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Silvia Bolognesi Young Shouts al Pinocchio di Firenze

Neri Pollastri By

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Silvia Bolognesi Young Shouts
Pinocchio Live Jazz
Firenze
30.11.2019

L'ultima formazione messa in piedi da Silvia Bolognesi, Young Shouts, è passata dal Pinocchio Jazz di Firenze per presentare in concerto il disco da poco uscito (e registrato live nel maggio scorso a poche centinaia di metri di distanza dal jazz club), dedicato alla cantante africanoamericana Bessie Jones (clicca qui per leggerne la recensione).

Young Shouts è un quartetto di giovanissimi, scovati dalla contrabbassista ai corsi che tiene a Siena Jazz, per i quali ha poi composto il programma ispirandosi ai canti della Jones, che era solita interpretare brani quasi esclusivamente vocali, accompagnata da cori, spesso anche degli spettatori. Le liriche della folksinger, conservate nei brani composti dalla Bolognesi, fungono da ispirazione per una musica che poi ne diviene autonoma nelle strutture, ma rimane loro legata nello spirito.

A interpretare le liriche, che in genere aprivano i brani, è stato il trombettista Emanuele Marsico, eccellente interprete vocale nonostante non abbia studi specifici di canto alle spalle, accompagnato coralmente dagli altri componenti del gruppo e, all'occasione, anche dal pubblico, esortato dai musicisti. Nel prosieguo la musica prevedeva l'ingresso degli altri strumenti, ora assieme, in intrecci dialogici, ora lanciati in assoli, sempre però con grande energia e freschezza, unendo l'entusiasmo della gioventù, l'esperienza della leader e l'immediatezza del repertorio, ereditata dai brani originali: quelli della Jones erano infatti canti di strada, nati per socializzare sul lavoro o nei momenti di unione della comunità nera, dotati di una musicalità spontanea.

Palpabile l'entusiasmo della formazione, manifestato dalle radiose espressioni con le quali tutti quanti accompagnavano l'esecuzione, ma anche dal modo in cui venivano affrontati i canti corali e alcuni momenti di improvvisazione collettiva. Entusiasmo che ha contagiato il pubblico, complice una musica dal forte impatto comunicativo, che i giovanissimi interpreti hanno messo in scena in modo eccellente: senza troppi artifici, ma con grande energia e notevole personalità. Valore aggiunto, ovviamente, la Bolognesi: ben lungi dal rubare la scena ai giovani partner, ha comunque una volta di più dato mostra della profondità del suono che sa trarre dal contrabbasso e della ricchezza di invenzioni di cui è capace.

Davvero un gran bel concerto, in equilibrio tra tradizione e innovazione sia nei contenuti—i canti di Bessie Jones venivano tutto sommato pienamente ricreati—sia nell'organico—la Bolognesi suona da due anni nell'Art Ensemble of Chicago, i suoi tre compagni sono al loro primo impegno propriamente professionistico. Di gran buon auspicio per the shape of jazz to come.

Foto (di repertorio): Griffin Rodriguez.

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