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Gabrio Baldacci: Nina

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"Uno stralcio di vita vissuta," "un album di foto ricordo": con questa modestia Gabrio Baldacci introduce il triplo CD Nina, dedicato alla figlia e pubblicato da Auand, che raccoglie tre lavori diversi per formazioni e periodi, accomunati però da una cifra stilistica: quella che il chitarrista livornese porta felicemente in dote da anni alle numerosi formazioni con le quali collabora e che qui è presente in modo pregnante.

Allo stato puro quella cifra risalta in Solo, l'album che apre la serie e che vede l'artista, come da titolo in solitudine, avvalersi di molti strumenti contemporaneamente. Registrato nel 2017 e articolato su nove brani di lunghezza assai variabile, fonde bene atmosfere elettriche, eclettismo rock e sperimentazione, mantenendo comunque sempre percepibile un discorso narrativo. Le dinamiche sono spesso elevate, mai però a discapito della leggibilità delle trame, assai articolate e polifoniche.

Vi spiccano l'evocatività di "Tambonof," che sconfina nel drammatismo magmatico di "Malente Love," la cupa e inquieta narratività di "Dark Was the Night, Cold Was the Ground," "Nina"—che titola l'intero album—retta da campionamenti vocali sui quali si staglia la chitarra. Ma tutto il disco è un gustoso intreccio di sonorità e riferimenti, assai singolare per essere il solo di un chitarrista, così come sorprendente è il brano totalmente acustico che lo conclude, "PF10."

Il secondo lavoro è del 2019 e conserva la medesima cifra, ma la arricchisce con la presenza di Stefano Tamborrino, che contribuisce alla musica anche compositivamente, essendo i brani in larga parte improvvisati. L'ingresso del batterista, inoltre, rende più concreta la componente ritmico-percussiva della musica e aumenta sia la libertà di Baldacci alle corde, sia la componente rock del suono. Lo si percepisce bene in "Nacoro," ove la chitarra, sospinta dalla batteria, suona con distorsori come raramente in Solo, oppure in "Notra Libi," ove pur con ritmi esotici, creativi e mutevoli, la componente rock prevale sulla sperimentazione evocativa. Quest'ultima viene però ripresa altrove, per esempio in "Potamba," nella quale l'apporto di Tamborrino è più soffuso, con tocchi e poliritmie, e nella conclusiva "Divo Crain," che s'impenna verso la conclusione, mantenendo però un afflato trascendente. Il brano iniziale, "Made of Bones" è invece un singolare intreccio stilistico, anche grazie al modo suggestivo in cui Tamborrino contribuisce anche vocalmente.

Il terzo CD è il più "antico," essendo stato registrato nel 2014, e vede all'opera Mr. Rencore, il trio con Beppe Scardino e Daniele Paoletti che nel 2011 aveva già pubblicato un disco per Auand, Intollerant, in quel caso con Tim Berne come ospite. Il lavoro si apre con un livornesissimo divertissement vocale che dà il senso dello spirito dissacrante della formazione, per poi inanellare cinque brani—tre di oltre dieci minuti, due di poco più della metà —nei quali mostra il lato più esplosivo delle atmosfere presenti in tutta la trilogia. Sulle sonorità costruite da Baldacci si inserisce infatti Scardino, eccellente anche al contralto (in "Ricorso 737" sembra quasi suonare musica contemporanea) oltre che al fido baritono, esaltandone l'estensione con la sua intensità dinamica. E anche se a momenti—per esempio ne "La rana e lo scorpione"— la batteria di Paoletti insiste su pulsazioni potenti e senza scarti, la narratività dei fraseggi del sax, il modo in cui amplia o riduce le volute, sono tali da assecondare le onde elettriche della chitarra, ora cavalcandole, ora lasciando loro spazio e con ciò esaltandole ancor più.

Forse il brano in cui maggiormente si coglie l'intesa dei tre è "Gnu Gun," nel quale è paradossalmente proprio il sax (contralto) a mantenere più bassa l'intensità dinamica concentrando la forza sull'espressività, con Paoletti che spinge con potenza e Baldacci che fraseggia senza fare però particolare ricorso a valvole e distorsori.

Album forse più aspro dei precedenti, certo il più propriamente jazzistico, ma comunque sempre inscritto nella medesima poetica (come nel primo, i brani sono tutti di Baldacci), Mr. Rencore conclude un lavoro modesto nelle intenzioni, ambizioso nella realizzazione, equilibrato e gustoso all'ascolto: un bello stralcio di vita con delle eccellenti foto ricordo.

Track Listing

CD 1 Solo:
Zouj 1; Dark Was the Night, Cold Was the Ground; Zouj 2; Tambonof; Malente Love; Nina; Zouj 3; Zouj 4; PF10.
CD 2 Tambrio:
Made of Bones; Nacoro; Sobaba; Tra Blinio; Notra Libi; Too Blaines Infart; Potamba; Rotuli Tic; Divo Crain.
CD 3 Mr. Rencore:
Kudra; La rana e lo scorpione; Gnu Gun; Ricorso 737; Goodbye Gun.

Personnel

Gabrio Baldacci
guitar, electric
Beppe Scardino
saxophone, baritone
Additional Instrumentation

Gabrio Baldacci: electric bass, drum machine, loop station; Beppe Scardino: alto saxophones (on CD3); Daniele Paoletti: drum machine (on CD 3); Stefano Tamborrino: keyboard (on CD 2).

Album information

Title: Nina | Year Released: 2020 | Record Label: Auand Records


About Gabrio Baldacci

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