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Brian Groder Trio: Reflexology

Alberto Bazzurro By

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È curioso che fra i tredici nomi che circumnavigano la pianta del piede che campeggia in copertina non compaia quello di Shorty Rogers. Se dovessimo infatti trovare un ipotetico progenitore di questo disco (e questo trio) il primo nome che ci verrebbe in mente sarebbe proprio quello del trombettista californiano (in realtà nativo del Massachusetts), idealmente con Shelly Manne alla batteria e, per esempio, Curtis Counce al contrabbasso. Per la chiarezza della dizione e il nitore dei tracciati complessivi, un altro precedente che potrebbe aleggiare sarebbe anche Dave Douglas, pur con i suoi quarant'anni di scarto temporale rispetto a Rogers.

Facendo qualche ricerca, scopriamo che Brian Groder non è proprio uno sbarbatello (ormai le date di nascita, anche nei siti personali dei musicisti, latitano generosamente, neppure ci si trovasse di fronte alla stellina di turno). Andando un po' più a fondo veniamo a sapere che in effetti è nato a New York nel 1953 da una famiglia di musicisti, suona la tromba fin da giovane, ma per molti anni ha bazzicato in prevalenza hotel e casinò, spesso al seguito di artisti pop. Ecco perché la sua attività strettamente jazzistica ha subito un sostanzioso rallentamento, anche se incide a quanto pare fin dai primi anni Novanta.

Detto ciò, inoltriamoci nel disco che abbiamo fra le mani, e che a grandi linee abbiamo del resto già inquadrato. Vi trova posto una musica rigorosa, chiara (minuziosa, la definiremmo), avanzata ma senza salti nel vuoto o capriole varie (tipo quelle di un Peter Evans, tanto per rimanere in tema di trumpet trio). Il problema è semmai che questa musica formalmente impeccabile e certamente ammirevole inizia a mostrare un po' troppo presto la corda a causa di una marcata (e via via sempre più evidente) staticità: ogni brano è del tutto somigliante al precedente, lo ricalca per sound d'insieme, geometrie, gerarchie, progressioni, ecc.

Vi si coglie una certa rigidità, insomma, l'incapacità (o la non-volontà) di variare i propri tracciati, malgrado i periodici sforzi in particolare di Jay Rosen per uscire almeno in parte dal seminato. Disco, sia quel che sia, solido e ottimamente suonato. A farlo salire di un paio di categorie, in fondo, ci sarebbe voluto abbastanza poco.

Track Listing: What Not, Hexadox, Some Other Where, Haiti-B, Veer, Tarried Breath, Deeping Appearances, Opposing Motion, Snooker.

Personnel: Brian Groder: trumpet and flugelhorn; Michael Bisio: bass; Jay Rosen: drums.

Title: Reflexology | Year Released: 2014 | Record Label: Latham Records


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