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I nuovi progetti di Miho Hazama

Angelo Leonardi By

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È da mezzo secolo, ovvero dai tempi Toshiko Akiyoshi, che dal Giappone non emergeva una bandleader così talentuosa. A soli 33 anni Miho brucia letteralmente le tappe: presenta il terzo disco a capo del suo collettivo M_Unit Dancer in Nowhere e, quasi in contemporanea e sempre per la Sunnyside Records, la sua personale rilettura dei classici di Thelonious Monk, alla guida della Metropole Orkest Big Band.

Dopo il diploma in composizione conseguito in Giappone a 23 anni e la scrittura di composizioni sinfoniche per la Tokyo Philharmonic Orchestra, la Tokyo Kosei Wind Orchestra e altre formazioni accademiche a 24 anni s'è trasferita a New York per studiare composizione jazz ottenendo l'anno successivo il premio ASCAP Young Jazz Composers. Nel 2012 s'è laureata col massimo dei voti alla Manhattan School of Music e inciso con l'ensemble M_Unit il già notevole Journey to Journey. Da allora ad oggi non si contano i riconoscimenti e le collaborazioni prestigiose.

L' M_Unit è un organico di 13 elementi che Hazama non ama definire orchestra: per lei il termine non evidenzia quella flessibilità espressiva che ritiene essenziale.

Miho Hazama
Dancer in Nowhere
Sunnyside Records
2019
In questo disco di sue composizioni (tranne la celebrativa "Olympic Fanfare and Theme" di John Williams) la scrittura orchestrale di Miho evidenzia al meglio la capacità di coniugare raffinatezza timbrica e levità melodica con una ricchissima articolazione ritmica e metrica. Ne risulta un sorprendente flusso di situazioni musicali in costante movimento, che fondono stilemi del modern mainstream orchestrale con accenti cameristici sempre puntuali e mai pretenziosi. La scrittura è meticolosa ma palpitante e d'ampio respiro. Non soffoca la creatività dei solisti e regala continue sorprese.

Il riferimento stilistico più vicino è quello con Maria Schneider ma qualcosa l'avvicina alla scrittura di Darcy James Argue. Scegliere quali brani evidenziare non è semplice perchè ognuno ha i suoi motivi d'interesse. Tra i brani più articolati c'è "Il paradiso del Blues" caratterizzato da un'orchestrazione di forte urgenza ritmica, innesti sorprendenti (archi dissonanti, aromi latini) e swinganti interventi di Steve Wilson al contralto e Andrew Gutauskas al baritono. Particolarmente suggestivo è il lungo "Somnambulant," il cui inizio cameristico—austero e rarefatto—trova il suo logico (anche se insolito) epilogo nel lungo assolo di Lionel Loueke alla chitarra elettrica.

Miho Hazama and Metropole Orkest Big Band
The Monk: Live at Bimhuis
Sunnyside Records
2018
La fattura di quest'album, registrato il 13 ottobre 2017 e pubblicato l'anno dopo, ha un antecedente significativo nel 2011 quando Miho Hazama ha partecipato al programma residenziale per arrangiatori della Metropole Orkest diretto da Vince Mendoza. Quella collaborazione s'è ripetuta nel tempo e ha trovato piena espressione in questo progetto, nato per le celebrazioni del centennial monkiano.

La rivisitazione orchestrale di noti classici del pianista ha impegnato Miho per alcuni mesi, portandola a differenziarsi dagli storici lavori realizzati da Hall Overton e Oliver Nelson. L'idea guida è stata di lavorare sul mood, sulle atmosfere generali dei temi, prendendo spunto da alcune esibizioni soliste di Monk. Ad esempio il lirismo che pervade l'orchestrazione di "'Round Midnight" è ispirata alla versione incisa dal pianista in Thelonious Himself mentre "Ruby My Dear" è un variegato adattamento dell'interpretazione presente in Alone in San Francisco con riferimenti alla tradizione pre-boppistica e accenni cameristici in coda.

Sempre con molta leggerezza ed eleganza, la Hazama infarcisce i vari brani di soluzioni fantasiose e calzanti (anche quando appaiono azzardate come la danzante e solare versione di "Friday the 13th" o la swingante "Hackensack").
Un lavoro riuscito e un'ulteriore prova del talento onnivoro della Hazama, capace di reinterpretare con pertinenza un compositore singolare come Monk, fino a esaltarne le influenze pre-boppistiche.

Elenco dei brani e dei musicisti

Dancer in Nowhere

Brani: Today, Not Today; The Cyclic Number; RUN; Somnambulant; Il Paradiso Del Blues; Magyar Dance; Olympic; Fanfare And Theme; Dancer In Nowhere.

Musicisti: Miho Hazama: conductor; Steve Wilson: alto, soprano saxophone, flute; Ryoji Ihara: tenor saxophone, clarinet, flute (1, 2, 3, 5, 7); Jason Rigby: tenor sax, clarinet (4, 8); Andrew Gutauskas: baritone saxophone, bass clarinet; Jonathan Powell: trumpet, flugelhorn; Adam Unsworth: French horn; Tomoko Akaboshi: Sita Chay, violin; Atsuki Yoshida: viola; Meaghan Burke: cello; James Shipp: vibraphone, guiro, shekere; Billy Test: piano; Lionel Loueke: guitar; Sam Anning: bass; Jake Goldbas, Nate Wood (8): drums; Kavita Shah: vocals (4, 6).

The Monk: Live at Bimhuis

Brani: Thelonious; Ruby My Dear; Friday the 13th; Hackensack; 'Round Midnight; Epistrophy; Crepuscule With Nellie.

Musicisti: Metropole Orkest Big Band:
Miho Hazama: conductor; Ray Bruinsma, Martijn de Laat, Nico Schepers, Rik Mol: trumpet; Jan Oosting, Louk Boudesteijn, Jan Bastiani: trombone; Martin van den Bergh: bass trombone; Marc Scholten, Paul van der Feen: alto saxophone, clarinet; Leo Janssen, Sjoerd Dijkhuizen: tenor saxophone, clarinet; Max Boeree: baritone sahophone, clarinet; Hans Vroomans: piano; Peter Tiehuis: guitar; Aram Kersbergen: bass; Marcel Serierse: drums.
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