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Ah-Um Jazz Festival Edizione 2011
Ci sono serate in cui muoversi per le vie di Milano significa incontrare musica, ascoltare jazz. Sono serate in cui la città ti appare all'altezza delle sue ambizioni. Metropoli europea, viva, aperta. Comparabile davvero, per una volta, a città come Barcellona, Parigi, Londra.
Sono le serate in cui il festival Ah-Um invade la città - o meglio, la zona "Isola" - con una miriade di iniziative che animano e riempiono di jazz la vita del quartiere: mostre, murales, eventi dedicati ai bambini, presentazioni di libri, concerti ... Il tutto, con un occhio molto attento sia ai protagonisti storici che ai giovani emergenti della scena musicale locale.
Nell'edizione di quest'anno, il festival si è sviluppato in quattro serate tematiche. La prima, mercoledì 18 maggio, dedicata al rapporto tra immagini e musica, con la mostra di Pino Ninfa (con interventi al sax di Giulio Visibelli) e con lo spettacolo visivo-musicale ImproWYSIWYG Re-Beginning di Roberto Masotti (con Gianluca Lo Presti, Guido Mazzon e Walter Prati). Una proposta, quest'ultima, formalmente rigorosa e ricca di spunti interessanti, ma anche vittima del suo stesso rigore e formalismo, quasi fossimo nella Berlino avantgarde degli anni '70, e non in questa Milano post-tutto del 2011.
Molto piacevole la seconda serata, dedicata ai giovani musicisti emergenti, con ben nove concerti in diversi locali del quartiere (gallerie d'arte, ristoranti, club), e qualche scoperta interessante: l'Urban Mood Quartet, il New Nido Quintet, il Camilla Battaglia Quartet.
La terza serata, svoltasi nella sede della Fondazione Catella, aveva invece come tema portante gli standards. Rivisitati in chiave contemporanea e carica di energia dal duo Alberto Tacchini-Silvio Binello, che ha presentato un repertorio incentrato sul recente CD April in Paris (pubblicato dall'etichetta C-Jam Joint), arricchito con alcune composizioni originali. Interpretati in modo più prevedibile e vicino alla tradizione dalla Bocconi Jazz Business Unit, che ha anche attinto abbondantemente a un repertorio di musiche da film ("Guerre stellari," "M.A.S.H.")
Serata conclusiva del festival alla Fonderia Napoleonica Eugenia, con un programma incentrato sulle sonorità jazz-rock / progressive. I primi a salire sul palco sono stati i friulani Funambolique Theatre Jazz (Paolo Corsini a piano e Rhodes, Luca Demicheli al basso elettrico, Ermes Ghirardini alla batteria, Sebastiano Crepaldi al flauto traverso), che hanno proposto brani tratti dall'album Disponibili anche su altrui funi (pubblicato dalla Music Center). Come lascia intuire la configurazione strumentale, il sound è decisamente anni '70. Netta la predilezione per le scansioni dispari, molto curata l'orchestrazione dei brani, tutti a firma di De Micheli e molto ben scritti, che alternano echi rock e popolari a momenti di genuina, libera improvvisazione.
Chiusura di festival con l'Artchipel Orchestra di Ferdinando Farò, che ha proposto un omaggio a Mike Westbrook e, più in generale, alla scena di Canterbury. Mettendosi in contatto con alcuni dei protagonisti di quella scena, Faraò ha recuperato una serie di partiture originali, e le ha ri-arrangiate in modo da conferire, a strutture sostanzialmente rock, una colorazione tendente al jazz di grande forza dinamica, che ha fatto da sfondo agli interventi dei diversi solisti (particolarmente efficaci quelli di Simone Mauri, Carlo Nicita e Valerio Scrignoli). Un concerto dal clima allegro e festoso, ottima conclusione di un festival che, lentamente ma instancabilmente, continua a crescere e a coinvolgere un sempre maggior numero di attori. Nella speranza che chi di dovere (istituzioni, sponsor, un importante jazz club presente all'Isola) se ne accorga, e sostenga l'iniziativa in modo più tangibile e concreto di quanto fatto finora.
Foto di Antonio Ribatti (la prima) e Angela Bartolo (le altre).
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