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Simone Graziano Frontal alla Sala Vanni

Neri Pollastri By

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Simone Graziano Frontal / Evita Polidoro Nerovivo
A Jazz Supreme
Sala Vanni
Firenze
8.11.2019

A pochi giorni dall'uscita di Sexuality (Auand) e nel bel mezzo del tour di presentazione, Simone Graziano ha portato il suo quintetto Frontal sul palco della Sala Vanni, per la rassegna A Jazz Supreme.

La formazione è stata preceduta da un breve concerto di Nerovivo, il trio della interessante giovane batterista Evita Polidoro, che accanto a lei vedeva i due altrettanto giovani chitarristi Davide Strangio e Nicolò Faraglia. Formazione atipica (la Polidoro operava anche a un synth e alla voce), che ha costruito originalissime atmosfere sospese e rarefatte, con grande attenzione ai suoni, improvvise accelerazioni e momenti dai richiami pop (in particolare quando entrava in gioco la voce). I giovanissimi cercano strade proprie e non si limitano a emulare dei modelli: bene così.

Frontal ha ovviamene proposto la musica del nuovo album, il terzo dopo Frontal e Trentacinque, rispettandone in larga parte anche la scaletta; la presenza sul palco degli interpreti, le differenze timbriche prodotte dall'amplificazione e dalla sala, le variazioni imposte dalle improvvisazioni, hanno comunque permesso di apprezzare la musica da un punto di vista diverso, offrendo sia conferme, sia nuove suggestioni.

È in primo luogo spiccato il ruolo giocato dal chitarrista Reinier Baas, ultimo ingresso della formazione e innovatore delle sue dinamiche: musicista assolutamente singolare che interpreta il proprio strumento come nessun altro, operando al tempo stesso ritmicamente e armonicamente, ma lasciando da parte quasi ogni lirismo, visto dal vivo Baas è risaltato ancor più, perché se ne apprezzavano da un lato il modo in cui "cuce" il discorso complessivo della formazione, dall'altro la particolarità degli assoli, entrambi aspetti che aggiungono alla musica di Frontal una componente contemporanea ancor prima che jazzistica.

Il palco fiorentino ha anche messo in luce la nuova centralità dello stesso Simone Graziano: sarà la personale maturità (ha compiuto quarant'anni proprio il giorno dell'uscita del disco), sarà la giustificata fiducia che ripone nei suoi compagni di viaggio, ormai affiatatissimi, fatto sta che il suo pianoforte gode adesso di spazi che in passato gli erano negati: lo si è visto a pieno nel bis, la lirica "Purity" che era quasi un solo pianistico, ma lo si è percepito lungo tutto il concerto, nel corso del quale Graziano—unico elemento lirico accanto al tenore di Kinzelman—ha più volte preso la scena non già per classici assoli, bensì per dare alla musica una tangibile direzione narrativa, e pur con ciò diventanto protagonista.

È risaltata inoltre la rinnovata importanza di Dan Kinzelman, adesso unica voce lirica della front line e tuttavia ancor meno centrale che in passato: se si escludono un paio di assoli più prolungati—tra i quali quello bellissimo su "Sexuality" che ha concluso il concerto—il sassofonista, impegnato solo al tenore, è stato costantemente al servizio di una musica collettiva e strutturatissima, con interventi perlopiù rigorosi e dinamicamente misurati, mentre nei lunghi spazi che non ne prevedevano la presenza il musicista è rimasto attento, quasi in una meditativa contemplazione della musica che scorreva.

Infine, il palco e la visione del formarsi della musica hanno pienamente reso merito alla ritmica: il sempre più autorevole Gabriele Evangelista, che in una musica così complessa svolge un ruolo spesso oscuro e faticoso, ma che in questo caso ha avuto modo di mettersi in luce anche con un paio di eccellenti assoli, e l'essenziale Stefano Tamborrino, che la dimensione live permette sempre di apprezzare nella sua continua varietà di suoni e figurazioni e che—cosa questa abbastanza rara—si è stavolta prodotto in un vero e proprio assolo batteristico, ancorché lontano da quelle performance muscolari tanto frequenti (quanto scontate) sui palchi jazzistici.

Un concerto quindi complessivamente molto bello, condotto dai musicisti con una certa emozione, dovuta forse in parte al fatto di essere tutto sommato "in casa" (a parte il chitarrista olandese, che peraltro aveva già suonato alla Sala Vanni) e davanti a un pubblico che li conosceva e apprezzava, in parte alla consapevolezza di offrir loro una musica matura e ben meditata. Un'emozione scioltasi di fronte alla reazione della platea, gremita a dispetto di un tempo piovoso, tipico del novembre fiorentino, ed entusiasta del concerto, che ne ha festeggiato a lungo gli interpreti anche dopo la sua conclusione.

Foto: Eleonora Birardi.
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