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Le gemme ritrovate della Reel Recordings
Un contributo di grande valore documentario e artistico viene da una giovane etichetta, la canadese Reel Recordings guidata da Micheal King e dedita alla pubblicazione di materiale raro o inedito di quel periodo: il suono analogico dell'epoca - con le inevitabili differenze dovute alle diverse fonti - è reso con grande attenzione tecnica e calore, a conferma della qualità delle scelte di King. Ma andiamo alla scoperta delle prime cinque uscite di questa etichetta, i cui aggiornamenti potete seguire al sito www.reelrecordings.org, che ne contiene anche il programmatico "manifesto" artistico.
Ken Hyder's Talisker
Dreaming of Glenisla
(2007)
Valutazione: 3,5 stelle
Chi crede che il desiderio di valorizzare i localismi espressivi e la pratica di mescolare al jazz la musica tradizionale del proprio paese sia un "vezzo" recente, si dovrà ricredere leggendo le poche note che il batterista Ken Hyder appone al proprio disco di debutto con il gruppo Talisker, Dreaming of Glenisla, pubblicato originariamente nel 1975 dalla Caroline Records.
Dopo anni a suonare la musica degli "americani," nota Hyder, si fa forte l'esigenza di ritrovare le proprie radici, che nel caso in questione sono quelle scozzesi del leader, del sassofonista Davie Webster e del bassista Lindsay Cooper, che completano il gruppo insieme all'altro sassofonista/clarinettista John Rangecroft e a un secondo bassista, Marc Meggido.
Ecco dunque questo squisito incontro tra la musica tradizionale scozzese e il linguaggio, alternando temi popolari a brani orgininali scritti da Hyder: il risultato è infatti ricco di vitalità e mai appiattito su un'estetizzante rilettura dei clichées possibili, lasciando spazio a ciascuno dei solisti [Rangecroft in testa] e aprendo un ventaglio di possibili danze dal respiro universale. Una piccola gemma da riscoprire.
Ray Russell
Secret Asylum
(2007)
Valutazione: 4,5 stelle
Introdotto dall'incantevole lirismo di "Stained Angel Morning," finissimo acquerello per flauto, chitarra e basso, Secret Asylum del chitarrista Ray Russell [disco originariamente del 1973] è un vero e proprio scrigno di sorprese. Artista che rifugge da definizioni, Russell è qui alla testa di un gruppo completato da Gary Windo al tenore e al flauto, da Harry Beckett alla tromba, Daryl Runswick al basso e Alan Rushton alla batteria.
Dopo la delicata introduzione si viene subito gettati nella mischia di una "Spinetree" che è un vero e proprio tour de force di nevrosi sonora, con il tenore di Windo che starnazza, pigola, urla, dando fondo a tutto l'originale lessico del musicista, mentre "Sweet Cauldron" vede Harry Beckett avventurarsi in un acidulo percorso solistico sopra uno scenario di inquietante cupezza, qui con Russell al piano. La eterogeneità dei brani diventa con lo scorrere del disco sempre più spiazzante: "All Through Over You" è una furente deflagrazione di chitarra elettrica, seguita dalla stupefacente visionarietà di "These That I Am" [ma qui la numerazione dei brani è poco chiara], che potrebbe benissimo essere una scoria noise giapponese di vent'anni dopo.
Si recupera un po' di mood britannico avant-jazz con "To See Through the Sky" e si chiude con i chiaroscuri elettrici di "Children of the Hollow Dawn". Sono passati poco più che quaranta minuti, ma si è aperto un mondo di urgenza espressiva quasi dilaniante.
Spettacolare!
Pam & Gary Windo
Avant Gardeners
(2007)
Valutazione: 3 stelle
Ritroviamo Gary Windo [musicista che ha collaborato tra gli altri con Carla Bley o i Brotherhood of Breath] in un disco dal titolo davvero azzeccato, Avant Gardeners, che ne coglie il linguaggio in tre differenti formazioni: in duo con la moglie Pam al piano nell'autunno del 1976, in trio con Pam e il percussionista Frank Perry nel 1974 e in quartetto con la straordinaria ritmica sudafricana Harry Miller-Louis Moholo.
Il lavoro in duo - che ci sembra avere più un valore documentario che non di essenzialità espressiva, nonostante alcuni buoni momenti - oppone il furore al tenore di Windo al legnoso pianismo della moglie, che scolpisce gli accordi con drammatica intensità, prima di lasciare che sia il solo urlo del sassofono a echeggiare nella notte.
L'innesto delle percussioni di Perry [che ricorderete negli Ovary Lodge] aggiunge profondità al dialogo, sia accentando i momenti più brucianti che in oasi timbrico estatiche come "Shepp Heard," con Windo impegnato al clarinetto basso. Il disco si chiude con l'episodio in quartetto, che richiama nelle libertà formali, il frammentato linguaggio di quegli anni.
Kevin Ayers And The Whole World
Hyde Park Free Concert 1970
(2007)
Valutazione: 4 stell
Gli appassionati di rock canterburiano si leccheranno i baffi per questa registrazione [anche se tecnicamente non impeccabile, specie nella voce] del grande concerto gratuito all'Hyde Park nel 1970 [c'erano anche i Pink Floyd di Atom Heart Mother]: protagonista uno scintillante Kevin Ayers uscito da poco dai Soft Machine e alla guida di una splendida band, "The Whole World," con David Bedford al piano elettrico, Lol Coxhill ai sassofoni, Mike Oldfield al basso e Robert Wyatt alla batteria.
Il repertorio è prevalentemente quello del disco Shooting at the Moon, completato da due celebri episodi ayersiani del primo lavoro dei Soft Machine, "Did It Again" e "Why Are We Sleeping" e l'approccio live scatena il meglio in ciascuno dei musicisti, con Coxhill che interviene in modo sempre ricco di spiazzanti accentazioni, un Wyatt che può dare fondo a tutte le proprie risorse, il consueto corredo di ironia e di dirompente energia del leader. Da lacrimuccia!
G.F. Fitz-Gerald and Lol Coxhill
Echoes of Duneden
2007
Valutazione: 3,5 stelle
Ritroviamo Coxhill anche in Echoes of Duneden, che documenta tre duetti con il chitarrista scozzese G.F. Fitz-Gerald, registrati al Fringe Festival di Edinburgo nel settembre del 1975 e mai pubblicati precedentemente. Si tratta di una musica estremamente originale e particolare, ipnotica e dai tratti abbastanza alieni, a volte rafforzati dall'uso di echi e riverbero.
I due strumenti si rincorrono con una poesia rarefatta e a volte astratta, con dei rimandi più immaginari che reali a altre tradizioni musicale, specie orientali: non per tutti, ma un disco davvero da ascoltare con grande curiosità e notevole emozione, specialmente nel pezzo finale "Elfin Tree".
Elenco dei brani:
Dreaming of Glenisla: 01. Dreaming of Glenisla; 02. Diddlin' for the Bairns & Lament for Dairmid; 03. Drum Salute & Lament for Mal Dean; 04. Mrs. Macleod Raasay & Soldier's Song; 05. Ca' the Yows; 06. Mingulay Boat Song; 07. Heel An' Toe, Foot An' Moo'; 08. Homeward; 09. He Mandu; 10. Tha Cu Ban Againn; 11. The Black Bear.
Secret Asylum: 01. Stained Angel Morning; 02. Spinetree; 03. Sweet Cauldron; 04. All Through over You/Nearer; These That I Am; 05. To See Through the Sky; 06. There the Dance Is; 07. Children of the Hollow Dawn.
Avant Gardeners: 01. We're on Our Way/Primal Stream; 02. Roarin'; 03. Shepp Heard; 04. Bass Space; 05. Frank 'n Myrrh/Incensed; 06. Maiden Stone.
Hyde Park Free Concert 1970 : 01. Clarence in Wonderland; 02. Red Green and You Blue; 03. May I?; 04. Hat Song; 05. Did It Again; 06 Why Are We Sleeping.
Echoes of Duneden: 01. Fairy Dance; 02. Echoes Of Duneden; 03. Elfin Tree.
Musicisti Dreaming of Glenisla: Ken Hyder (batteria, voce e penny-whistle); Davie Webster (sax contralto); John Rangecroft (sax tenore e clarinetto); Marc Meggido, Lindsay Cooper (basso).
Secret Asylum: Ray Russell (chitarre, piano); Gary Windo (sax tenore, flauto); Harry Beckett (tromba, flicorno); Daryl Runswick (basso); Alan Rushton (batteria).
Avant Gardeners: Pam Windo (pianoforte); Gary Windo (sax tenore, clarinetto basso; Frank Perry (batteria, percussioni); Harry Miller (contrabbasso); Louis Moholo (batteria).
Hyde Park Free Concert 1970 : Kevin Ayers (voce, chitarra); Lol Coxhill (sax soprano e tenore, fischietto, percussioni); David Bedford (piano elettrico, organo); Mike Oldfield (basso elettrico); Robert Wyatt (batteria).
Echoes of Duneden: G.F. Fitz-Gerald (chitarra elettrica); Lol Coxhill (sax soprano).
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