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Marco Colonna

Vincenzo Roggero By

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1. Denis Colin Trio, Fluide (In Situ, 1998).
Un disco strepitoso, all'apice della concezione del trio di Denis Colin. Il suono del suo clarinetto basso è stata sempre fonte di ispirazione per me. È il meno "classico" dei francesi e questo disco si fregia della maestria di Ramon Lopez. Inoltre è una sorta di concept, e il disco in questione mi è stato regalato da Michel Godard... Per cui per me un insieme di cose, semplicemente meraviglioso.

2. Roberto Ottaviano, Sideralis, (DodiciLune, 2017).
Un disco dedicato a John Coltrane, ma intriso di mediterraneo ed Europa. La voce di Roberto è quella di un musicista ai vertice del suo difficile strumento. Il quartetto "americano" ha un suono di insieme coeso e privo di retorica. Brillante.

3. Lucio Leoni, Il lupo cattivo, (Lapidarie Incisioni, 2017).
Lucio è un cantautore con il pregio di avere nel linguaggio e nel suo utilizzo semantico la propria cifra stilistica. In questo disco ci sono molti spunti di riflessione ed il suo essere scanzonato ma non reticente, fa di questo disco una cosa veramente importante nel panorama "indie." Sa di cosa parla e sceglie il modo a lui più congeniale per farlo. Non è da tutti.

4. Harry Sparnaay, Ladder of escape, (ATTACCA, 1989).
È di questi giorni la notizia della scomparsa di Harry. Maestro, amico, mentore ed ispiratore. Qui nella sua prima incisione in solitaria, ad eseguire brani che facevano parte del suo programma didattico. Un faro di creatività e transculturalità. Mettere insieme Eric Dolphy e Brian Ferneyough dimostrano la grandezza del pensatore oltre del magistero del più grande clarinettista basso mai esistito.

5. Steve Lacy Trio, The Holy LA, (Freelance, 2003).
Il trio di Steve Lacy è un amore recente per me. Ma il magistero, il supremo controllo della musica e del proprio strumento. La necessità compositiva di ogni singola nota fanno di questo disco una chiave per la musica di Lacy. Chiave per un Mondo incredibile, fatto di studio appassionato, visione lucida e potente. Musica pura.

6. Roland Kirk, Natural Black Inventions: Root Strata, (Atlantic, 1971).
Un disco in solitaria di Kirk, che è capace di mettere insieme folklore, ricerca, libertà e anticipare molte delle cose della musica Black degli anni a venire. Con soluzioni da capogiro e la grandezza di ogni nota soffiata da Rahsaan. Un disco non troppo conosciuto, ma veramente necessario.

7. Francesco Massaro, Meccanismi di volo, (Desuonatori, 2017).
Il secondo disco del Bestiario di Francesco Massaro. Composizione, analisi del suono, umana comprensione e dialettica politica sono le basi di questo lavoro. Originale ed unico nel panorama italiano. Francesco è musicista al confine di molti linguaggi, ma ne ha uno suo, votato all'imperfetto. Gianni Lenoci è il pianista di questo gruppo e ancora una volta dà prova del suo magistero. La giovane Maria Sole De Pascali è una ventata di freschezza e Michele Ciccimarra un talento incredibile. Ci sono anche interventi di Adolfo la Volpe e Valerio Daniele in questo disco, e lo rendono più umorale del primo (Bestiario Marino) e forse aprono porte in cui il gruppo svilupperà la propria estetica. Emozionante.

8. Vittorino Curci, Breathing Strategies, (Plus Timbre, 2016).
Un capolavoro. Vittorino riesce a costruire storie, intrecci, paesaggi solamente con il respiro. Utilizzando il suo sax per amplificare il suo fiato, destrutturando ogni forma di tecnica, sublimandola e travalicandola consegnando una pura poesia d'aria a chi lo ascolta.

9. Eddie Vedder, Ukulele Song, (Monkeywrench, 2011).
Ascolto questo disco quotidianamente in macchina. La voce di Eddie Vedder mi accompagna dalla mia adolescenza e non posso proprio farne a meno. Questo è un disco del più puro story telling americano. Veramente un gran disco.

10. Thomas Chapin, Insomnia, (Knitting Factory, 1993).
Thomas Chapin è stato un musicista capace di mettere in relazione le grandi lezioni del jazz americano, mantenendo fede alla sua necessità di meticciarsi e rendersi "altro." In questa registrazione il suo trio storico è arricchito da un gruppo di brass. Devo dire che è musica che mi stimola a scrivere a pensare orchestralmente. Ed è un musicista che andrebbe studiato attentamente, la cui scoperta devo al lavoro meraviglioso uscito per Leo Records di Stefano Leonardi.

Foto: Lorella Furleo Semeraro

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