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Lucian Ban, live dalla natia Transilvania

Neri Pollastri By

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Musicista prolifico, come leader o sideman, il pianista di origini rumene Lucian Ban presenta per la Sunnyside due lavori, entrambi ricchi di suggestione e registrati in concerto nell'identico luogo—la Baroque Hall di Timisoara, in quella Transilvania di cui l'artista è originario—e tuttavia estremamente diversi tra loro.

Abraham Burton, Lucian Ban
Blacksalt
Sunnyside Records

Registrato il 5 giugno 2018, al termine di un tour europeo, il primo CD vede Ban in duo con il sassofonista afro-americano Abraham Burton, figlio di immigrati del Belize, formatosi con Jackie McLean e Roy Haynes, nonché membro della Mingus Big Band. All'epoca della registrazione i due venivano da una lunga serie di concerti in questa formazione e da una collaborazione comunque lunga una dozzina di anni, nel corso della quale Burton aveva già avuto modo di partecipare ad altri due album di Ban, Elevation. The Song from Afar, del 2016, e Mistery, del 2013.

I cinquanta minuti di musica dell'album si articolano su sette composizioni, suddivise più o meno equamente nella titolarità, ma che includono anche molta improvvisazione e, soprattutto, una grande potenza espressiva, trainata in primo luogo dal sassofonista. È infatti Burton a dettare le dinamiche, ora con approcci postcoltraneani—non a caso la prima traccia, tra le più intense, è dedicata esplicitamente a Pharoah Sanders—ora invece con una più classica, ma sempre molto intensa espressività da balladeer—si ascolti in questo senso, per esempio, "Untold." In tal modo anche Ban, il cui stile è sovente caratterizzato da una maggiore e quieta astrattezza, viene trascinato sul medesimo terreno, che affronta con grande appropriatezza ed efficacia: nei brani più energici, supportando le torrenziali evoluzioni del tenore con vasta varietà stilematica; in quelli invece più lirici, esprimendosi con sofisticata delicatezza e aprendo spazi trasversali nel più lineare percorso melodico.

Il lavoro, eccellente e sempre molto coinvolgente, si chiude con un blues firmato da Ban, "Not That Kind of Blues," nel quale i due danno un saggio ancor diverso delle loro qualità e della loro encomiabile intesa.

Lucian Ban, John Surman, Mat Maneri
Transylvanian Folk Songs
Sunnyside


Il secondo CD, registrato pochi mesi dopo, il 7 novembre 2018, ma pubblicato prima di Blacksalt, è invece marcatamente diverso: molto più progettato, riconduce a un ambito spesso frequentato da Ban, quello della musica popolare delle sue terre, che il pianista aveva affrontato prima in Transilvanian Concert, uscito per ECM nel 2013, poi nel già citato Elevation. The Song From Afar. E non è un caso che in entrambi quegli album fosse presente la viola di Mat Maneri, uno degli artisti con cui Ban è solito collaborare maggiormente negli ultimi anni.

Stavolta però la musica popolare è avvicinata attraverso il "filtro" di Béla Bartók, ovvero prima selezionando e poi rielaborando in modo originale alcune delle canzoni tradizionali raccolte "sul campo" dal compositore ed etnomusicologo ungherese proprio in Transilvania tra il 1909 e il 1917. Un progetto per il quale Ban e Maneri si sono fatti affiancare dalle ance di John Surman, artista con il quale non avevano praticametne mai suonato, ma ritenuto adatto per la sua frequentazione delle musiche popolari e per l'essersi già confrontato con compositori classici nei suoi lavori su John Dowland.

Gli esiti dell'operazione sono stupefacenti: il materiale tematico proveniente dalla tradizione popolare, "bi-distillato"—prima da Bartók e poi dai nuovi arrangiamenti—finisce per costituire uno sfondo, coerente ed estremamente suggestivo, per l'interazione delle tre voci, arricchita dalle loro improvvisazioni. Una strutturazione che tocca le sue vette più alte quando la trama si infittisce: per esempio in "Violin Song," dove i tempi accelerano, Ban sviluppa un continuo ritmico sul quale disegna cangianti figure con la mano destra, fornendo una base al soprano di Surman e alla viola di Maneri, che si incrociano come due farfalle innamorate; o, ancora, in "The Mighty Sun," ove un pedale del piano, quasi un reiterato carillon, fa da riferimento per le variazioni tematiche che ciascuno dei tre sviluppa, quasi in contrappunto.

Ma anche laddove le atmosfere sono diverse, più lente e prettamente cameristiche, il fascino non viene meno. È il caso della triade di brani che include "What a Great Night This Is, A Messenger Was Born," "Carol" e "Bitter Love Song": Surman vi compare al clarinetto basso e si alterna nella narrazione a Maneri, mentre Ban li accompagna sul tono che gli è forse più naturale, quello di una raffinata classicità contemporanea; ne scaturiscono narrazioni malinconiche e notturne, ricche però di piccole e inattese svolte dissonanti.

Complessivamente, un album di ispirazione cameristica, ma tutt'altro che algido, dal suono meraviglioso, talmente originale da essere ben difficilmente etichettabile, che merita senz'altro una menzione speciale.

Liste dei brani e musicisti

Blacksalt

Brani: Opening/Freeflow (for Pharoah Sanders); Belize; Dad; Blacksalt; Interlude; Untold; Not That Kind of Blues.

Musicisti: Abraham Burton: sax tenore; Lucian Ban: pianoforte.

Transylvanian Folk Songs

Brani: The Dowry Song; Up There; Violin Song; The Return; The Mighty Sun; What a Great Night This Is, A Messenger Was Born; Carol; Bitter Love Song; Transylvanian Dance.

Musicisti: Lucian Ban: pianoforte; John Surman: sax soprano e baritono, clarinetto basso; Mat Maneri: viola.

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