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Le musiche senza frontiere di Giovanni Venosta

Le musiche senza frontiere di Giovanni Venosta
Claudio Bonomi By

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Non bisogna mai fermarsi alle etichette, ma bandire ogni pregiudizio e andare a vedere cosa veramente un musicista o un gruppo fa —Giovanni Venosta
Classe 1961, Giovanni Venosta è una delle figure più originali dello scenario musicale del Bel Paese. Un manipolatore di suoni, uno sperimentatore innamorato del crossover, un geniale creatore di musiche per film che, e qui sta il paradosso, non ha mai preso una lezione di tecnica di composizione. Si diploma in pianoforte nel 1983 e, a cavallo tra gli anni '80 e '90, realizza insieme a Roberto Musci e a Massimo Mariani alcuni dischi di carattere sperimentale per l'etichetta inglese Recommended e la canadese Victo. In ambito cinematografico è nota la sua collaborazione con il regista Silvio Soldini, con cui ha ottenuto delle nomination al David di Donatello per le colonne sonore di ""Brucio nel vento," "Agata e la tempesta" e "Giorni e nuvole," più un Ciak d'Oro per "Pane e tulipani" e una nomination per il Gran Premio del Cinema Brasiliano per il film "Estômago" di Marcos Jorge. Tra gli altri ha anche lavorato con Roberto Faenza, Henrique Goldman, Enrico Pau, Dino e Filippo Gentili. A partire dal 2002 è autore delle sigle di presentazione dei film in concorso al Locarno Film Festival.

In ambito concertistico si esibisce con diversi gruppi tra i quali il trio diSturb und Drang con Roberto Zanisi e Giovanni Falzone, l'ensemble Sonata Islands di Emilio Galante e la Mamud Band di Lorenzo Gasperoni. È docente del corso di Musica per l'Immagine alla Civica Scuola di Musica di Milano. Lo incontriamo nella sua casa milanese con le pareti "foderate" di vinili da tutto il mondo. Una raccolta in cui l'ordine non è gerarchico o per genere. Qui i dischi della cantante e songwriter peruviana Susana Baca "riposano," come l'alfabeto comanda, accanto alle composizioni di Johann Sebastian Bach. Un ordine dove i pregiudizi e i confini tra le musiche, più o meno alte, sono banditi, e che riflette bene il Venosta pensiero.

All About Jazz: Uno degli ultimi progetti a cui hai collaborato e che mette insieme avanguardia e jazz si chiama Zeuhl Jazz. Di cosa si tratta?

Giovanni Venosta: Zeuhl significa in kobaiano "celeste" ed è una parola da sempre associata al gruppo dei Magma. Devi pensare che ascolto il gruppo d'avanguardia francese fondato nel lontano 1969 dal batterista Christian Vander da quando avevo 15 anni. Mi è sempre piaciuto il loro cotè classico e jazzistico che si rifà soprattutto a John Coltrane. Meno invece quello sinfonico o che riporta ai Carmina Burana di Carl Orff. Un mix barbaro-pagano-stravinskiano affascinante e rivoluzionario. Ancora oggi i Magma sono una realtà che nonostante gli anni di attività continua a innovare. Hanno ancora un "tiro" pazzesco e ai loro concerti in Francia sono presenti sia i fan cinquantenni della prima ora, sia giovani che hanno conosciuto i Magma ascoltando i dischi dei loro genitori. Ebbene i Zeuhl Jazz, termine inventato dal flautista-compositore Emilio Galante, si rifanno in pieno all'universo kobaiano, la lingua artificiale inventata da Vander. Recentemente, però, i Zeuhl Jazz hanno cambiato nome e si sono trasformati in Sonata Islands Kommandoh, denominazione quest'ultima che riporta al capolavoro vanderiano Mekanïk Destruktïv Kommadöh del 1973.

AAJ: Un mutamento solo di nome o anche di sostanza?

G.V.: Ci siamo spostati più sul fronte progressive, senza però perdere quella voglia di improvvisare tipica del jazz. Nelle nostre composizioni c'è sempre John Coltrane che aleggia nell'aria, quello più maturo della seconda metà degli anni Sessanta e già in una fase free, e abbiamo potenziato il drive delle nostre performance rifacendoci alle polimetrie del grande percussionista giapponese di ispirazione magmiana Tatsuya Yoshida. L'ambito è dunque quello della contaminazione tra musica notata e improvvisazione.

AAJ: Mi puoi dire qualcosa del repertorio dal vivo dei Sonata Islands Kommadoh?

G.V.: La maggior parte sono brani originali firmati dal sottoscritto e dagli altri illustri musicisti che compongono il collettivo e che sono Emilio Galante (flauto, elettronica), Alberto Turra (chitarra elettrica), William Nicastro (basso elettrico) e Sergio Quagliarella (batteria). In più suoniamo tre brani tratti direttamente dal repertorio della band di Vander: due sono dei miei riarrangiamenti per quintetto e un terzo è stato trascritto interamente da Emilio Galante e arrangiato magistralmente con l'aggiunta di nuovi temi. Tutto, ovviamente, vira decisamente verso l'universo Zeuhl che, come gli addetti ai lavori sanno, è fatto di una fusione dinamica tra rock, jazz, musica contemporanea e progressive. Un mondo policromo dove ha spazio anche l'etnica. In questo senso, i Magma furono tra i primi gruppi a inserire elementi di world music scambiati oggi spesso per motivi di matrice balcanica o orientale. Elementi che, ad esempio, sono presenti nelle composizioni di Alberto Turra che ritengo sia un talento puro capace di passare senza soluzione di continuità dal free rock alla Vernon Reid al free jazz. La sua è energia primitiva allo stato puro, da coltello fra i denti, la stessa espressa da gruppi e musicisti a cui ci sentiamo molto vicini come gli Art Ensemble Of Chicago e il sassofonista Pharoah Sanders. Tutti personaggi che sull'energia e sulla ricerca timbrica hanno lavorato moltissimo.

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