demos: contrabbasso, synth; Jeff Platz: chitarre, synth; Todd Brunel: clarinetto, clarinetto basso; Charlie Kohlhase: sax tenore, sax baritone; John Mclellan: batteria; Pandelis Karayorgis: piano elettrico Wurlitzer.

Album information

Title: A General History of Flame | Year Released: 2014 | Record Label: Self Produced

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