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Jon Irabagon: Foxy

AAJ Italy Staff By AAJ Italy Staff

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Prendere o lasciare. Amore incondizionato o pollice verso. Foxy, il quarto disco del cappellaio matto Jon Irabagon, richiede, anzi, esige una presa di posizione. E il perché si fa presto a dirlo: un assolo di 78 minuti non può lasciare indifferenti.

Si, si, avete letto bene: 78 minuti di tambureggiante, travolgente, infuocata improvvisazione. Un flusso ininterrotto di variazioni su uno pseudo-standard di dodici battute [la decisione di dividere il tutto in dodici tracce è un gesto di apprezzabile magnanimità]. Una prova di resistenza al sax tenore che non ha né capo né coda, nel senso che inizia già iniziata [il volume sale e il trio è già al massimo dei giri] e si chiude con un taglio netto, brutale. Roba da far impallidire I Don't Ear Nothin' But the Blues, il duo con Mike Pride che non andava oltre i 47 minuti di frizzi e lazzi.

Per farvi un'idea provate a immaginare il Paul Gonsalves di Newport iper-vitaminizzato. Oppure un Sonny Rollins imbottito di nandrolone. Il Rollins della fine dei Cinquanta, quello del Village Vanguard, di Saxophone Colossus e di Way Out West, disco del quale la copertina di Foxy è una caricatura splendidamente kitsch, con una biondona in bikini al posto di Sonny, lo stesso teschio di vacca in primo piano e un sorridente cactus di plastica invece di quelli autentici che s'intravedevano nell'originale.

Una presa per i fondelli? Più o meno. La goliardia c'entra, eccome. Ironia feroce e spirito dissacrante fanno parte del gioco. Ma c'è dell'altro. La provocazione è consapevolmente coraggiosa. Un disco del genere presta il fianco a critiche fin troppo prevedibili: monotono, troppo lungo, gratuitamente esibizionista, sfacciatamente muscolare, troppo troppo, troppo tutto.

Eh no, miei cari. Troppo facile cavarsela così. Foxy è problematico, scabroso, restio a farsi inquadrare. Costringe a riflettere, a mettersi in gioco, a porsi domande scomode sul senso dell'operazione, sui propri limiti e sulla loro tenuta, su quel che si può o non si può chiedere alla musica, su quel che ci si aspetta o non ci si aspetta.

Irabagon ci regala un'opera che è un inno alla libertà assoluta del gesto creativo, un pugno nello stomaco sferrato con compiaciuta violenza dopo un disco tutto paillettes e lustrini come The Observer. Viene in mente il buon vecchio Henry Miller: uno scaracchio in faccia all'Arte, un calcio alla Divinità, all'Uomo, al Destino, al Tempo, all'Amore, alla Bellezza... a quel che vi pare.

O per dirla con le note di copertina, "the only limitations are those of the listeners".


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Track Listing

1. Foxy - 5:03; 2. Proxy - 7:54; 3. Chicken Poxy - 4:58; 4. y - 5:31; 5. Hydroxy - 4:16; 6. Biloxi - 4:42; 7. Tsetse - 4:02; 8. Unorthodoxy - 9:33; 9. Epoxy - 12:39; 10. Roxy - 6:11; 11. Foxy (Radio Edit) - 3:33; 12. Moxie - 10:03.

Personnel

Jon Irabagon
saxophone

Jon Irabagon (sax tenore); Peter Brendler (contrabbasso); Barry Altschul (batteria).

Album information

Title: Foxy | Year Released: 2011 | Record Label: Hot Cup Records


About Jon Irabagon

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