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Maurice Louca: Saet El-Hazz
La formazione messa assieme da Loucache qui si limita a dirigere e suonare una particolare chitarra adatta al maqam microtonale araboè composta dal libanese "A" TrioMazen Kerbaj alla tromba, Sharif Sehnaoui alla chitarra e Raed Yassin al contrabbasso , dalla violoncellista australiana anthea Caddy, dall'arpista russa Christine Kazaryan e dal percussionista Khaled Yassine, anch'egli libanese. Tutti i musicisti si muovono nell'ambito della musica contemporanea e sperimentale, tutti sono usi all'improvvisazione, che infatti domina lungo tutti i trentotto minuti di musica dell'album, che ha anche un'ulteriore particolarità: il titolo, L'ora fortunata, rimanda a momenti di serenità e piacevolezza, laddove le atmosfere che descrive sono complesse e contrastate, fondamentalmente su tonalità scure.
Il lavoro si apre con un lungo brano rumoristico, dominato da suoni bassi prodotti dalle percussioni, dagli archi "preparati" e dall'elettronica, sui quali in progressione si stagliano la chitarra, l'arpa e i metallofoni indonesiani. Pur in presenza di talune linee liriche, dal gusto arabo, predomina uno scenario di reiterazioni minimaliste, nel quale le pur cangianti forme ritmiche si stagliano ossessivamente sullo sfondo rumoristico, con effetti stranianti.
Il brano successivo ha un andamento più tradizionale, quasi arabo-andaluso, ma i suoni delle chitarre sono in qualche modo resi "acidi," metallici, mentre archi ed elettronica intervengono con striature psichedeliche. Con "Yara'" si torna invece al predominio della ricerca timbrica "sporca" sugli strumenti, mentre arpa e percussioni si pongono in contrappunto con puntillistici suoni scintillanti; l'insistenza e la coerenza producono effetti più che ipnotici, si potrebbe dire ubriacantemente trascendenti. Il brano eponimo si avvia quieto giocando su chitarre e arpa, ma cresce in progressione, vede l'ingresso di archi ed elettronica, fino a trasformarsi in un inusitato magma elettroacustico d'impronta araba.
Gli ultimi due brani proseguono su un analogo clima: "El Gullashah" avviando inizialmente uno motivetto alla chitarra che pare fondere musica araba e country, tranne poi dando spazio al sax contralto dell'ospite Brahja Waldman, che pare uscito dall'improvvisazione radicale europea; la conclusiva "Higamah," invece, facendo scintillare suoni di ogni tipo su un bordone scuro che varia di intensità, riassumendo così quel flusso sonoro che caratterizza l'intero lavoro.
Saet El-Hazz è dunque un disco sicuramente originale e inaudito, che richiama il folk arabo e la contemporanea, il progressive e l'improvvisazione radicale, la psichedelia e la musica da camera; una musica da ascoltare con molta attenzione e mettendo via i pregiudizi, così come molta attenzione merita il suo autore, nel frattempo cooptato dalla nostra Rosa Brunello per il suo ultimo lavoro, Sounds Like Freedom.
Album della settimana.
Track Listing
El-Fazza’ah (The Slip and Slide); Bidayat (Holocena); Yara’ (Fire Files); Saet El Hazz (The Luck Hour); El Gullashah (Full Tongue); Higamah (Hirudinea
Personnel
Maurice Louca
guitarMazen Kerbaj
trumpetSharif Sehnaoui
guitarRaed Yassin
bass, acousticanthea Caddy
celloChristine Kazaryan
harpKhaled Yassine
percussionAdditional Instrumentation
Ayman Asfour: violino in 2; Brahja Waldman: sax contralto in 5.
Album information
Title: Saet El-Hazz | Year Released: 2021 | Record Label: Northern Spy
About Maurice Louca
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