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Keith Tippett - Louis Moholo-Moholo
Nell'ambito del Festival del Ventennale all'Area Sismica è stata la volta di due musicisti che hanno fatto la storia del jazz inglese degli ultimi quarant'anni: Keith Tippett e Louis Moholo.
Tippett è stato uno degli animatori di quel jazz d'avanguardia che, nella seconda metà degli anni '60, nacque in Europa nutrendosi della lezione e degli stimoli del free americano. Moholo faceva parte di quel gruppo di musicisti sudafricani che nello stesso periodo emigrarono a Londra per sfuggire all'apartheid ed entrarono ben presto in contatto con quella scena d'avanguardia, dando origine a un fecondo scambio che alla libertà creativa del free unì il senso ritmico, la pratica musicale e il patrimonio delle radici della musica africana.
L'incontro fra Tippett e Moholo data fin d'allora, quando suonarono insieme nei Blue Notes di Chris McGregor, e si è ripetuto in vari episodi nel corso degli anni.
Il loro concerto all'Area Sismica è stato nello stesso tempo una boccata d'aria fresca e un ritorno alle radici: una sorta di lezione su cos'è il jazz, nel suo spirito più vero e profondo: un'espressione di un'anima musicale, che è data dall'incontro di due sensibilità personali fuse insieme in una visione collettiva.
Il concerto ha avuto tutti i pregi del miglior jazz: feeling, calore, affiatamento e focalizzazione, come non accade tutti i giorni di sentire.
Il linguaggio pianistico di Tippett è denso, ricco, organico ed equilibrato; al suo interno integra la storia del jazz, con eghi di blues, di Monk, di McCoy Tyner, la lezione del free; tutto fuso insieme in modo armonioso, e tutto legato da una forte musicalità, da un suono caldo e da un feeling sempre presente.
Lo stile di Moholo alla batteria è vigoroso ma duttile e delicato; il timbro è raffinato ed emergono con chiarezza nel fraseggio le poliritmie di provenienza africana.
I brani hanno avuto uno sviluppo fluido, l'invenzione scorreva senza fatica. Sotto le dita di Tippett emergevano qua e là citazioni di standard, insieme agli echi dei grandi pianisti della storia del jazz fusi insieme in un tutto coerente ed organico. Anche le asperità di provenienza avanguardistica (corde del pianoforte pizzicate con le dita, cassa armonica percossa con le mani) erano inserite fluidamente in un vocabolario complessivo e mantenevano un senso di spiccata musicalità.
La sintonia del duo è stata ottima, con Moholo che assecondava e seguiva agilmente le evoluzioni di Tippett, con gusto e flessibilità.
Davvero sarebbe difficile chiedere di più da un concerto jazz.
Foto di Claudio Casanova.
Ulteriori immagini di questo concerto sono disponibili nella galleria immagini.
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