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Fire! alla Sala Vanni di Firenze

Fire! alla Sala Vanni di Firenze
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Fire!
Firenze
Sala Vanni
Musicus Concentus & Metastasio Jazz
16.2.2018

Pubblico che non si vedeva da anni in Sala Vanni, per il secondo virtuoso "incrocio" tra Musicus Concentus e Metastasio Jazz 2018: di scena uno dei gruppi di punta della scena internazionale, il trio Fire! degli svedesi Mats Gustafsson, Johan Berthling e Andreas Werliin. Tale sfortunatamente inusuale evento è da ricercarsi nel fatto che i tre -oltre a essere sulla cresta dell'onda da diversi anni e ad aver entusiasmato le platee di tutta Europa con la loro formazione allargata, la Fire! Orchestra, composta anche di oltre venti elementi -si pongono su territori di frontiera tra il jazz, il rock e la musica elettronica, cosa che se da un lato ne faceva un gruppo ideale per Metastasio Jazz 2018, il cui tema era "Le lingue oltre i confini," dall'altro ha richiamato un pubblico più ampio di quello degli appassionati del jazz.

La formazione ha proposto un repertorio in larga parte ripreso dal recente album The Hands, in realtà dilatando molto i brani, nel CD tra i tre e i cinque minuti che dal vivo hanno spesso sforato i dieci. Ciò se da un lato ha spinto la formazione su terreni diversi, stimolandone la creatività, dall'altro ha evidenziato i limiti della proposta, basata essenzialmente su una base rock piuttosto minimale -il basso di Berthling impegnato su brevi riff insistentemente ripetuti e la batteria di Werliin ricca di intensità, ma anch'essa dalle figure piuttosto statiche -sulla quale Gustafsson si produce in lunghe e potenti cavalcate al sax baritono, alternate da interventi elettronici (perlopiù rumoristici). Se si considera che il fraseggio del sassofonista, pur assai espressivo nei momenti di maggiore intensità dinamica, non è molto articolato e si sviluppa soprattutto attraverso note lunghe, e che l'ampliamento dei brani faceva fatalmente sì che l'intensità calasse, alternando passaggi aggressivi ad analoghi fraseggi dai toni contenuti, a momenti quasi sussurrati, alla lunga il concerto ha finito per apparire ridondante, lasciando spazio anche a un po' di noia.

Personalmente non abbiamo avuto modo di vedere la formazione allargata dal vivo, ma ascoltandola su disco si percepisce come in quella foggia la musica prodotta dal trio possa fungere da brillantissima e trascinante ossatura alla quale la presenza di elementi aggiunti, variando suoni e colori, ma soprattutto lasciando spazio alla creatività di sensibilità artistiche diverse, fornisce una carne che qui invece sembrava mancare.

Ovviamente, non un concerto da buttare: Gustaffson suona il baritono come pochi altri e a momenti il suo suono e le sue forme espressive sono capaci di coinvolgere totalmente, così come Werliin quando si è preso delle libertà alla batteria, specie nelle necessarie pause del sassofonista. Ma la proposta in sé è sembrata scarna, se non grossolana. E dispiace un po' che il pubblico sia stato presente in gran copia proprio per un'occasione simile, laddove invece scarseggia per proposte più complesse e raffinate. Meglio così che niente, certo, ma forse non si tratta di un caso, quanto piuttosto di una dimostrazione del bisogno da parte del pubblico di "suoni forti" e consolatorie eco del rock.

Foto: Eleonora Birardi.

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