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Paul Winter Sextet: Count Me In

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Paul Winter Sextet: Count Me In
Il sassofonista Paul Winter deve la sua fama prevalentemente alla formazione del suo Consort, il gruppo che ha guidato a partire dalla seconda metà degli anni '60 in un percorso di avvicinamento dal jazz alla world music con spiccata impronta ecologista, e nel quale ha tenuto a battesimo nel 1970 la nascita degli Oregon (i quattro membri originari del gruppo si sono incontrati quell'anno nel Consort, partecipando all'incisione dell'album Road, e nel successivo Icarus del 1972 erano ancora presenti, con la sola eccezione del bassista Glen Moore). Ma la sua attività era cominciata qualche anno prima, nel 1961, alla guida di un sestetto con cui vinse un concorso di jazz intercollegiale che gli valse un contratto con la Columbia. Nell'anno successivo il gruppo agì come ambasciatore culturale degli Stati Uniti in Sud America, con un tour di sei mesi che fissò indelebilmente l'amore di Winter per la musica brasiliana, contribuendo a rendere popolare la fusione di jazz e bossa nova molto di moda in quegli anni.

Il Paul Winter Sextet fu anche il primo gruppo jazz a esibirsi alla Casa Bianca, su invito dell'allora First Lady Jacqueline Kennedy, il 19 Novembre 1962; un anno dopo, l'assassinio del presidente a Dallas mise la parola fine anche all'avventura del sestetto, che proprio in quei giorni stata incidendo il nuovo album. Il gruppo andò allo sbando, incapace di reggere l'urto emotivo della tragedia, e tutti i suoi componenti presero strade diverse, dopo tre anni e cinque album realizzati. Questo doppio CD da poco pubblicato ripercorre l'avventura di quel sestetto a 50 anni di distanza, con una selezione di brani dagli album ufficiali e numerosi inediti, alcuni dei quali registrati in occasione del concerto alla Casa Bianca.

I due CD si dividono cronologicamente i due anni di registrazioni del sestetto. Il primo CD raccoglie le incisioni del 1962, comprendenti brani dal secondo e terzo album (il primo, registrato alla fine del 1961, è stato pubblicato solo in Brasile), e dal concerto alla Casa Bianca. Il gruppo è costituito, oltre che da Paul Winter al sax alto, dal trombettista Dick Whitsell, il baritonista Les Trout, il pianista Warren Bernhardt, il bassista Richard Evans e il batterista Harold Jones. Il repertorio in aggiunta a classici della canzone brasiliana come 'Insensatez' e 'Chega de Saudade' (che all'epoca classici non erano ancora diventati) pesca dal bop del periodo, con brani di John Lewis, Milt Jackson, Jimmy Heath, cui si aggiungono alcuni originali firmati soprattutto da Warren Bernhardt e Richard Evans (autore del brano che fornisce il titolo alla raccolta, sigla del gruppo, presente in tre versioni). La musica è quella di una piccola big band, come la definisce lo stesso Winter; non semplicemente una successione di solisti, ma una sezione fiati compatta, con strumenti strettamente intrecciati tra loro. Il suono è orchestrale, molto pieno soprattutto nei brani dal vivo, dove sembra di sentir suonare una formazione più numerosa. Non vengono tentati esperimenti e novità particolari (free e jazz modale avevano da poco fatto la loro comparsa sulle scene), ma la musica è comunque espressione di un mainstream fresco e brillante; degno di nota il sax baritono di Les Rout, che ben presto avrebbe abbandonato il mondo musicale per dedicarsi a una carriera accademica, come successivamente avrebbe fatto anche il trombettista Dick Whitsell.

Il secondo CD raggruppa le incisioni realizzate nel 1963; a maggio in occasione di due concerti presso le università di Kansas City e del Colorado, in parte pubblicate sull'album New Jazz on Campus, qui arricchite da quattro brani inediti tra cui la lunga e notevole 'Suite Port au Prince' di Bernhardt, per finire con quattro titoli tratti dall'ultima incisione realizzata dal gruppo, Jazz Meet the Folk Song. La formazione ha subito dei cambiamenti: accanto a Winter, Whitsell e Bernhardt il baritonista Jay Cameron ha sostituito Rout, e la nuova ritmica è formata dal duo Chuck Israels/Ben Riley per i brani dal vivo, e da Cecil McBee/Freddie Waits per la sessione di studio finale.

Il disco è un documento importante e interessante sui primi passi di un musicista forse più noto al pubblico new age che a quello jazzistico. Il ricco libretto allegato ripercorre la storia dei tre anni di vita di quella formazione fornendo una testimonianza di prima mano da parte dello stesso Winter. Forse un episodio minore nella storia del jazz, ma non per questo meno degno di interesse.

Track Listing

CD1: A Bun Dance; Papa Zimbi; Casa Camara; Them Nasty Hurtin' Blues; Voce e Eu; Insensatez; Mystery Blues; Chega de Saudade; Routeousness; Count Me In; Bells and Horns; Saudade de Bahia; Casa Camara; Pony Express; Maria Ninguem; Toccata; Count Me In. CD2: Cupbearers; Ally; The Sheriff; With Malice Toward None; All Members; Marilia; Suite Port au Prince; New York 19; Quem Quizer; The Thumper; Count Me In; Repeat; Lass from the Low Countrie; Down by the Greenwood Side; We Shall Overcome.

Personnel

Paul Winter: alto saxophone, soprano saxophone (CD2); Dick Whitesell: trumpet; Les Rout: baritone saxophone (CD1); Warren Bernhardt: piano; Richard Evans: bass (CD1); Harold Jones: drums (CD1); Jay Cameron: baritone saxophone (CD2); Chuck Israels: bass (CD2#1-11, CD2#13); Ben Riley: drums (CD2#1-11, CD2#13); Cecil McBee: bass (CD2#12, CD2#14-15); Freddie Waits: drums (CD2#12, CD2#14-15); Jeremy Steig: flute (CD2#13); Gene Bertoncini: guitar (CD2#13).

Album information

Title: Count Me In | Year Released: 2013 | Record Label: Self Produced

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