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Ebria Records
Noi pensiamo che la sperimentazione sia parte del processo mentale di un musicista più che del gesto che egli va a compiere e del prodotto finito che riesce a determinare
Ebria: Per quanto riguarda il nome non abbiamo mai svelato, se non a pochi intimi il vero significato. Siamo molto affezionati a questo piccolo segreto, scusateci se non ve lo sveliamo.
Per quanto riguarda il nostro manifesto, invece, si può dire che è stato il primo passo, il primo atto compiuto al momento della creazione dell’etichetta; ci è sembrato importante mettere subito in chiaro a noi e a chi avrebbe poi fruito del nostro lavoro alcuni punti fondamentali (ad es. il no-copyright), lo spirito che ha portato alla formazione di Ebria e gli intenti artistici del progetto.
Chi: un gruppo di amici appassionati di musica, perché tali eravamo (e siamo). L’esperienza è partita in quattro: Marco De Marco, Accursio Graffeo, Andrea Reali e Paolo Romano; dopo i primi due anni di vita Marco ha deciso di concludere l’esperienza con Ebria per dedicarsi ad altro e noi tre abbiamo di portate avanti il progetto Ebria.
Dove (o meglio Come): attraverso l’individuazione e promozione di musiche di ricerca con particolare attenzione al “suono”. Ci piace pensare che, al di là dei generi musicali delle band prodotte, Ebria sia riconoscibile per una sorta di filo rosso che lega tutti glia artisti: la ricerca sul suono. Quindi, sperimentazione e ricerca intesa come attitudine alla cura del processo che porta poi alla realizzazione di un disco.
Quando e perché: perché e tre (Accursio, Andrea e Paolo) siamo musicisti e crediamo Ebria sia parte del nostro percorso musicale; per noi è il modo per confrontarci con le realtà musicali che ci circondano, crescere e sviluppare nuove idee attraverso il confronto e l’impegno nella promozione di ciò che ci piace.
AAJI: Qual è la vostra definizione di sperimentazione? Filosofia, poetica o pratica della musica?
Ebria: Come già accennato, il nostro desiderio è che Ebria sia riconoscibile per la realizzazione di “musiche di ricerca”. Confrontando le nostre uscite si può facilmente notare la differenza tra dischi come Echran, IOIOI, I/O, OvO o altri. La nostra intenzione è quella di non essere connotati come un’etichetta di genere, ma come un’etichetta con un’impronta riconoscibile. La nostra idea di sperimentazione può essere perciò sintetizzata con l’attenzione posta al processo che porta alla realizzazione di un disco, la ricerca sul suono; l’attenzione alla parte dinamica del fare musica e ai presupposti che portano un artista che intende sperimentare a realizzare quel prodotto in quel modo e non in un altro. Il termine sperimentazione è troppo spesso abusato e, forse, spesso svuotato di significato. Che cosa vuol dire sperimentare: essere inascoltabili? Risultare poco fruibili? Essere fuori dai canali major? Impegnarsi per essere il più astrusi possibile? O decidere che esistono dei generi “commerciali” e quindi gettarsi a capofitto su quelli “non commerciali” etichettandoli come “sperimentali”?
Noi pensiamo che la sperimentazione sia parte del processo mentale di un musicista più che del gesto che egli va a compiere e del prodotto finito che riesce a determinare, la sperimentazione è il frutto di un’idea e di un disegno, tenendo presente che nel momento in cui un musicista ha un’idea sta già attivando un meccanismo del processo di cui parlavamo in precedenza.
AAJI: Approfondendo la questione dell’improvvisazione: quali conseguenze e coinvolgimenti ha sui musicisti che fanno parte del vostro ambito? Penso ad esempio alla “improvvisazione ritmica minimalistica” degli I/O...o anche a quella, molto diversa, dei Tanake in 3ree.
Ebria: Domanda a cui non è facile dare una risposta. Tanake e I/O lavorano entrambi nell’ambito dell’improvvisazione con grosse differenze, come hai sottolineato. Il coinvolgimento tra I/O, Tanake ed Ebria è stato il frutto di questa comunanza. Abbiamo conosciuto Tanake grazie ad un demo inviatoci da loro anni addietro; la scoperta di questa comunanza ci ha portato a voler approfondire la loro conoscenza ed ipotizzare futuri scenari di collaborazione. Nel caso di I/O e Tanake l’amore artistico è scattato, più che per uno stile musicale simile, per un approccio ed una vicinanza d’idee in merito all’arte (in senso più ampio), oltre ad ascolti ed influenze musicali comuni. Si può forse parlare di un seme comune che generato due creature molto diverse tra di loro, che hanno però avuto modo di suonare insieme nel progetto Ben-za! (I/O + Tanake) in occasione del secondo BääFest.
AAJI: Vi interessa in questo senso quanto succede nel jazz? È ancora un ambito a cui guardare e da cui trarre ispirazione?
Ebria: Senz’altro sì; tra l’altro, per la distribuzione degli ultimi dischi di I/O e Tanake ci siamo affidati al distributore JazzToday, che è specializzato in tale ambito, proprio per allargare il nostro campo di azione per confrontarci con un ambiente (quello jazz, del free e dell’improvvisazione) al quale guardiamo sempre con molto interesse. Non possiamo negare che il lavoro svolto da alcune etichette (e artisti correlati) come FMP e, per alcune cose, Tzadik fungano come fonte d’ispirazione. Ci piace anche aggiungere che in occasione della quarta edizione del BääFest (il festival free-impro-minimal-core che organizziamo ogni anno), siamo riusciti ad avere come ospite William Parker che ha offerto una performance che ci ha molto emozionato e ha catalizzato l’attenzione dei presenti.
AAJI: I/O è tra l’altro il primo gruppo che avete prodotto. Il suo sound - che moltissimo deve alla ricerca, alla sperimentazione ma soprattutto alla libera improvvisazione - mi pare che abbia profondamente delineato la via dei successivi lavori.
Ebria: I/O è stata la nostra prima produzione e abbiamo deciso di uscire subito con una band del tutto sconosciuta anche per sottolineare il nostro desiderio di pubblicare ciò che ci piace a prescindere dal nome e/o dal grado di notorietà. Della band fanno anche parte due membri dell’etichetta (Paolo Romano ed Andrea Reali) ed è stato forse naturale che quella prima uscita offrisse, sin da subito, un imprinting a tutto il lavoro fatto in seguito, anche se in seguito alcune uscite dell’etichetta si sono distanziate molto dalle sonorità degli I/O; pensiamo ai dischi di IOIOI, OvO, Echran. Di quella prima uscita siamo riusciti, a nostro avviso, a conservare il concetto e l’idea che sta a monte anche nelle uscite successive, continuando a tessere quel filo rosso che vorremmo fosse un po’ il marchio di Ebria. Polytone degli I/O è stato il nostro giro di boa per sottolineare un punto: I/O è una band “tirata fuori” da Ebria, con il loro secondo disco abbiamo ribadito il nostro sostegno a loro come artisti ed ora continuiamo con il nostro lavoro di ricerca di altri artisti che hanno voglia di ricercare in musica.
AAJI: Molti progetti Ebria uniscono il linguaggio e il mezzo espressivo del teatro (o della teatralità) e della letteratura a quello della musica. Penso in particolare a Universonbangorfeo dei Nippon & the Symbol. Questa combinazione, che sembra voler essere molto sottolineata anche nel gesto sonoro, è frutto di una accentuata sensibilità letteraria tradotta in suoni? O piuttosto si tratta solo dell'esito di una pratica improvvisativa dove gesto e suono sono il frutto di un modo di raccontare/rsi?
Ebria: Molti artisti pubblicati da Ebria hanno una forte componente visiva e di impatto live. Pensiamo ad esempio ai concerti di Cristiana Fraticelli (in arte IOIOI) nei quali lei si presenta da sola su un palco con chitarra, voce e laptop. I suoi live hanno una fortissima componente emotiva e teatrale in grado catalizzare l’attenzione dell’ascoltatore attraverso la gestualità, la danza, le espressioni del volto e creando un impatto di forte intimità e vicinanza tra chi suona e chi ascolta. Oppure pensiamo ad Echran, in cui la componente visual è parte stessa della composizione musicale; il video e la musica elettronica di Echran non vanno a completarsi a vicenda, ma sono la stessa cosa!
Per Nippon & the Symbol il discorso è forse leggermente differente. Il progetto parte proprio dalla sensibilità letteraria e dall’amore per alcuni autori, i Nippon & the Symbol sono intervenuti per dar voce (secondo il nostro punto di vista) ai quei testi e alla capacità musicale e rumoristica che Calvino, Buzzati e Campana sono stati in grado di creare. Proviamo a pensare ad una poesia (arte di per sé già musicale) come “Batte botte”, quella poesia aveva per noi quella cadenza, quella musicalità quel paesaggio sonoro, quell’accenno di bossanova. Con Nippon & the Symbol abbiamo provato a costruire il paesaggio sonoro dei testi che leggevamo (lettura comunque musicale, una più recitativa, una più declamatoria); nel caso di Nippon & the Symbol il motore di tutto è la sensibilità nei confronti del testo, l’improvvisazione è lo strumento che ci ha permesso di lavorare per ottenere ciò che volevamo. Abbiamo per scelto l’improvvisazione, piuttosto che la composizione, perché in grado di lasciare aperte le porte dell’emozionalità nel continuo scambio tra lettura e risposta musicale, ma anche perché ha permesso di divertirci molto nei live a seconda delle situazioni ambientali incontrate di volta in volta.
AAJI: Mi soffermerei su Universonbangorfeo perché mi pare uno dei più bei progetti musico-letterari degli ultimi anni. Tutto è perfettamente calibrato (musica, parole, suoni e rumori) per ricreare una geografia sonora degli evanescenti immaginari di Italo Calvino, Dino Buzzati e Dino Campana.
Ebria: Ti ringraziamo per l’apprezzamento e per esservi soffermati sui Nippon & the Symbol, perché quella band (ora non più attiva) è stato l’unico ensemble musicale che ha coinvolto tutti e quattro i membri originali dell’etichetta: Marco De Marco ed Andrea Reali alle voci, Accursio Graffeo alla chitarra e Paolo Romano al contrabbasso.
Nippon & the Symbol è nato come gruppo per esibizioni dal vivo; il disco Universonbangaorfeo è il frutto di due anni di concerti/performance in giro per l’Italia in cui la forma definitiva del disco (ossia quello che avete potuto sentire) è stato via via limato, smussato ed affinato praticamente sul palco durante i live. Nippon & the Symbol era un progetto letteratura e di musica d’improvvisazione su canovaccio. La parte performativa (più teatrale) dei live era affidata nella sua totalità alle figure dei musicisti, senza usare scenografie o altro, ma puntando l’attenzione al gesto dell’esecuzione.
AAJI: C’è spazio in futuro anche per progetti che abbiano video (musicale)? Vi interessa quest’ambito?
Ebria: Non lo escludiamo, e confessiamo che ci abbiamo anche pensato per artisti come Echran (ad esempio), in cui la parte video è fondamentale per una completa fruizione del lavoro musicale. Ci siamo interrogati sull’opportunità di far uscire un DVD per Echran, ma poi il tutto non ha trovato uno sbocco come tale principalmente per un questione di costi di realizzazione.
Non escludiamo che in futuro possano uscire DVD e/o pubblicazione video con il marchio Ebria. Abbiamo appena finito di realizzare un vero e proprio film della scorsa edizione del BääFest grazie al lavoro di montaggio audio svolto da Paolo Romano ed al contributo di ripresa e montaggio ed editing video di Tommaso Perfetti; non è escluso che un domani questa opera video possa uscire per Ebria Records, nonché trovare sbocco in altri canali come festival, mostre o rassegne. Vedremo. Dal nostro punto di vista non escludiamo nessun canale di espressione artistica, purché in linea con la filosofia di Ebria.
AAJI: E qui non posso non chiedervi di approfondire la cura del lato grafico delle vostre cover.
Ebria: Proviamo ad approfondire questo aspetto partendo dall’osservazione in sequenza delle nostre uscite. Si possono identificare due momenti differenti dal punto di vista grafico: una prima fase in cui abbiamo puntato sul nero ed una più recente in cui graficamente ci siamo attestati sul bianco. Il principio guida del lavoro grafica che abbiamo provato ad affermare con Ebria è l’essenzialita, il minimalismo e la pulizia del lavoro grafico. La scelta del bianco è nero eè dovuta proprio a questa scelta.
Abbiamo sempre apprezzato quelle etichette che sono state in grado di rendersi riconoscibili già dal primo impatto visivo (tra le più famose citiamo ECM o Rune Grammofon). La pulizia e l’essenzialità delle grafiche sono strumenti che, secondo noi, servono a definire un primo approccio a ciò che si andrà ad ascoltare e a rendere chiaro ciò che sta dietro Ebria. Ad oggi abbiamo deciso di adottare un semplice accorgimento grafico per rendere riconoscibili le nostre uscite: un quadrato in copertina che racchiuda la grafica che il singolo artista intende sviluppare e alcune foto poste all’interno del tray visibili accanto alla copertina stessa. In questo modo vogliamo riaffermare l’idea di ricerca che sta dietro al lavoro degli artisti che produciamo, lasciando, tramite le foto, aperto uno spiraglio al lato umano, alle persone che hanno portato alla creazione del prodotto che si ha in mano.
L’unica licenza che ci siamo voluti concedere è il giallo (sempre con grafica minimale) della compilation BääFest: 1stand2ndyeardiary, disco che racchiude i brani degli artisti che si sono esibiti in occasione delle prime due edizioni del nostro festival. Il giallo è il colore che abbiamo scelto che identificare il nostro festival; il giallo è, secondo noi, il colore della sperimentazione.
AAJI: I/O è il solo gruppo di cui avete prodotto due album. Fatto isolato e casuale?
Ebria: È un più un fatto casuale che voluto. Siamo costantemente in contatto con gli artisti di cui abbiamo già pubblicato un primo lavoro, il nostro desiderio è quello di poter ripubblicare altri dischi degli stessi artisti, anche se spesso ci vengono sottoposti all’ascolto, da band mai uscite per Ebria, nuovi lavori interessantissimi che ci dispiace non trovino sbocco da altre parti.
Per scelta e per questioni di “bilancio” abbiamo scelto di far uscire pochi dischi (anche per non inflazionare il già sovraccarico mercato musicale), spesso siamo costretti a fare delle scelte escludendo alcuni lavori; forse inconsciamente tendiamo a privilegiare la novità o l’artista sconosciuto o semi-sconosciuto?
AAJI: OvO è programmaticamente un progetto di musica e vita. Quanto è difficile affiancare una coppia che fonde così intimamente vita e musica?
Ebria: In realtà è stato molto semplice. La collaborazione con OvO è nata dall’amicizia con Bruno Dorella e Stefania Pedretti. Il tutto è nato in occasione dell’EbriaFest (antenato del BääFest), allorché chiamammo a suonare OvO in una delle due serate. Possiamo raccontarvi questo aneddoto curioso. Avevamo appena pubblicato il disco omonimo di I/O e ricordiamo che in occasione dell’esibizione degli OvO (fantastici dal vivo) ci siamo detti tar noi “Sarebbe bello collaborare con loro e con Bar La Muerte per far uscire il prossimo disco di Bruno e Stefania”; a distanza di pochi giorni da quel concerto Bruno Dorella ci ha telefonato per chiederci se ci poteva interessare la coproduzione di Cicatrici, la nostra risposta è stata entusiasticamente positiva.
Collaborare con artisti che vivono così intensamente il loro fare musica è forse più semplice che in altre occasioni, siamo molto contenti che dopo anni di interminabili tour gli OvO siano stati apprezzati anche all’estero e abbiano trovato un’etichetta importante come la Load Records interessata al loro lavoro.
AAJI: Avete co-prodotto alcuni album con altre etichette indipendenti. Penso al bellissimo Cicatrici degli Ovo con Bar La Muerte oppure all'ultima collaborazione dei Tanake in 3ree con Fratto9UndertTheSky e Nipa Productions. Avete in mente di realizzare ancora altri progetti del genere? Quanto sono importanti per una etichetta come la vostra?
Ebria: La strada delle coproduzioni è importantissima per etichette indipendenti come la nostra per diversi motivi, i principali sono forse due.
Uno: la coproduzione con altre etichette consente di abbattere i costi d’ogni singola uscita, permettendo così ad ogni singola etichetta di poter realizzare più dischi e dare così spazio a più artisti.
Due: la collaborazione con un’altra etichetta è un’operazione profondamente relazionale che passa attraverso lo scambio con altre persone (l’artista e chi sta dietro l’altra etichetta), il confronto d’idee, di modalità diverse di lavorare, di promuovere un lavoro. Se interpretata in questo senso, la coproduzione richiede maggior impegno e una mole di lavoro superiore, ma consente anche di crescere attraverso il confronto e lo scambio, nonché di aiutare ogni artista in misura maggiore grazie alla sinergia delle forze messe in gioco.
La collaborazione con Gianmaria Aprile di Fratto9 Under the Sky si è ripetuta, dopo la prima esperienza di Polytone degli I/O, anche per 3ree dei Tanake proprio in virtù dell’ottimo rapporto e delle idee messe a confronto in occasione della prima coproduzione.
AAJI: Desideri e progetti futuri? Il decimo “bronto” a cui sarà affidato?
Ebria: La prossima uscita di Ebria, bronto 010, sarà affidata ai Vonneumann di Roma. Sono un gruppo molto interessante e valido che avevamo avuto modo di conoscere già qualche anno fa. Qualche mese fa hanno sottoposto alla nostra attenzione un interessantissimo lavoro giocato tutto sull’improvvisazione che ci è piaciuto e abbiamo deciso di pubblicare anche grazie al loro impegno attivo dal punto di vista della stampa e produzione. Il disco dei Vonneumenn si svilupperà anch’esso in ambito improvvisativo riuscendo però a distanziarsi sia dalla formula musicale degli I/O, sia da quella dei Tanake, e attestandosi molto sulla rarefazione del concetto di improvvisazione in contrasto con alcuni momenti più sincopati, in cui la ricerca del suono svolge ancora una volta un ruolo determinante. Secondo noi è un disco che merita molta attenzione.
Altri progetti per il futuro: vorremmo portare a termine realizzazione della quinta edizione del BääFest che probabilmente vedrà la luce all’inizio dell’autunno del 2008, senza contare che Ebria Records, nata nel 2003, compie quest’anno 5 anni. Abbiamo in mente di realizzare a Milano un evento/mini-festival musicale di una serata per festeggiare questo nostro traguardo. Per ora non possiamo darvi ulteriori dettagli, se non che si svolgerà con molta probabilità nel mese di luglio. Per avere maggiori informazioni vi possiamo solo consigliare di tenere d’occhio il nostro sito.
clicca qui per leggere la recensione delle produzioni Ebria Records.
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