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Stefano Battaglia: Pelagos

Alberto Bazzurro By

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Questo dovrebbe essere il settimo album di Stefano Battaglia su ECM, a partire da Raccolto, del 2005, nonché il primo inciso per l'etichetta tedesca (nel maggio 2016 alla Fazioli Concert Hall di Sacile) interamente in solitudine, formula peraltro largamente praticata dal pianista milanese su altre etichette (e ricordiamo almeno Baptism, o Il cerchio interno, o ancora le Swiss Radio Tapes).

Questo Pelagos, doppio, sembra voler raccogliere quelle eredità ormai attempate ricapitolando qualcosa che negli ultimi anni si è svolto soprattutto attorno al golden trio con Roberto Dani e Salvatore Maiore. Tornano, in particolare, l'imprinting classico e, in parallelo, il gusto per una sperimentazione che potremmo definire "rumoristica," elementi entrambi ben presenti in Battaglia fin dalla notte dei tempi.

L'approccio alla materia da svolgere è lento, quasi titubante, come se il pianista assumesse una posizione di attesa verso ciò che avrà comunque tanto tempo per sdipanare e precisare. Già il secondo brano (che è poi quello che intitola l'album, e che dura dieci minuti) è però più vitale, pur entro quei parametri di eleganza e concentrazione che segneranno per intero le due ore abbondanti lungo le quali l'opera si sviluppa. Dopo "Migralia," che di lì diparte, con ormai mezz'ora di musica alle spalle, s'inizia a percepire come una volontà (ribadita, in tal senso) di procedere senza scossoni, su dinamiche minime, benché proprio la parte finale di "Migralia" scompagini un po' le carte, facendosi qua e là persino incalzante, ritmicamente molto mobile.

La prima lettura di "Lamma Bada Yatathanna," tema tradizionale arabo, riporta tutto nell'alveo di un pudore assoluto, laddove "Processional" apre la sequenza degli episodi "preparati," peraltro su un tono dimesso, a mezza voce. Riporta per contro alla mente Lennie Tristano il deambulare per mano sinistra sola (almeno così si direbbe) che segna buona parte di "Halan," mentre per il breve "Hogon" Battaglia si riaffida alle cure del piano preparato. E lo spettro dinamico sembra volersi aprire un po' di più, impressione a conti fatti fallace, visto che i due brani di travaso fra primo e secondo CD, "Life" e "Lampedusa," recuperano un minimalismo a tratti persino estenuato, laddove il successivo "Hora Mundi" parte con una serie impellente di scale, acquietamenti, poi, su fondali più cogitabondi, nuove ripartenze, a intermittenza, e finale percussivo, passando quindi il testimone alla seconda versione del canto arabo, col recupero di un descrittivismo lirico-narrativo particolarmente caro a Battaglia.

Quieto e minimale, persino un po' monocorde, "Exilium," con i tracciati che si palleggiano fra questo humus e sequenze più mosse, almeno a livello intestino, sembra come allargare tale longa manus a "Migration Mantra," prima del rush finale, fra cascami classici e un'eleganza un po' asettica ("Horgos e Roszke," "Ufratu"), ancora piano preparato ("Heron," tutto giocato sul registro grave) e chiusura in morbido saliscendi ("Brenner Toccata").

Dopo adeguata pausa di riflessione su quanto ascoltato, sarà poi il caso di riprendere tutto daccapo...

Track Listing:
CD 1:
Destino; Pelagos; Migralia; Lamma Bada Yatathanna; Processional; Halap; Dogon; Life.
CD 2:
Lampedusa; Hora Mundi; Lamma Bada Yatathanna (var.); Exilium; Migration Mantra; Horgos e Roszke; Ufratu; Heron; Brenner Toccata.

Personnel: Stefano Battaglia: piano and prepared piano.

Title: Pelagos | Year Released: 2017 | Record Label: ECM Records

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