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Beppe Gambetta al Six Bars Jails, Firenze

Beppe Gambetta al Six Bars Jails, Firenze
Neri Pollastri By

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Six Bars Jails
Firenze
12.12.2013

Presentato in apertura dagli organizzatori della rassegna come il più grande flatpicker al mondo, è tornato in scena al Six Bars Jails Beppe Gambetta: vi era già stato nel 2007, in occasione del primo anno di attività di questo meritorio club di appassionati della chitarra, e anche per questo è stato omaggiato prima del concerto da un settetto locale di chitarre—la Badachefava Orchestra—che ha suonato due suoi pezzi.

Il concerto si è poi basato sull'ultimo CD del chitarrista genovese, The American Album, pubblicato dopo il suo trasferimento nel New Jersey (del resto da anni Gambetta si esibisce più negli USA che in Italia: nemo propheta in patria). Tra gli aneddoti riguardanti quella che—giocando sull'abusato luogo comune della "fuga dei cervelli"—ha chiamato una "fuga dei plettri," Gambetta ha ricordato l'incontro con Pete Seeger (non ancora scomparso alla data del concerto), al quale ha dedicato il secondo pezzo. Ma altri importanti omaggi sono seguiti nella serata: quello a Doc Watson, scomparso nel 2012 e al cui funerale Gambetta ha preso parte, ha dimostrato lo straordinario eclettismo del genovese, che ha dedicato al chitarrista americano la sua nota e sublime trascrizione dell'Ave Maria sarda.

L'eclettismo di Gambetta ha comunque attraversato tutto il concerto, spezzando il ritmo dell'album americano—segnato da pezzi di chiara ispirazione bluegrass o altri omaggi, come quello a Norman Blake—con brani come "Madame Guitar," mezza in italiano e mezza in inglese, o una tarantella dedicata al paese del salernitano Torraca (noto in tutta Europa—fuorché in Italia—per un progetto di illuminazione pubblica a led), fino a un omaggio a Fabrizio De André tratto da Creuza de ma.

Oltre alla grande maestria allo strumento e a delle non trascurabili qualità come cantante (delle quali però si schernisce), Gambetta ha anche una tanto innegabile, quanto non invadente capacità di intrattenitore, che ha messo a frutto tra brano e brano dialogando con il pubblico, contestualizzando le canzoni, condividendo le proprie esperienze di artista giramondo, raccontando aneddoti e scherzando—come quando ha spiegato genesi e senso dell'indiavolato brano che ha concluso il primo set e che vuol descrivere la corsa dello scoiattolo che è solito frequentare i balconi della sua casa nel New Jersey, eseguito con l'aiuto di un "pedale" per raddoppiare la chitarra che Gambetta chiama "il cugino Gino."

Ancor più eclettica la seconda parte dello spettacolo, nella quale Gambetta ha omaggiato con una Mazurka il suo grande concittadino Pasquale Taraffo, che portò la chitarra nel Nuovo Mondo (a lui e a altri pionieri italiani in America nel 2001 Gambetta ha dedicato il bellissimo CD Traversata), poi ancora De André con "La città vecchia," chiudendo con un suo classico brano, "Fandango per la bionda," dedicato alla moglie, e stupendo tutti con un bis tratto dal folk toscano di Caterian Bueno, "Italia bella mostrati gentile."

Non poco per un chitarrista bluegrass ormai residente nel New Jersey. Chapeau!

Foto (di repertorio)
Dirk Engeland.

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