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La prolificità di Giorgio Pacorig

Neri Pollastri By

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Per le ragioni che ci ha spiegato in una recente intervista (clicca qui per leggerla), il pianista e tastierista bisiacco Giorgio Pacorig è un musicista particolarmente prolifico. Presente in alcuni dei dischi più interessanti della recente produzione nazionale, Pacorig è uscito ultimamente con numerosi altri lavori, cinque dei quali prendiamo qui in considerazione.

Lokomotive Duo
Courtyard Stories
Klopotek

Il primo è anche il lavoro più risalente, essendo uscito circa due anni fa per l'etichetta slovena Klopotek (per la quale Pacorig ha pubblicato anche il duo Blue Fire, con De Mattia) ed è a nome del Locomotive Duo, che a suo fianco vede la clarinettista e altosassofonista Clarissa Durizzotto. Il tastierista vi utilizza solo il Fender Rhodes, del quale è apprezzato specialista, e il synth Korg, lasciando da parte il pianoforte. Il lavoro è un esempio plateale di quel che Pacorig ci diceva nell'intervista riguardo al suo interesse per il Fender: lo si ascolta infatti esplorare sonorità inusitate, sia di supporto ai fiati della partner, sia in solitudine (tra i tanti esempi si ascolti la conclusione di "The Birth of the Chick"), giocando con chiavi e manopole, creando situazioni e atmosfere sorprendenti, spesso sospese, sulle quali si muove libera la Durizzotto, in genere più nervosa al contralto e più distesa al clarinetto, con il quale alterna tracce di motivi ispirate alla tradizione del jazz a suoni liberi e scoppiettanti.

Courtyard Stories è un disco singolare, che si muove a scatti, lasciando ampi spazi di espressione in solitudine per ciascuno dei due musicisti, e caratterizzato da un virtuoso contrasto tra suoni elettronici e acustici, particolarmente stridente (e bello) quando ad affiancare i suoni del Fender è il legno del clarinetto. Un lavoro originalissimo e personale, di ascolto immediato e godibilissimo, a dispetto della sostanziale assenza di sviluppi tematici convenzionali o lineari.

Giancarlo Schiaffini-Giorgio Pacorig
Dolenti delitti dolosi delle dilette doline
Setola di Maiale

Ancora un duo, ma ben diverse atmosfere in Dolenti delitti dolosi delle dilette doline, giocoso titolo di in un concerto tenutosi a Monfalcone il 30 aprile del 2016, presso Il Carso in Corso, nel quale Pacorig è affiancato da Giancarlo Schiaffini, storico Maestro dell'improvvisazione. Qui di scena accanto al trombone è il solo pianoforte, che—pur nell'alternanza di rapide accelerazioni e improvvise sospensioni—si muove sempre con quieta dolcezza, anche quando il lavoro sulle corde è alla ricerca di timbri atipici atti ad accompagnare le caratteristiche espressività di Schiaffini: brontolii meditativi, meditazioni al tempo stesso scure e ironiche, scoppiettanti invenzioni e suggestive rumorosità.

Mantenendo una continuità stilistica ed espressiva, il disco attraversa soprattutto scenari di contemporanea e blues, ma ha attenzioni anche per eco orientali, sempre con l'interazione tipica dell'improvvisazione radicale. Per spazi e contenuti espressivi ne è protagonista il trombone (si ascolti in particolare "Neopterygii lontani"), ma Pacorig ha ampio modo di farsi apprezzare nella ricerca sulla tastiera, che include sia la sensibilità per le singole note, sia il lavoro sulle corde e sulle risonanze dello strumento (per esempio nell'avvio di "Scorpaeniformes in prospettiva").

Cinquantadue minuti di libertà espressiva, che dal vivo devono essere stati memorabili e che anche all'ascolto documentale risultano estremamente coninvolgenti.

Giovanni Maier-Giorgio Pacorig
Incipit
Palomar

Sempre in duo è Incipit, stavolta con uno dei più frequenti collaboratori di Pacorig, l'antico mentore Giovanni Maier, per l'etichetta del quale —la Palomar—esce il disco. Anche in questo caso lo strumento utilizzato è il pianoforte, per un impasto di suoni acustici classico, con i quali vengono dipinte sei scene improvvisate, a partire da altrettanti microtemi che servono da spunti, per un totale di trentacinque minuti.

Vi domina il dialogo tra i due affiatatissimi musicisti, che permette la valorizzazione degli splendidi suoni degli strumenti, nonché della collaborativa creatività degli interpreti: si ascolti esemplarmente il quarto "Incipit," che parte da un gioco di chiamate e risposte per poi avviarsi verso un entusiasmante crescendo, che si avvale delle risonanze strumentali, e si conclude in una rinnovata frammentazione dei suoni. Oppure la splendida traccia successiva, nell'inizio della quale Maier fa sfoggio del suo proverbiale fraseggio cantabile, pur in un contesto astratto e libero, mentre Pacorig lo sostiene con un'attenta ricerca di note, esplorando ora il contrasto con suoni cristallini, ora l'assonanza con la parte sinistra della tastiera.

In questo contesto il pianista ha modo di esprimersi in modo assai diverso che nel duetto con Schiaffini, mostrando aspetti della sua formazione classica e un maggiore lirismo (per quanto in filigrana, vista l'assenza di temi nello sviluppo improvvisato), pur svariando su numerosi stilemi, ora percussivi, ora sospesi e astratti, ora invece più melodici. Grande prova per entrambi i musicisti, per un lavoro da ascolto attento, ma non cerebrale o criptico. La copertina presenta una foto "storica," risalente agli anni Ottanta, che mostra i due protagonisti, giovanissimi, all'esordio della loro antica collaborazione.

Mahakaruna Quartet
Inventum
Nuovo Corso

Ben diversa la formazione di Inventum, un tradizionale quartetto con il sassofono dello sloveno Cene Resnik e la cornetta di Gabriele Cancelli, Pacorig al pianoforte e Stefano Giust alla batteria. La formazione—con un'ilare allusione a doppio senso—prende il nome di Mahakaruna Quartet, dal sanscrito Maha (grande) e Karuna (compassione), e mette in scena il terzo atto di un progetto, "Verso il Primo Maggio," ideato dall'associazione Nuovo Corso (che pubblica il disco) e che era stato preceduto da un lavoro per piano solo di Claudio Cojaniz e uno del quintetto Kaca, Sraka in Lev.

La registrazione è un live del 30 aprile 2016, di nuovo a Monfalcone presso Il Carso in Corso, e Pacorig è impegnato al pianoforte, stavolta però in un contesto più complesso sia per l'ampiezza di formazione, sia perché l'improvvisazione—che resta la cifra della musica—nasce da canti di lavoro e ruota intenzionalmente attorno a essi. Gli esiti sono a dir poco entusiasmanti: musica vivida e pulsante, che attraversa trasversalmente gran parte della tradizione jazzistica—il free, la New Thing, la protesta anni Sessanta-Settanta—ma lo fa all'insegna della libera improvvisazione, ritrovando i temi qua e là, così da non dimenticare le ragioni del contendere, che sono a loro volta le ragioni del far musica da un punto di vista politico e sociale.

Spettacolari tutti i protagonisti, con Resnik e soprattutto Cancelli in prima fila, e Giust a sostenere propulsivamente il magma sonoro. In questo contesto Pacorig (autore peraltro di tutti gli arrangiamenti) gode di ampia libertà e la sfrutta in particolar modo dal punto di vista timbrico, lavorando sulle corde e sui riverberi ("Auf Und Geht," la traccia più aggressivamente free) anche liberando la sua vena lirica (prima parte di "Le 8 ore," che poi si sviluppa in mille direzioni diverse), oppure operando alla tastiera con foga percussiva ("Addio Lugano," nella quale brilla per scelta di suoni Giust). Non mancano comunque i momenti lirici, in particolare nella bellissima "Cantigas de Maio."

Disco notevolissimo, sul crinale tra la tradizione e l'improvvisazione radicale.

Maistah Aphrica
Maistah Aphrica
Autoprodotto

L'ultimo album in esame, Maistah Aphrica, è quello con l'organico più ampio, un ottetto di giovani musicisti friulani dal nome omonimo, che realizzano una musica fresca e immediata, ricca di ritmo, percussioni e radiose fanfare. Il lavoro è stato registrato nel febbraio del 2017, è autoprodotto e ha una confezione quantomeno singolare: una custodia in cartone con il doppio nome (della formazione e dell'album) stampato con un timbro, su cui spicca—applicata a rilievo—un'Africa in pelliccia sintetica marrone.

La musica è caratterizzata da intensi ritmi di derivazione afro beat e da ispirazioni del jazz etiope di Mulatu Astatke, il tutto venato di funky e sostenuto dal basso elettrico di Enrico Giletti, dalla batteria di Alessandro Mansutti e dalle percussioni di Marco DOrlando; sopra esso svariano le tastiere di Pacorig e l'elettronica di Andrea Gulli, offrendo colorazioni elettriche ora acide, ora surreali. Su questa tessitura vivace e colorata intervengono i fiati: Clarissa Durizzotto, qui impegnata solo al sax contralto, Gabriele Cancelli alla tromba e Mirko Cisilino a tromba e trombone. I tre suonano spesso all'unisono, prendendosi a turno dei soli che tuttavia rimangono sempre finalizzati a esaltare una musica fondamentalmente corale.

Proprio la coralità fa sì che anche il ruolo di Pacorig sia meno scindibile dal suono collettivo e tuttavia apporti ad esso un colore che gli è caratteristico. Del resto, la musica del gruppo, oltre che freschissima e ballabile, è anche molto personale: l'Africa e le sue ispirazioni sono infatti solo immaginarie, visto che gli otto musicisti non sono appunto "mai stah in Africa" e perciò dall'operazione traggono fuori solo la loro propria musica.

L'operazione ha avuto un considerevole successo sia di pubblico, sia di critica (la formazione è stata invitata a suonare per Radio 3), ragion per cui è in lavorazione un secondo album, che attendiamo con curiosità.

Elenco dei brani e Musicisti:

Courtyard Stories

Awakening in the Henhouse; Problems Between Turkeys (Turkey's Blues); The Peacock Parade... And Gossip Behind; The Birth of the Chick; The Stork on the Wire; Quails!!!; Owl Obsession; Goose Sacrifice; The Fox Attack (Part 1); Jealousies Among Chickens (Manslaughter); Duckling Drowned (Mother Duck Cries); Goose Gossip; The Fox Attack (part 2); Darkness in the Henhouse.

Clarissa Durizzotto: clarinetto, sax contralto; Giorgio Pacorig: Fender Rhodes, Korg MS 20, devices.

Dolenti delitti dolosi dalle dilette doline

Nel Carso a caso; Lo Scazzone innamorato; Temevo il Timavo; Neopterygii lontani; Scorpaeniformes in prospettiva; Dolenti delitti dolosi dalle dilette doline; Dalli all'Eukaryota; Scazzoni in festa.

Giancarlo Schiaffini: trombone; Giorgio Pacorig: pianoforte.

Incipit

Incipit A; Incipit B; Incipit C; Incipit D; Incipit E; Incipit F.

Giovanni Maier: contrabbasso; Giorgio Pacorig: pianoforte.

Maistah Aphrica

Maisagar-Maistah; No Xe Babah; Ochaj' N Mann; Forah; Negativoh-Bolombia-Kattunga De Balombo; Sago Sego Sago.

Gabriele Cancelli: tromba; Mirko Cisilino: trombone, tromba; Clarissa Durizzotto: sax contralto; Giorgio Pacorig: organo elettico, Korg MS 20, devices; Andrea Gulli: synth, elettronica; Alessandro Mansutti: batteria; Marco D'Orlando: percussioni; Enrico Giletti: basso elettrico.

Inventum

Inventum; Auf Und Geht; Le 8 ore; Addio Lugano; Canto dei battipali; Chores; Labor; Cantigas do Maio; L'Internazionale.

Gabriele Cancelli: cornetta; Cene Resnik: sax tenore; Giorgio Pacorig: pianoforte; Stefano Giust: batteria.

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