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Paolo Damiani – Danilo Rea
Auditorium - Roma - 21.09.2009
Due rette parallele non s'incontrano mai. E chissà se, magari per sbaglio, un giorno una delle due curvasse un po' quante cose avrebbero da raccontarsi. Al contrario, due jazzisti formidabili come Danilo Rea e Paolo Damiani s'incontrano da tempo, e di cose da dire - tra di loro, e anche a chi li ascolta - ne hanno davvero tante, che un'ora di concerto non basta.
Come non è stata sufficiente quella svoltasi all'Auditorium di Roma, lo scorso 21 settembre, in una serata - cominciata nel silenzio del minuto dedicato ai morti di Kabul - che ha visto i due protagonisti tuffarsi nella musica immediatamente, senza preamboli e momenti di studio.
Niente precauzioni dunque: Rea e Damiani si conoscono a memoria e unendosi si compensano. Il primo mostra un approccio allo strumento fisico, irrequieto, traducendo in musica emozioni forti, istantanee. Le sue mani sul piano alternano ellissi perfette, danze ipnotiche e autentiche accettate che spaccano le note senza remora. L'altro è fermo. Suona spesso a occhi chiusi, in maniera celebrale, aspettando che la musica resti ingabbiata nel suo violoncello. Si sdoppia con precisione servendosi di brevi registrazioni live, prese in diretta, giusto per avere ora una scansione ritmica per improvvisare, poi una terza figura con la quale colloquiare.
Spesso è Rea a indicare la direzione di un percorso fatto di tappe in luoghi conosciuti, propri, fino ad arrivare in territori altrui, di grandissima ispirazione. I temi affiorano in rari e chiarissimi momenti, per poi essere sottoposti a un'autentica destrutturazione ritmico/armonica. Per chi ascolta c'è il rischio di perdersi nel buio, e per fortuna che arrivano a riallacciare il discorso "Il pescatore" di De Andrè, con i suoi accenti smaccatamente allegri, l'eleganza d'altri tempi dell'evergreen "Oh que serà," e una "Norwegian Wood" di bellezza inestimabile.
Alla fine è tutto più chiaro: Rea e Damiani si mischiano le carte a vicenda trovando poi il gusto esaltante della soluzione che non t'aspetti, ed è autentico spettacolo, senza soste, che si conclude tra applausi decisissimi. Sì, è vero, due linee parallele non s'incontrano mai, ma è un vero peccato.
Foto di repertorio di Claudio Casanova (Rea)
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