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Mette Henriette: Mette Henriette

Neri Pollastri By

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Mette Henriette Martedatter Rølvåg, classe 1990, nata a Trondheim, nel centro della Norvegia, ma di origini sami, improvvisatrice, compositrice, sax tenore, cresciuta artisticamente in modo precoce e "selvaggio," cioè con una formazione musicale plurale e disorganica: tali i cenni biografici dell'autrice di questo doppio CD, da molti salutato come sorpresa dell'anno e annuncio di una nuova stella.

Anche il suo approdo alla ECM ha qualcosa di leggendario: dopo il suo primo lavoro, con il trio Aella, Mette si reca a un concerto di Saluzzi scoperto giusto venti minuti prima dell'inizio e si trova a sedere sulla scala proprio accanto ad Eicher, al quale non si fa scrupolo di descrivere il progetto musicale che sta scrivendo, colpendolo e strappandogli subito un contratto.

Il risultato è questo Mette Henriette, diviso in due capitoli: O, per trio tenore-pianoforte-violoncello; Ø, per un ensemble di tredici elementi anch'esso inusitato, visto che include anche il prestigioso quartetto d'archi Cikada e un bandoneon. Due dischi diversi, ma omogenei, facce della stessa medaglia.

L'omogeneità è data dalla (voluta) frammentarietà dei brani che compongono entrambi i capitoli—15 nei 42 minuti del primo, addirittura 20 nei 59 del secondo -, dalla libertà dell'aggregazione dei suoni—non priva di temi latenti (alcuni più volte ricorrenti in forma di variazione), ma sempre caratterizzata da intrecci non scontati, frasi di pura espressività, reiterazioni e ostinati—e dal clima brumoso, tipicamente nordico, ma che richiama anche ben altri modelli d'oltreoceano.

Le differenze scaturiscono invece -ovviamente -dal mutato impianto strumentale, che permette di far apprezzare la narrazione della Henriette da punti di vista radicalmente diversi: più cameristico, intimo, riflessivo, anche dolente il primo (che richiama alla memoria per esempio il trio di Ellery Eskelin con Andrea Parkins e Jim Black per la gestione dei suoni), nel quale il lavoro dei protagonisti è sinergico e paritetico; più cangiante -anche a cagione del continuo mutare delle parti di organico in scena -il secondo, ora quasi sinfonico, ora prossimo a organici quali gli ensemble di Roscoe Mitchell, ora anch'esso residualista, con suoni in libera aggregazione. In questo secondo capitolo spiccano il contrabbasso di Per Zanussi e gli archi. Menzione a parte per il sax della leader, difficilmente etichettabile, sempre liberamente espressivo, memore della lezione dei maestri nordici dello strumento nelle rare occasioni liriche, sempre comunque originale.

Questo dà forse la cifra di un lavoro assai singolare, che si ascolta con piacere e interesse, nel quale si scoprono sempre nuovi dettagli. Quanto basta per prestare da qui in avanti alla Henriette una certa attenzione. Resta poi da vedere se si sia davanti a un autentico capolavoro e a un nuovo modo di fare jazz.

Track Listing:
O
So; .oOo.; The Taboo; All Ears; But Careful; Beneath You; Once; We Were To; 3-4-5; Hi Dive; A Void; The Lost One; In Circles; I Do; O.
Ø
Passé; Pearl Rafter; Veils Ever After; Unfold; Wildheart; Strangers by Midday; Late à la carte; So It Is; ?; True; This Will Pass Too; But We Did; I; Breathe; Off the Beat; Wind on Rocks; Bare Blacker Rum; & The Silver Fox; Behold; Better Unheard [Yet to Be Hold].

Personnel:
O
Mette Henriette: sax tenore; Johan Lindvall: pianoforte; Katrine Schiøtt: violoncello.
Ø
Mette Henriette: sax tenore; Henrik Nørstebø: trombone; Eivind Lønning: tromba; Sara övinge, Karin Hellqvist, Odd Hannisdal: violino; Bendik Bjørnstad Foss: viola; Ingvild Nesdal Sandnes, Katrine Schiøtt: violoncello; Andreas Rokseth: bandoneon; Johan Lindvall: pianoforte; Per Zanussi: contrabbasso; Per Oddvar Johansen: batteria.

Title: Mette Henriette | Year Released: 2016 | Record Label: ECM Records

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