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Bill Evans: Bill Evans Live at Ronnie Scott's

Stefano Merighi BY

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Bill Evans: Bill Evans Live at Ronnie Scott's
Dobbiamo ringraziare la determinazione e la perseveranza di Zev Feldman, inesausto ricercatore di perle musicali dei grandi del jazz, pubblicate con fierezza dalla Resonance Records. Lo scavo assiduo riguarda in particolare Bill Evans, del quale sono già comparsi alcuni dischi con concerti inediti, cui si aggiunge questo Live at Ronnie Scott's che documenta esibizioni nel celebre club londinese del luglio 1968, quando per un breve periodo il trio di Evans era composto da Eddie Gomez e Jack DeJohnette.

Cominciamo col dire che al di là del valore artistico, i CD della Resonance si accreditano per una cura editoriale rara, specie in un momento in cui questo formato soffre di una crisi forse irreversibile. Ebbene, dalla copertina del grande illustratore David Stone Martin, all'illuminante saggio di Brian Priestley, si arriva alla chicca della conversazione tra Chick Corea e DeJohnette e ad un vivido ricordo d'epoca di Gomez, fino ad una intervista con l'attore Chevy Chase, la cui famiglia frequentava da vicino il mondo del jazz. Il tutto corredato da splendide foto.

La musica: è chiaro che la pubblicazione del doppio album è stata decisa da Feldman insieme a DeJohnette (qui co-produttore e proprietario dei nastri originali) per l'alta qualità delle esecuzioni e forse per l'affezione emotiva rispetto a un periodo irripetibile della biografia di ciascuno; perchè in quanto a qualità e fedeltà del suono ci si deve accontentare di ben poco. Specie se confrontiamo le sedute di qualche settimana prima catturate dalla radio olandese, perfette.

Scrivevamo tempo fa, in riferimento appunto al concerto di Hilversum ("Another Time. The Hilversum Concert," Resonance HCD-2031), che l'inserimento di DeJohnette alla batteria, sebbene elettrizzante in teoria, non coincideva ancora con un soddisfacente assetto per l'equilibrio del trio. Che si realizza invece con forza nelle sedute londinesi qui contenute, a solo un mese di distanza.

Come sottolineato dai protagonisti, è impagabile per un musicista approfittare di una scrittura di due settimane consecutive in uno stesso spazio, specie se questo è il Ronnie Scott's, comodo, accogliente, interessato all'arte. Si può senza stress mettere a punto gli arrangiamenti, calibrare i tempi, sperimentare nuove soluzioni. Ed è ciò che infatti accade nel luglio del '68 in quel club di Londra.

È un momento magico per questo giro di artisti, se si pensa che una sera fa capolino Miles Davis che, oltre a salutare gli amici, è attratto da suono di un contrabbasso proveniente dal gruppo di apertura delle serate. È quello del giovane Dave Holland, che farà le valigie in un baleno per seguire Miles a New York.

Ma se il 1968 è un campo magnetico energizzante per decine di musicisti e catalizza novità linguistiche in arti trasversali, per Bill Evans è un anno come un altro. Nel senso che Evans era (come Monk d'altronde) del tutto indifferente al contesto generale delle musiche che risuonavano nei paraggi. La sua poetica era granitica e inattaccabile e mirava soltanto a perfezionare artigianalmente ciò che era già cristallino.

Certo, una ritmica così spinge a sensazioni diverse, è propulsiva per ritoccare un repertorio sostanzialmente immutato, per dare colori più veementi all'espressività di certe pagine. La batteria di DeJohnette (26 anni allora..) da una parte è attillata al corpo sottile della musica di Bill Evans, dall'altra invece forza soluzioni, propone scansioni diverse e più muscolari, accettate dal leader con convinta partecipazione ("Someday My Prince Will Come"). E il contrabbasso di Gomez non ha mai suonato così trionfale, rilassato e plastico al contempo, imperioso addirittura nella vetrina che Evans gli concede in "Embraceable You" e nella versione di "Very Early."

Ma l'ascoltatore che frequenta Evans, oltre a deliziarsi in lungo e in largo, sarà forse scosso dalla versione "marziana" di "'Round Midnight," davvero un apice in queste esecuzioni, che nel secondo CD trovano momenti quasi sempre folgoranti. Basti ascoltare "Stella by Starlight," "Alfie," un altro assolo lunare di Gomez in "Autumn Leaves" e la consueta meraviglia di "Nardis" che chiude il programma.

Album della settimana

Track Listing

Sleepin' Bee; You're Gonna Hear From Me (Version 1); Yesterdays; Turn Out the Stars; My Man's Gone Now; Emily (Version 1); Spring is Here; Embraceable You; For Heaven’s Sake; Someday My Prince Will Come; Quiet Now; 'Round Midnight; Stella by Starlight; Alfie; You're Gonna Hear From Me (Version 2); Very Early; Emily (Version 2); Waltz for Debby; Autumn Leaves; Nardis.

Personnel

Bill Evans: piano; Eddie Gomez: bass; Jack DeJohnette: drums.

Album information

Title: Live at Ronnie Scott's | Year Released: 2020 | Record Label: Resonance Records

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