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Popol Vuh e Werner Herzog: gli Ars Ludi ne rileggono le visioni sonore

Popol Vuh e Werner Herzog: gli Ars Ludi ne rileggono le visioni sonore

Intervista a Gianluca Ruggeri

Nell'articolato programma di Aterforum 2006, dedicato al rapporto tra suoni e visioni nell'opera di Werner Herzog, non poteva mancare ovviamente un omaggio ai Popol Vuh. Il gruppo di Florian Fricke ha infatti un legame speciale con il lavoro del regista tedesco e la sua musica dal forte impatto visionario accompagna numerose pellicole di Herzog.

"Tetralogia del sogno e del dolore". Così si intitola la serata che gli Ars Ludi, gruppo specializzato nel repertorio contemporaneo [per l'occasione allargato ad altri musicisti e a un coro di 12 elementi] ha concepito nel segno della collaborazione fra Werner Herzog e Florian Fricke, con il contributo tra l'altro del figlio dello stesso compositore, scomparso nel dicembre del 2001.

Mario Arcari a oboe e sassofoni, Lutte Berg alle chitarre, Danilo Cherni a pianoforte e tastiere, Antonio Caggiano, Rodolfo Rossi e Gianluca Ruggeri a spartirsi tastiere e percussioni, il RME-Ready Made Ensemble, l'apporto di esperti video programmatori, per un progetto che affronterà musiche tratte da Aguirre, furore di Dio (1972), Nosferatu (1978), Fitzcarraldo (1978) e Cobra Verde (1987)

Abbiamo chiesto a Gianluca Ruggeri di raccontarci qualcosa di più su questo omaggio.

AAJ: Come è nato questo progetto?

Gianluca Ruggeri: Quando ero un ragazzo, giovane batterista (negli anni '70... ora ho 50 anni), ero un vero e proprio fan dei Popol Vuh e più in generale dell'underground tedesco (gruppi come Faust, Amon Duul). Come è stato per molti della mia generazione metropolitana, gli interessi spaziavano al cinema ed al teatro. Proprio in quegli anni cominciò ad affermarsi il cosiddetto Nuovo Cinema Tedesco che diresse il nostro sguardo ben oltre l'attrazione che esisteva per il cinema statunitense. Esso si avvicinava maggiormente agli ambiti espressivi della mia sensibilità fortemente europea. Inoltre, studiando antropologia all'Università, il mondo visto da Werner Herzog ed il suo fare cinema con così profonda dedizione ai limiti delle possibilità umane mi coinvolsero in modo che ancora oggi ne sento il fascino e l'incanto. Quando poi mi accorsi che alcuni dei suoi film erano supportati dalla musica di Florian Fricke e dei Popol Vuh e poi anche da tante altre musiche che amavo ed ancor oggi amo, compresi che quella era la dimensione artistica che speravo diventasse anche la mia.

Il progetto che ora posso realizzare a Ferrara con il mio ensemble Ars Ludi mi venne in mente non appena seppi della scomparsa di Florian Fricke. Ho dovuto aspettare l'incontro con Franco Masotti che ha raccolto con entusiasmo l'idea e che è anch'egli appassionato di Herzog e di Fricke.

AAJ: Quali caratteristiche della musica di Fricke e soci l'hanno colpita di più?

G.R.: Riguardo a questo aspetto devo fare una distinzione temporale. Ciò che mi colpisce oggi di quella musica non è lo stesso che mi colpì da ragazzo. Allora, senza alcuna esperienza professionale, ero affascinato dall’originalità che i Popol Vuh proponevano in alternativa ad altre tendenze di maggior successo commerciale. Oggi invece mi rendo conto che Fricke & soci hanno percorso strade che hanno anticipato tanti generi (world music, ambient, elettronica), hanno praticato la contaminazione (così di moda oggi!) all’insegna di una libertà creativa che a tutt’oggi è difficile eguagliare.

AAJ: Quali colonne sonore andrete a rileggere?

G.R.: Il termine colonne sonore, se pensiamo ad esse come quelle, peraltro bellissime, di compositori arcinoti come Morricone o Williams, non è proprio esatto. I Popol Vuh facevano la loro musica, i loro concerti ed i loro dischi, Herzog e Fricke hanno scelto dei brani che sono stati inseriti in contesti filmici senza seguire logiche predefinite. Basti pensare che un tema che Fricke canta accompagnandosi al pianoforte ne “L’enigma di Kaspar Hauser” si ritrova ristrumentato e con ben altro feeling in Fitzcarraldo. Penso che Herzog fosse più interessato all’ambiente sonoro creato da quelle musiche e che ci fosse anche un pizzico di sana follia. Le musiche che rileggeremo sono presenti in quattro film di Herzog, “Aguirre furore di Dio”, “Nosferatu”, “Fitzcarraldo” e “Cobra Verde” a cui verranno aggiunti, come omaggi a Fricke, i brani “Vuh” e “Spirit of Peace”.

AAJ: Come avete lavorato dal punto di vista strettamente strumentale?

G.R.: Come mi ha fatto sapere, all’inizio del lavoro, Johannes Fricke, figlio dello scomparso Florian, non esistono spartiti tranne “Spirit of Peace”; ho dovuto quindi trascrivere la musica prendendola dalle incisioni discografiche, un lavoro molto lungo ed anche difficile visto l’utilizzo di tastiere elettroniche e sintetizzatori. Successivamente ho arrangiato (non troppo) i brani adattandoli al nostro ensemble che prevede chitarre, fiati, tastiere e percussioni classiche con l’aggiunta di un piccolo coro (dodici elementi) a cui vengono affidate le parti musicali che Fricke realizzò con tastiere emulative (che imitano la voce umana).

AAJ: Quali elementi di attualità trova nella musica dei Popol Vuh?

G.R.: L’attualità di questa musica non sta certo nelle note (oggi si fa e si ascolta veramente di tutto!) tanto che la si può trovare anche in versione remix. Ciò che veramente ha ancora ragione di essere affermato attraverso la musica di Fricke è l’atteggiamento di sperimentazione che non deve mai venire meno e ancor più la necessità del comporre, di pensare la musica senza pregiudizi.

AAJ: Cosa vedremo/ascolteremo a Ferrara, all'interno del festival Aterforum?

G.R.: Quattordici brani di cui tredici sono collegati ad altrettanti video realizzati rimontando, in modo decontestualizzato, le immagini dei quattro film di Herzog che ho citato prima. Un lavoro all’inverso rispetto all’originale, semplificando potremmo dire un concerto con brani supportati da delle videoclips post litteram!

AAJ: Oltre a questo, quali sono i vostri prossimi progetti?

G.R.: Innanzitutto ci dovrebbe essere una replica del medesimo progetto ad ottobre per il Festival REC di Reggio Emilia. Nel frattempo riprenderemo la nostra attività più usuale, nell’ambito della musica contemporanea, con un’installazione per I Mercati Traianei di Roma con l’action painting di Gabriele Amadori. Per la prossima stagione siamo in via di definizione con La Monte Young per un progetto monografico da realizzarsi tra Bologna e Berlino.

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