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Frank Kimbrough: Un Ciclopico Omaggio

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Kimbrough è l'ambizioso e ciclopico progetto discografico dedicato a Frank Kimbrough, il grande pianista e compositore scomparso il 30 dicembre 2020 a 64 anni. Prodotto da Elan Mehler della Newvelle Records, è stato realizzato da 67 musicisti che hanno inciso 61 composizioni di Kimbrough in differenti ensemble, dal piano solo al settetto. Molti dei protagonisti sono stati suoi partner o allievi, e, nel complesso, abbiamo quattro generazioni di jazzmen accomunati dalla stima per l'artista e l'amico.

Tra i nomi più noti citiamo da subito Dave Douglas, Joe Lovano, Fred Hersch, Donny McCaslin, Ben Allison, Ted Nash, Steve Cardenas, Michael Formanek, Ben Monder, Rufus Reid, Gary Versace, Craig Taborn, Matt Wilson. Dalle ultime generazioni si aggiungono Immanuel Wilkins, Dezron Douglas, Kirk Knuffke, Dan Tepfer, Ryan Truesdell, Ryan Keberle.

L'opera di Kimbrough non ha raggiunto il grande pubblico e—come spesso accade nel jazz—il suo valore era apprezzato soprattutto dai partner, dai suoi studenti e dal pubblico più a contatto con il jazz attuale. Ha inciso una ventina di album da leader o co-leader e ha partecipato in più di settanta collaborazioni, dove non svolgeva un occasionale ruolo di sideman ma era una presenza continuativa e preziosa, che rappresentava un ideale punto di incontro, e prosecuzione, del percorso artistico di alcuni dei suoi eroi, Paul Bley, Andrew Hill ed Herbie Nichols. Era membro stabile dal 1993 della Maria Schneider, ma anche del Jazz Composer's Collective e della sua emanazione, l'Herbie Nichols Project, oltre che in molti gruppi dei colleghi e amici del Collective, da Ben Allison (Medicine Wheel, Peace Pipe) a Michael Blake, Ted Nash e Ron Horton. Lo troviamo inoltre nel Gil Evans Project di Ryan Truesdell. Tra le sue ultime produzioni discografiche ricordiamo il monumentale cofanetto Monk's Dreams, dove interpreta tutte le composizioni di Thelonious Monk in quartetto con Scott Robinson, Rufus Reid e Billy Drummond.

Frank Kimbough non era solo un raffinato pianista ma un autore prolifico, come dimostrano le sessantuno composizioni di questo omaggio. Come scrive Elan Mehler nelle note, molti di questi brani sono inediti e altri ignoti agli stessi partner. Erano melodie che non componeva al pianoforte ma gli nascevano in mente mentre passeggiava per i parchi di New York.

Kimbrough era un amato docente della Juilliard School e diceva ai suoi studenti: "La composizione è un regalo dell'autore per le scelte che farai sull'improvvisazione. Ti dà informazioni. Ti dà il motivo, gli intervalli, i ritmi. Ti dà ogni sorta di cose con cui devi avere a che fare. Ma se getti tutto questo dalla finestra con il primo chorus del tuo assolo—suonando solo un mucchio di pattern che hai tratto da un libro o qualcosa che otterrà applausi—allora penso che stai facendo un cattivo servizio al brano e al suo compositore."

Niente di questo accade ovviamente nel disco, che si colloca tra i migliori dell'anno. Non possiamo occuparci di ogni singolo brano, anche se tutti lo meriterebbero. Limitiamoci quindi a ricordare i momenti significativi del progetto e individuare alcune linee guida.

La cantabile e un po' malinconica vena melodica del pianista emerge nelle molte ballad presenti, eseguite in un'ampia varietà di situazioni e organici. L'intera session è durata tre giorni e molti brani sono stati eseguiti una volta sola. La scelta del primo tema è andata al radioso "The Call" che apriva anche l'album Palmetto del 2014, Quartet. Al posto della nervosa base ritmica del tema originale il settetto isola e sviluppa la sua magica introduzione, esaltando la sequenza accordale in uno sviluppo di forte impronta lirica, con intensi assoli di Scott Robinson al sax tenore e Riley Mulherkar alla tromba.

Segue "C Minor Waltz," altro brano lento e di forte suggestione, eseguito da un quintetto comprendente Dave Douglas alla tromba, Alexa Tarantino al contralto, Todd Neufeld alla chitarra, Rufus Reid al contrabbasso e Matt Wilson alla batteria. Poco dopo il sax tenore Joe Lovano, Craig Taborn al pianoforte e Ben Monder alla chitarra, espongono con profonda partecipazione lirica "Elegy For P.M.," uno delle vette della compilation.

Piano Trio

"Quickening" e "Lullabluebye" sono due delle composizioni più note di Kimbrough e le ritroviamo eseguite in piano trio. Il primo tema riprende l'intrigante linea melodica colemaniana dell'originale (si veda Chant (Igmod 1998) ma l'addolcisce distendendo il tempo. Presente nella versione con Kimbrough, il contrabbassista Ben Allison interloquisce liberamente coi nuovi partner: il pianista Micah Thomas e il batterista Jeff Williams. "Lullabluebye" viene dall'album omonimo del 2004 ed è eseguito—con briosa classe—da Glenn Zaleski, Dezron Douglas e Allan Mednard. Altri significativi piano trio sono quelli di Helen Sung (ancora con Douglas e Mednard); Gary Versace (con Martin Wind, Dave Treut o Francisco Mela); Dan Tepfer (con Rufus Reid e Matt Wilson); Elio Villafranca (con Alexis Cuadrado e Satoshi Takeishi); Elan Mehler (con differenti partner); Addison Frei (con Tony Scherr e Tim Horner); Ben Rosenblum (con Rob Jost e Rich Rosenzweig); ancora Micah Thomas (con Jost e Williams).

Piano solo, duo e differentri trio

La compilation presenta tre esecuzioni in piano solo, affidate a Fred Hersch, Scott Spivak e Jacob Sacks. Hersch esegue "Reluctance," brano eseguito anche dal quartetto del chitarrista Todd Neufeld con Dan Tepfer, Rufus Reid e Jeff Cosgrove. Entrambe le versioni esaltano la dimensione evanescente e sospesa del tema ma se il quartetto innesta un astratto clima contemporaneo, Hersch disegna un personale sviluppo cameristico, con note e pause cariche d'esplicita tensione. Di alta compostezza l'interpretazione di Spivak in "Sanibel Island," mentre in Sacks ("Ca'lina") prevale una tendenza più astratta ed esplorativa.

I quattro duo sono basati sulla relazione tra pianoforte e sassofono (alto, tenore o soprano). Sono tutte esecuzioni di alto spessore, in equilibrio tra libera improvvisazione e momenti di adesione ai temi. La nostra preferenza va alla splendida versione di "Capricorn Lady" eseguita da Ted Nash al soprano e Gary Versace.

Continuando a esplorare il multiforme omaggio a Kimbrough, alcune gemme vengono da "anomali" trio, incentrati sull'incontro tra un sassofono (Lovano, McCaslin, Rick Perry) o una tromba (Douglas) con strumenti armonici o ritmici: pianoforte (Taborn o Helen Sung), chitarra (Monder), contrabbasso (John Hébert o Allison) oppure batteria (Cosgrove). Esemplare tensione narrativa -in un liberi sviluppi espressivi -esprimono "November" di McCaslin/Monder/Hébert e "Areas" di Douglas/Taborn/Hébert.

Gli altri organici

I quartetti/quintetti con due sax in front line—oppure una tromba e un sax—offrono esecuzioni particolarmente esplorative. Con "Helix" ancora una volta Joe Lovano e Donny McCaslin si mostrano protagonisti in un sestetto comprendente Ben Monder, John Hébert, Clarence Penn e un pianista non indicato. Con l'interpretazione di "Eventualities" Immanuel Wilkins conferma d'essere uno dei massimi strumentisti dell'ultima generazione. In questo brano è affiancato da McCaslin ed evidenzia uno dei confronti sassofonistici più liberi ed emozionanti dell'opera. Wilkins è ancora in evidenza in "Clara's Room" affiancato da Ron Horton alla tromba più ritmica mentre McCaslin infonde passione assieme a Ron Horton nel quintetto di "Regeneration." Accanto molte ballad e temi lirici è doveroso citare vibranti esecuzioni d'impronta free come il colemaniano "TMI" con Horton e McCaslin in front line, e ancora "Over," con Michael Blake al sax tenore, Ron Horton alla tromba, Michael Formanek al contrabbasso e Tony Moreno alla batteria.

Concludiamo con gli attrattivi arrangiamenti di Ryan Truesdell per medio organico: il brioso "Waltz for Lee" e soprattutto "Svengali" che Kimbrough scrisse in omaggio a Gil Evans per il trio di Quickening (Omnitone 2004) e che Truesdell veste di un'ipnotica e ammaliante orchestrazione impressionista, sul modello dei capolavori evansiani degli anni cinquanta e sessanta.

Come detto, uno dei migliori album dell'anno.

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