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Il Kronos Quartet all' Auditorium Arvedi di Cremona

Kronos Quartet
Cremona Jazz 2017
Auditorium Giovanni Arvedi
21.05.2017

Doveva accadere prima o poi, quasi fosse scritto nelle stelle che si dovessero incontrare. E così è stato. L'Auditorium Arvedi, cuore pulsante e capolavoro architettonico/acustico del Museo del violino di Cremona ha ospitato il Kronos Quartet, quartetto d'archi di musica contemporanea a suo modo rivoluzionario per la trasversalità di approccio al materiale compositivo, per una storia di incontri sorprendenti documentata da dischi eccellenti, per la capacità di entrare in mondi sonori lontani anni luce e renderli plausibili. Il segreto? Una miscela vincente di padronanza strumentale, freschezza di idee, profondità interpretativa, curiosità, ricerca e una buona dose di humor.

Ampia riprova l'abbiamo avuta nell'esibizione cremonese. Dalla musica siriana che fonde la tradizione millenaria con l'elettronica (Omar Souleyman) ai brani di autori emergenti previsti nel progetto "Fifty for the Future: The Kronos Learning Repertoire," dall'impercettibile soffio di "Flow" di Laurie Anderson -pochi secondi di pura magia -, alle vigorose cadenze rock targate Pete Townshend di "Baba O'Riley," passando, naturalmente, da "Beatitude," il Kronos Quartet ha incantato il pubblico con un'esibizione impeccabile.

David Harrington e John Sherba, violino, Hank Dutt, viola, -membri fondatori insieme dal 1973, -Sunny Yang, violoncello, subentrata a Jeffrey Zeigler nel 2013, sanno come calamitare l'attenzione dello spettatore. L'impatto visivo vuole la sua parte, ecco allora una gestualità che proprio convenzionale non è, si scherza con gli oggetti e con i colori -campanellini a pressione, tubi di plastica fluorescenti che si trasformano in improbabili archetti -si battono i piedi con vigore, ma il tutto con misura e decisamente funzionale all'esecuzione.

In un concerto dove tensione esecutiva ed emotività non sono mai venute meno ci piace segnalare in particolare due momenti di particolare suggestione. Il primo arriva con "Strange Fruit" -brano reso immortale da Billie Holiday -che il quartetto rende in tutta la sua drammaticità, tra gravi bordoni e strazianti dissonanze. Il secondo, una sorta di manifesto del modus operandi dell'ensemble, è l'immortale "Summertime" nella versione debordante pathos di Janis Joplin, fatta rivivere in maniera quasi palpabile dalle corde dei quattro strumenti.

Ovazioni e bis a ripetizione sanciscono il grande successo dell'evento.

Foto: Danilo Codazzi.

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