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Itinerari Jazz: Chet Mood & Bedrock Trio a Rovereto
Il primo concerto in programma (il 26 ottobre, all'auditorium Melotti) era una produzione originale di Jazz Network che, a vent'anni dalla scomparsa di Chet Baker, ha riunito quattro protagonisti del jazz europeo per ricordarne la figura: il trombettista Enrico Rava, il chitarrista Philip Catherine, il contrabbassista Riccardo Del Fra e il batterista Aldo Romano. Figure di primo piano che hanno condiviso spesso il palcoscenico con Baker oppure ne hanno subito il fascino in gioventù, vedi il caso di Rava.
Com'era ovvio aspettarsi da un organico di questo livello l'omaggio al trombettista californiano coinvolgeva più la sfera affettiva, evitando ovviamente di riproporne lo stile ma anche di restringere il ricordo ad un particolare periodo storico (ad esempio quello del West Coast Jazz). A parte "Bernie's Tune", classico del periodo californiano, anche il repertorio ha spaziato tra i massimi standard del jazz moderno, con ampia libertà di manovra.
Il quartetto si riuniva per la prima volta anche se i suoi componenti hanno suonato assieme in molte altre occasioni. E' bastato un pomeriggio di prova per offrire una serata d'alto livello, lungo i sentieri di un modern mainstream di classe, capace di coniugare groove ed eleganza, con qualche momento d'intenso lirismo. Una prova d'alta routine? Per alcuni brani è forse un po' vero ma non sempre nasce il concerto indimenticabile. La sera seguente, al festival di Ravenna, l'interplay è lievitato, dando vita ad una performance più emozionante.
Ricordando la sequenza del concerto roveretano, il quartetto ha iniziato con "All of You" e "Polka Dots and Moonbeams" proseguendo con altri classici come "I'm a Fool to Want You" (molto ben congegnato, con al centro la relazione tra contrabbasso e chitarra), "My Funny Valentine" (splendida prova per Rava), un serrato "I'll Remember April" con Catherine in evidenza, fino ad "Estate", primo dei tre bis. Quest'ultimo brano è stato caratterizzato dall'intensa voce di Aldo Romano che ne ha fatto una versione notturna, spoglia e un po' astratta, di grande fascino.
Una settimana dopo, il 3 novembre, s'è esibito il Bedrock Trio di Uri Caine comprendente anche il bassista Tim Lefebvre e il batterista Zach Danzinger.
Clima musicale molto diverso, ovviamente. Eccetto un paio di momenti, in apertura e chiusura di concerto, Caine ha privilegiato le tastiere elettriche al pianoforte acustico, coerente con l'estetica evidenziata dal gruppo nei suoi due album pubblicati. Una ricerca che riprende e sviluppa il jazz elettrico degli anni settanta (soprattutto Miles Davis) in un percorso fantasioso e ricco di sorprese dove si scontrano le citazioni più disparate (da "Quando quando quando" di Tony Renis a "Spinning Wheel" dei Blood Sweat & Tears"). In altri momenti il lavoro è più ricercato, come nella bella revisione di "Nefertiti". Dal punto di vista strumentale l'interplay è molto intenso e la relazione più significativa è quella tra Caine e Zach Danzinger, che ha dato la piena misura delle sue doti strumentali con un sostegno ritmico tanto incalzante, interattivo e frammmentato quanto magistrale nella geometrica scansione del tempo.
Il pubblico, all'inizio un po' freddo, è entrato via via nella proposta espressiva mostrando pieno apprezzamento con calorosi applausi e richiesta di numerosi bis. Tra questi una piacevole rivisitazione di "Raindrops Keep Fallin'On My Head" di Burt Bacharach.
Foto di Walter Canelli (Rava & Friends)
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