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Freddie Hubbard: On Fire: Live from the Blue Morocco

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Dice bene Bennie Maupin, nelle sue note incluse nel libretto del CD, quando ricorda che dopo aver suonato nei Jazz Messengers di Art Blakey, Freddie Hubbard era forse il più forte trombettista in circolazione.

Hubbard ha suonato in tutte le situazioni chiave dal 1960 in avanti, scelto sempre dai migliori in campo, e pure affermando una buona leadership, forse soffrendo il ruolo di mattatore di Miles Davis, ma riuscendo ad evitare la sua ombra, tranne forse in qualche periodo di carriera. Ha ereditato e sintetizzato le strategie semplici ma intense dell'hard-bop, portando la tecnica strumentale verso vette assolute—dopo il magistero di Clifford Brown—ma non si è tirato indietro dall'azzardo e dalle terre incontaminate dell'informale e del free.

Leggere la sua discografia fa impressione. Oltre alle perle registrate con Blakey, Hubbard, ad esempio, è protagonista in Free Jazz di Ornette Coleman, in tre capolavori di Coltrane, tra cui Ascension, in Out to Lunch di Eric Dolphy, in East Broadway Run Down di Sonny Rollins. Ed ha suonato praticamente con tutti gli assi della scena.

Non erano, le sue, doti camaleontiche, ma proprio attutudini sincere verso la grammatica afroamericana in tutte le sue declinazioni, nello stesso tempo doti di umiltà e di consapevolezza. Le sue esposizioni fendono come lame le griglie degli accordi, costruendo cattedrali di suono ascendenti e in un baleno discendenti, riempiono con densità lo spettro armonico, ma sanno come acquietarsi in pause benefiche, sanno accarezzare il blues ed evitare le ridondanze. Insomma, un maestro.

Lo dimostrano una volta di più queste registrazioni live, catturate al Blue Morocco nel Bronx, NYC, nel luglio del 1967 da Bernard Drayton e riportate alla luce dalla Resonance e dall'infaticabile Zev Feldman, da Drayton e dal figlio Charley.

Siamo a due mesi dalla scomparsa di Coltrane, il jazz è indeciso se perpetuare la lingua hard bop o seguire le intuizioni del quintetto di Davis (con Shorter gran maestro compositore), tra un po' arriverà il jazz-rock (che anche Hubbard frequenterà nelle incisioni CTI).

Qui Hubbard guida un quintetto inappuntabile, con un giovane Kenny Barron già pianista di vaglia, Bennie Maupin al tenore che già riesce a liberarsi dalle influenze più ovvie e si candida come voce tra le più originali del futuro, più una ritmica solida formata da Herbie Lewis al basso e da Freddie Waits alla batteria.

Non è tanto il repertorio ad impressionare, legato a filo doppio alla formula tema-assolo-ritorno al tema, quanto il furore esecutivo e la compattezza dell'insieme, brillanti sia nel clima da blowing-session che nei più tranquilli tempi di waltz, nel blues canonico come negli standards.

A proposito, solo nell'esecuzione di "Bye Bye Blackbird," Hubbard non può esimersi dal confrontarsi con Miles, ricalcandone gli stilemi per qualche battuta. Le due versioni di "Breaking Point" sono tra i vertici del doppio album. Le ricche note del libretto vedono le firme di John Koenig, Bennie Maupin, Kenny Barron, Drayton padre e figlio, Duane Hubbard, Charles Tolliver, Eddie Henderson, Steven Bernstein e Jeremy Pelt.

Album della settimana.

Track Listing


CD 1:

Crisis; Up Jumped Spring; Echoes of Blue; True Colors/Breaking Point.

CD 2:

Bye Bye Blackbird; Summertime; Breaking Point.

Personnel

Additional Instrumentation

Bennie Maupin: tenor saxophone.

Album information

Title: On Fire: Live from the Blue Morocco | Year Released: 2025 | Record Label: Resonance Records


About Freddie Hubbard

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