Servillo, Mangalavite, Girotto all’Ah-Um Milano Jazz Festival

Paolo Peviani BY

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Peppe Servillo-Natalio Mangalavite-Javier Girotto
Ah-Um Milano Jazz Festival-XVII Edizione
Teatro Fontana
Milano
16.5.2019

Correva l'anno 2000 quando l'Ah-Um Milano Jazz Festival muoveva i suoi primi passi come vetrina della scena jazzistica avant in un teatro di periferia. Bei tempi! Ma allora il pubblico milanese era più aperto a certe sperimentazioni.

Poi sappiamo com'è andata: i tempi sono cambiati. Qualche festival è scomparso, l'Ah-Um ha saputo adattarsi e nel corso degli anni ha cambiato collocazione temporale, quartiere, orizzonte artistico. Da festival si è fatto rassegna, stagione di concerti. In breve, ha cambiato pelle.

Il jazz, tuttavia, è rimasto nel suo DNA. Certe passioni, lo sappiamo bene, sono dure a morire. E dunque, pur avendo imboccato una strada più fruibile, continua a proporre musiche che incrociano il linguaggio afro-americano, la contaminazione, l'improvvisazione.

Uno dei concerti più rilevanti presentati in questa edizione, la diciassettesima, è quello del trio formato da Peppe Servillo alla voce, Natalio Mangalavite a pianoforte e tastiere, Javier Girotto a sax soprano, flauto e percussioni. In programma il loro ultimo progetto, Parientes. Lavoro affettuoso, ironico e malinconico sulle migrazioni e le relazioni tra persone, familiari, culture, popoli.

"Nosotros somos argentinos, pero también somos italianos. Somos todos parientes", recita una voce femminile all'inizio del concerto. Le radici comuni, i forti legami tra Italia e Argentina diventano così il filo conduttore di un racconto in parole e musica, tra citazioni di pagine di Cortázar e vecchie ricette per fare il ragù, rancori familiari e struggenti echi di Astor Piazzolla, mentre sullo sfondo aleggiano due città di grande complessità e rara bellezza come Napoli e Buenos Aires.

Servillo alterna registri da cantante confidenziale a guizzi di grande verve attoriale. Mangalavite e Girotto, non lo scopriamo certo ora, hanno il giusto vissuto per suonare cumbie, tanghi e milonghe, per raccontare in modo credibile una storia fatta "per chi tiene il fuoco nell'anima, per chi odia e non lo dice mai, per chi ha l'amore negli occhi e il sole nel petto, ma si limita a ballare la vita con carisma e mistero".

Chiusura di concerto sulle note di Felicità di Lucio Dalla, malinconiche, delicate e poetiche, come questa serata.

Foto: Gigi Fratus

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