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Joëlle Léandre alla chiesa Saint-Eustache di Parigi

Francesca Odilia Bellino By

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Joëlle Léandre
Chiesa di Saint-Eustache
Joëlle Léandre sur les routes. 40 ans de tribulations
Parigi
28.11.2016

1976-2016. Joëlle Léandre fissa due coordinate storiche per celebrare la sua prima permanenza negli Stati Uniti (Buffalo), i successivi quarant'anni sulle strade del jazz, e il suo punto d'arrivo ideale, a casa, finalmente in Francia. Le tre etichette storiche con cui la Léandre ha inciso negli ultimi anni—Nato, Fou Records e Rogue Art—festeggiano insieme a lei i quarant'anni "de tribulations" con un concerto nella chiesa di Saint-Eustache a Parigi (28.11.2016) invitando in una lunga session la giovane trombonista francese Christiane Bopp, il violinista Mat Maneri, e la compagna storica, performer e vocalist, Maggie Nicols.

Viaggi, fatiche, amicizie sono componenti essenziali nel pensare musicale e nell'essere della contrabbassista francese. "Avventura dell'essere," apostrofa descrivendo il suo percorso in apertura di concerto. Léandre si commuove dedicando il concerto a Jean-Marc Foussat (Fou Records), Jean Rochard (Nato) e Michel Dorbon (Rogue Art) e ricordando i momenti topici della sua "continua lotta politica musicale," la centralità del suo essere femminile nel jazz, i numerosi amici d'oltreoceano (cita Derek Bailey, George Lewis, Myra Melford, John Tchicai, Fred Frith, Alvin Curran), i maestri Cage e Scelsi, il gruppo storico Les Diaboliques (insieme a Maggie Nicols e Irene Schweizer), ma anche le iniziali diffidenze francesi... Su queste ultime indugia, nel cuore di Parigi, in una chiesa affollata di amici, prendendosi una sorta di rivincita.

Poi finalmente la musica. Sette improvvisazioni eseguite con Bopp, Maneri e Nicols che si alternano sulla scena. Per prime aprono Nicols e Léandre. Quest'ultima, diversamente da sempre, accompagna la traccia vocale con leggeri interventi, esili e sottili. Seguono altre due improvvisazioni, una in trio con voce, viola e tromba e una in duo con viola e contrabbasso, entrambe eseguite come se si trattasse di musica da camera. La Léandre segue essenzialmente e principalmente le linee deframmentate tracciate da Maneri. Una pioggia di note che con una delicatezza innata, un po' disorientante, fluiscono tra i due archetti rimbalzando nell'architettura superba di Saint-Eustache. Il quarto pezzo è il solo in formazione completa. Bellissimo il dialogo tra la tromba della Bopp e la voce di Nicols, a cui si aggiungono dopo e a tratti Maneri e Léandre che sollecitano, discretamente, ulteriori linee di improvvisazione. Joëlle Léandre rientra nei suoi soliti panni nella quinta improvvisazione, eseguita in trio con Nicols e Bopp. Lo fa in una lunga traccia in cui suona, canta, frantuma, sbriciola la sua propria idea di musica attorno ad un "c'est très grave" che ripete, gravemente e largamente, modellandolo fino a farlo diventare una linea melodica.

Nelle ultime due improvvisazioni, Léandre esegue prima un pezzo molto vivace con la Bopp, veloce e vibrante, poi vira completamente in un finale quasi incorporeo, soprattutto stanco. L'esplosività che da sempre caratterizza il suo modo di fare musica, viscerale e corporeo, anche vigoroso e estremamente sensuale, è affievolita. La musica della contrabbassista francese fa spazio a qualcosa d'altro, non meno emotivamente forte, ma non espresso, che rimane incompiuto, come quel gesto sospeso nel silenzio con cui chiude la serata.

Il 2016 è stato un anno di celebrazioni per la Léandre. La Fou Records ha, infatti, ripubblicato due registrazioni storiche, importantissime, per conoscere e apprezzare l'arte dell'improvvisazione della contrabbassista francese: No Comment, una serie di solo live effettuati tra il 1994 e il 1995, e Enfances 8 janv. 1984, un live con uno storico trio insieme al sassofonista Daunik Lazro e al trombonista George Lewis. La distanza di queste due diverse registrazioni dalla performance che ne celebra i quarant'anni è tanta, soprattutto in termini di forza espressiva, di senso anarchico e massimalista del fare musica improvvisando in un lunghe e complesse tracce. La potenza vocale, musicale e interpretativa della Léandre tra il 1984 e il 1995 era di fatto al suo apice. Basta riascoltare la traccia "Enfance 5," una suite di quasi venti minuti di appassionati avvicendamenti e improvvisando tra i tre, un continuo ininterrotto di contrapposizioni, aperture, perdite, fughe, ritrovamenti.

Anche la Rogue Art ha festeggiato con due CD: An Air of Unreality, tre tracce in trio con il violinista Mat Maneri e il percussionista Gerald Cleaver effettuata al Vision Festival XX del 2015, e Unleashed, una registrazione vibrante effettuata a Parigi con il Tiger Trio, insieme alla pianista Myra Melford e alla flautista Nicole Mitchell. Tra tutti, questo è forse il lavoro più interessante, atmosferico (a giudicare dal numero di tracce dedicate a "storm," "rain," "clouds," "snow"), appassionato.

La magia della Léandre si trova tutta dischiusa in "Elastic," registrato con il violinista Théo Ceccaldi e pubblicato nel 2016 da Cipsela. Sei tracce profondissime, quasi concettuali nella loro essenza, in un flusso continuo nel quale si alternano grande tecnica, improvvisazione, sensibilità e sensualità. Una miscela di movimenti in un tutte le direzioni che fa pensare che la Léandre con il suo contrabbasso abbia da dire qualcosa di emotivamente ancora molto forte e incisivo.

Un anno di tribolazioni, luce ed ombre, guardandosi alle spalle e cercando di rilanciare ancora, con quell'idea ancora, ideale e idealista, del fare improvvisazione, dell'essere in musica... l'avventura dell'essere, in tutta la sua sostanza!

Foto (di repertorio): Luciano Rossetti (Phocus Agency)
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