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Darcy James Argue's Secret Society: Real Enemies

Angelo Leonardi By

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Darcy James Argue's Secret Society: Real Enemies Real Enemies, la performance multimediale che Darcy James Argue's Secret Society ha presentato in varie occasioni nell'ultimo anno, ci consente di apprezzare con la dovuta concentrazione la multiforme ricchezza dei suoi percorsi.
A sette anni dal debutto con Infernal Machine (seguito nel 2012 da Brooklyn Babylon) l'arrangiatore canadese conferma d'essere il massimo orchestratore emerso nel decennio, un artista visionario e inventivo come pochi. Il nuovo progetto tratta le teorie cospirative sviluppatesi negli Stati Uniti, presentando un percorso che integra musica, video, brevi testi o frammenti di discorsi. Il tutto in collaborazione con il projection designer Peter Negrini e il direttore di scena Isaac Butler. Il titolo è preso da un libro di Kathryn Olmsted sulla storia delle paranoie collettive americane nel XX° secolo mentre i testi recitati sono tratti dal volume di Richard Hofstadter, "The Paranoid Style in American Politics."

Entrando nello specifico musicale, riferimenti essenziali per inquadrare il lavoro sono le colonne sonore scritte da Michael Small per il thriller spionistico "The Parallax View" ("Perchè un assassinio") e di David Shire per il poliziesco "The Taking of Pelham 1 2 3" ("Il colpo della metropolitana"). In quei classici degli anni settanta gli autori usavano concetti dodecafonici nei loro commenti musicali e l'esplicita tensione di quelle colonne sonore è nuovamente presente in molti brani di Real Enemies: un clima musicale di attesa, denso e statico, che Argue spesso fonde nel sofisticato impressionismo evansiano. Ma ovviamente non c'è solo questo. I precedenti lavori di Argue hanno evidenziato la sua genialità nel fondere elementi disparati in un progetto coerente. Qui i concetti dodecafonici escono dall'ambito accademico e si legano a concezioni minimaliste, danzanti sequenze latine, ritmi rock e funk, collettivi urlati alla Don Ellis, sequenze free o cameristiche. Le concezioni orchestrali restano generalmente entro la tonalità ma non mancano momenti atonali come evidenzia "Never Straight Answer," il cui sviluppo riprende ancoraGil Evans nei suoi concetti elettrici.

La musica coinvolge (e spesso entusiasma) per l'ampiezza del suo spettro dinamico, l'audacia timbrica e i mutamenti di metro e di clima, che alternano tensioni e distensioni. Una fredda critica potrebbe giudicarli eccessivi ma gli arrangiamenti scorrono con fluidità, dando il giusto peso alla dimensione melodica e alla relazione collettivo/solisti.
La suite si snoda in 13 movimenti, che si legano l'uno all'altro con continuità. I titoli sono evocativi e rimandano a precise teorie cospirative. "The Enemy Within" si riferisce alla campagna anticomunista del senatore McCarthy negli anni della guerra fredda; "Best Friend Forever" allude alle concezioni che sostengono il complesso militare-industriale e così via. L'apprezzamento della musica va ovviamente oltre i possibili riferimenti extramusicali, che nel disco sono comunque deducibili dai testi recitati.
Un'opera eccentrica e sontuosa, che integra con coerenza le molte suggestioni della contemporaneità ed è tra le cose più riuscite e avvincenti dell'anno.


Track Listing: You Are Here; The Enemy Within; Dark Alliance; Trust No One; Silent Weapons for Quiet Wars; Best Friends Forever; The Hidden Hand; Casus Belli; Crisis Control; Apocalypse Is a Process; Never a Straight Answer; Who Do You Trust; You Are Here.

Personnel: Seneca Black, Jonathan Powell, Matt Holman, Nadje Noordhuis, Ingrid Jensen: tromba, flicorno; Mike Fahie, Ryan Keberle, Jacob Garchik, Jennifer Wharton: tromboni, tuba; Dave Pietro, Rob Wilkerson, Sam Sadigursky, John Ellis, Carl Maraghi: sassofoni, clarinetti, flauti; Sebastian Noelle: chitarra; Adam Birnbaum: pianoforte, tastiere; Matt Clohesy: contrabbasso, basso (elettrico, synth); Jon Wikan: batteria, percussioni. James Urbaniak: voce narrante; Darcy James Argue: direzione, composizione.

Year Released: 2016 | Record Label: New Amsterdam Records | Style: Big Band


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