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Merano Jazz Festival and Academy 2023

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Alto Adige
Merano
10-16.7.2023

L'ormai lunga e articolata storia di Merano Jazz, giunta alla ventisettesima edizione, ha affrontato quest'anno un cambio di rotta gestionale. La manifestazione abbina ormai da ventidue anni agli appuntamenti concertistici l'attività didattica e di laboratorio (Academy), partita dall'iniziativa congiunta di Franco D'Andrea ed Ewald Kontschieder, sviluppata con la presenza di un pregiato gruppo di docenti, a rotazione biennale o triennale, attinti in misura equilibrata tra l'area italiana e quella germanica.

Ogni anno c'è poi la presenza di un Artist in residence, scelto dalla scena internazionale per condurre una masterclass, dedicata in particolare ad allievi già ben attrezzati. In questa veste, sono passati da Merano, tra gli altri, artisti come Roswell Rudd, Dave Douglas, Steven Bernstein, Tim Berne, Peter Erskine, Bobby Previte, Norma Winstone. Personalità e sensibilità diverse, che hanno portato all'Accademia di Merano Jazz approcci differenti allo studio e alla pratica musicale.

Pur mantenendo una propria autonomia, il momento concertistico e le attività didattiche sono sempre state in stretta relazione, anche sotto il punto di vista del periodo di svolgimento. Il primo, sostenuto direttamente dal Comune di Merano, sotto la direzione artistica di Vincenzo Costa, le seconde con la conduzione dell'Associazione Culturale Muspilli. Si è giunti ora a una fusione delle due gestioni: questo 2023 è stato un anno di passaggio, coordinato da Kontschieder, ma armonizzato su decisioni collegiali. Possiamo dire senz'altro che tale transizione offre il buon auspicio per uno sviluppo positivo nei prossimi anni.

Il cartellone dei concerti si è avvalso, più che negli anni precedenti, dell'impegno di insegnanti presenti ai laboratori. Un appuntamento era dedicato al contributo di Ari Hoenig, quest'anno presente in qualità di artista in residenza e titolare di una masterclass di batteria, mentre Federica Michisanti, docente di contrabbasso all'Academy, presentava in concerto il proprio French Quartet, con Louis Sclavis ai clarinetti, Vincent Courtois al violoncello e Michele Rabbia alla batteria ed elettronica. Erano coinvolti nella sezione concertistica pure Bebo Ferra, docente di chitarra, e Giovanni Cigui, titolare della classe di sassofono.

Questo orientamento ha rappresentato certamente un'occasione in più, per i numerosi allievi presenti, di ascoltare i propri insegnanti nella veste concertistica. Gli stessi allievi hanno visto estendersi la possibilità di esibirsi in jam session, in più occasioni. Nel suo intervento, Hoenig non presentava un proprio gruppo, ma gestiva un appuntamento, aperto al pubblico, con musica e conversazione nell'aula magna della Scuola Musicale. Nelle parti musicali c'era il coinvolgimento di altri insegnanti, tra cui gli stessi Ferra e Michisanti, il trombettista germanico Julian Hesse, il pianista Dado Moroni, che sostituiva tra l'altro nella masterclass Franco D'Andrea, bloccato per ragioni di salute.

Il batterista statunitense ha posto l'accento, nei propri interventi verbali, sull'idea di musica come dialogo, sulla fondamentale presenza di un ascolto profondo e di una pronta reattività agli stimoli messi in gioco. L'interpretazione di un fluido "Straight No Chaser," affrontato in tempo veloce, ha dato occasione al batterista di sottolineare il carattere differente di ogni blues, da cui scaturisce una molteplicità musicale proteiforme, nella quale scavare e da cui trarre sempre nuovi stimoli.

Il concerto del French Quartet ha dato voce al momento di maggiore vitalità del cartellone musicale. Con alle spalle la registrazione recente di un CD che sarà pubblicato il prossimo autunno da Parco della Musica Records, la formazione è ben guidata dalla regia elastica e attenta della contrabbassista, con le sue composizioni congegnate in modo aperto, stimolanti al dialogo e all'elaborazione. A una prima parte in cui Sclavis appariva guardingo, quasi appartato rispetto agli interventi di Rabbia e Courtois, in cui prevaleva la ricerca di impasti timbrici ad ampie campiture, sono subentrate sezioni sempre più muscolari, verso equilibri acrobatici, con il decollo emotivo e dinamico del dialogo tra gli strumenti, il contrasto di episodi veementi e di aperture liriche. In evidenza il lungo brano finale, "Floathing," emblematico come il gioco di parole del titolo, ove emergeva l'interazione impetuosa tra i clarinetti di Sclavis e la percussione di Rabbia.

Il doppio appuntamento che ha visto sulla scena il duo di Emanuele Filippi al pianoforte e Giovanni Cigui al sax alto, poi il quintetto della batterista coreana Sun-Mi Hong, ha messo in evidenza i talenti di alcuni giovani. Quelli di Filippi e Cigui, ormai ben riconosciuti, qui messi in risalto dal duo intimista e ben sintonizzato, ricco di riferimenti alla musica degli ultimi cinquant'anni, dai Beatles di "Norwegian Wood" al Nino Rota del brano originale "Amarcord Days," a Nick Drake. Il quintetto internazionale messo in scena da Hong, in verità ben rodato da alcuni anni di attività nel panorama olandese, ci ha fatto scoprire musicisti che meritano attenzione, tra cui due italiani, il tenorista Nicoló Ricci e il contrabbassista Alessandro Fongaro. La tromba del britannico Alistair Payne, che completava l'ottima front line, ha spesso ricordato la sinuosa fantasia di Kenny Wheeler.

Una sorpresa coinvolgente è venuta dall'esibizione del quartetto vocale femminile Anutis, che presentando nella Chiesa Evangelica di Merano la "Cantata alla memoria di Pierpaolo Pasolini" di Giovanna Marini, ha messo in scena una vera e propria drammatizzazione, con ardente gestualità legata al pianto funebre rituale del Mezzogiorno e di tante altre aree. Le quattro giovani protagoniste, di differente provenienza e formazione, hanno conferito forza e varietà alle parti del testo poetico (di Pasolini, della stessa Marini e di tradizione popolare italiana) e delle armonie/polifonie, affrontate con carattere e fine controllo delle sfumature. Bella sorpresa è venuta pure dal concerto di Bebo Ferra, che ha dovuto sostituire all'ultimo momento il collega Michael Sagmeister nei laboratori e nel concerto con la sua rodata ritmica, formata da Thomas Heidepriem al contrabbasso e Michael Küttner alla batteria.

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