La Memoria e la Resistenza nel segno di Massiaen

La Memoria e la Resistenza nel segno di Massiaen
Libero Farnè BY

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Musica Insieme Contemporanea
San Filippo Neri, Bologna, 27.01.2015

Il concerto d'inaugurazione di MICO 2015, la rassegna di musica contemporanea organizzata dalla Fondazione Musica Insieme, ha coinciso con la Giornata della Memoria e alle sue finalità il programma era improntato. Ma l'appuntamento rientrava anche nel palinsesto di Resistenza Illuminata 1945—2015, un più ampio e articolato ciclo d'iniziative culturali che fino al dicembre 2015 si dipanerà fra Bologna, Modena, Ferrara e Reggio Emilia, coordinando l'azione di varie istituzioni del cinema e del teatro oltre che della musica.

L'apertura del concerto, protagonisti del quale erano membri del Fontanamix Ensemble, partner abituale di Musica Insieme in questa specifica rassegna, è stata affidata a Valentino Corvino alle prese con Per viola, composizione scritta nel 1993 dalla israeliana Betty Olivero, allieva di Luciano Berio. Un evidente rovello interiore sembra caratterizzare l'intima ricerca e affermazione di una propria identità culturale; il tutto si traduce in una concitata mobilità dinamica, animata da glissando, frasi veloci, smorzature, frequenti pause e permeata da sonorità aspre, da tinte fosche, scure o acidule, dando corpo vivo a un grido disperato e dolente. La concentrata e quasi scabra interpretazione di Corvino ha reso l'intensità certo non elusiva di questa pagina.

A seguire, il Quatuor pour la fin du Temps per clarinetto, violino, violoncello e pianoforte di Olivier Messiaen ha costituito il pezzo forte della serata. La composizione, scritta dall'autore francese nel campo di concentramento di Görlitz in Polonia fra il 1940 e l'inizio del '41, si articola in otto sezioni che s'ispirano a passi dell'Apocalisse di Giovanni. Prima dell'esecuzione musicale è stata ripercorsa la genesi del brano tramite la lettura di alcuni passi dal recente romanzo Orfeo di Richard Powers, edito in Italia da Mondadori nel 2014.
Nel movimento iniziale il violino e il clarinetto impersonano il canto agile e puntuto degli uccelli, ma poi si passa a una situazione tellurica, in cui emerge il piano, che potrebbe essere letta come metafora della sopraffazione dell'ordine della natura da parte dell'uomo. La composizione procede altalenante fra questi due poli: quello idilliaco, incantato, prevalentemente pensoso e quello tumultuoso, espressione di un dialettico contrasto che faticosamente ma inevitabilmente deve poi essere ricondotto ad un pacificato equilibrio.



In questo movimentato percorso, ricco di suggestioni, si stagliano l'assolo meditativo del clarinetto, il mesto ed evocativo duo piano -clarinetto, il cui crescendo si risolve smorzandosi in un ripiegamento su se stesso, un deciso quartetto all'unisono dall'andamento melodico quasi etno-minimalista, una trama collettiva, sempre per quartetto, agitata da visionarie iridescenze... fino ad arrivare al duo finale fra violino e pianoforte di estenuata delicatezza.
Della complessa e cangiante composizione di Messiaen il quartetto del Fontanamix Ensemble, formato da Marco Ignoti al clarinetto, Valentino Corvino al violino, Sebastiano Severi al violoncello e Stefano Malferrari al pianoforte, ha dato un'interpretazione ora compatta ora opportunamente vibrante e sfrangiata, modulandosi di volta in volta sulle variate, dense e ispirate invenzioni dello spartito.

Il concerto si è concluso con una breve, dinamica Improvvisation d'après Messiaen in stile klezmer, ideata dagli stessi membri del quartetto quasi con l'intento di stemperare la tensione accumulata con l'esecuzione precedente, aderendo così allo spirito di certa tradizione ebraica. La singolare operazione, non credo praticata in passato da altre formazioni, ha comportato un esito divertente, sdrammatizzante, autoironico se non proprio dissacrante, ma non so quanto opportuno dopo la convinta e convincente rivitalizzazione di un capolavoro della metà del secolo scorso.

Foto
Fausto Pinzochero

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