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Merano Jazz 2019

Merano Jazz 2019
Giuseppe Segala By

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Merano
Teatro Kimm e altre sedi
10-14.7.2019

La ventitreesima edizione di Merano Jazz conferma la propria impostazione basata sul legame tra proposte concertistiche e attività didattica, con l'Accademia Mitteleuropea diretta da Franco D'Andrea ed Ewald Kontschieder, giunta quest'anno alla diciottesima edizione.

Nella rosa di docenti che ruotano con frequenza biennale, c'erano quest'anno tra gli altri la vocalist Anna Lauvergnac, il sassofonista Pietro Tonolo, il trombettista Matthias Schriefl, il pianista Luca Mannutza, il percussionista Mamadou Diabate, il contrabbassista Stefano Colpi, il batterista Drori Mondlak. Ospite speciale, in qualità di Artist in Residence era Ray Anderson, mentre lo stesso D'Andrea ha proposto come ogni anno il proprio contributo con una masterclass, incentrata questa volta sul tema "Fare musica con un intervallo": argomento che il pianista di origine meranese ha sviluppato con particolare cura nella propria musica, con risultati di notevole interesse nelle ultime registrazioni in ottetto (Intervals, appunto) e in solo (il mirabile A Light Day).

Il cartellone dei concerti, curato da Vincenzo Costa, proponeva tre appuntamenti di orientamento diverso, che pescavano nell'ambito brasiliano con Ivan Lins, nel panorama contemporaneo con il quartetto della contrabbassista Linda May Han Oh, nella scena che si può ormai definire classica contemporanea, con la ricostituzione, a vent'anni di distanza, dello storico quartetto Bump del batterista Bobby Previte. Un ventaglio sufficiente, in sole tre tappe, a mostrare altrettante sfaccettature del jazz e dintorni.

Il concerto del compositore e interprete brasiliano, che ha aperto la rassegna meranese, ha dimostrato una volta di più come nella musica dal vivo si possa condividere e capire la personalità di un artista. Le registrazioni di Lins sono state innumerevoli, nell'arco di una carriera che dura da cinquant'anni, ma la vitalità, l'energia, la forza comunicativa che egli esprime in concerto non può essere riprodotta da alcun lavoro registrato. Il temperamento di Lins, perfettamente in sintonia con l'universo brasiliano, con i suoi equilibrismi instabili, le sfumature tra solarità e malinconia, viene trasmesso dalla sua presenza, dal sorriso, dalle movenze, dalle espressioni del volto. Alla riuscita del concerto, nel quale Lins ha proposto una carrellata di brani celebri come "Harlequin," "Velas," "Madalena," ha contribuito la formazione che lo accompagnava, in cui spiccava il pianoforte di Antonio Farao, in bella simbiosi con la musica del leader.

Già "Artist in residence" qualche anno fa ai corsi dell'Accademia meranese, Previte presentava il suo storico quartetto sotto la denominazione Classic Bump Band, con solisti di grande valore nel jazz contemporaneo, come il sassofonista contralto Marty Ehrlich, il pianista Wayne Horvitz, il bassista Jerome Harris, subentrato in sostituzione dell'annunciato Steve Swallow. In questa prima tappa del tour europeo, il quartetto ha mostrato subito la sintonia, dopo tanto tempo, tra questi formidabili musicisti, soprattutto sotto il punto di vista del respiro musicale, della pregnanza narrativa, della varietà compositiva, dovuta a Previte, Ehrlich, Horvitz. Nella performance ha prevalso una sobrietà ricca di energia, una salda qualità narrativa anche negli interventi in solo: tanto senso attraverso poche note, ognuna con il giusto peso specifico.

Di taglio molto diverso, complementare nella successione dei concerti al Teatro Kimm di Merano, è stato il concerto della serata precedente, con il quartetto guidato da Linda Oh, formidabile sia come solista che in qualità di compositrice, che allineava gli ottimi Greg Ward al sax alto e Matthew Stevens alla chitarra. Qui la musica, basata in gran parte sul repertorio dell'ultimo CD pubblicato da Linda Oh, Walk Against Wind, era sorretta da attività prevalentemente frenetica, da trame serrate in cui metri differenti e strutture complesse creavano un tessuto decisamente metropolitano. Pur nel virtuosismo, mancava però il respiro, il contrasto dinamico che avrebbe fatto librare la musica ancora più in alto.

Meritano un cenno, infine, i brevi saggi portati dagli allievi impegnati nei laboratori e nelle masterclass dei vari docenti all'Accademia. In diverse combinazioni strumentali, hanno dimostrato come si possa costruire una pillola di musica significativa, anche dopo pochi giorni di lavoro. In particolare, gli ensemble coordinati da Ray Anderson, da Franco D'Andrea, con brani del pianista quali "Two Colors," "Via Libera" e "Monti Pallidi," e da Drori Mondlak ("Beatrice" di Sam Rivers, "Footprints," "Well, You Needn't"), hanno offerto esempi di bella sintesi tra didattica e creatività. Dell'intervento conclusivo di Anderson, rivolto agli allievi, vale la pena di ricordare queste parole: "Scopri chi sei, attraverso il suono, il tuo suono. Senza pensare."

Foto: Ewald Kontschieder.
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