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Rava Herbert Guidi: For Mario (Live)

Serena Antinucci By

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Rava Herbert Guidi: For Mario (Live)
I suoni ci sommergono come acqua che entra senza preavviso, ci lasciano stesi con le braccia inchiodate. Non siamo più sulla terra, non percepiamo più il peso del corpo. Accettiamo il nostro distacco temporaneo. L'ascolto del disco di Enrico Rava, Matthew Herbert e Giovanni Guidi, dal titolo For Mario (Live), uscito solo in digitale il 22 maggio per la Accidental Records e dedicato a Mario Guidi, storico manager e amico di Rava (recentemente scomparso), nonché padre del pianista, ci accompagna in questa dimensione. Non è soltanto un esperimento estemporaneo, in cui i suoni vengono lanciati in aria dalla foga dei sistemi elettronici, o l'estremizzazione del free jazz. È l'improvvisazione corale che governa un nuovo insieme. Si sente dalle prime pulsazioni intermittenti, dai soffi spezzati che inseguiamo inutilmente, perché un attimo dopo la materia sonora viene ribaltata, ridotta, poi espansa e reinventata. Lo capiamo dalle strutture industriali che ci inondano e che hanno le sembianze di una "neue Musik," una ricerca musicale che rimane nascosta per un po' prima di procedere con tagli laceranti e risalire in superficie.

Ci troviamo di fronte a una scala in salita, ripida. Ascoltiamo il rumore di frantumi, di scomposizioni, la prepotenza delle linee melodiche che, ostacolate da tensioni metalliche, si incanalano in attesa di rientrare nelle fratture, nelle sottili crepe tra un suono e l'altro. Ci sono conversioni continue nelle cinque parti che compongono il disco. C'è soprattutto la genialità pura di Enrico Rava, uno dei più grandi jazzisti del nostro tempo, l'ingegno di Matthew Herbert e la sua ricerca di un equilibrio che rimane in uno stato di allerta perenne, mentre esplora tutte le potenzialità di nuovi suoni, generati anche grazie al talento di Giovanni Guidi, una delle nuove promesse del jazz europeo.

«Inizialmente—afferma Herbert—ero intimidito dall'idea di fondere l'elettronica, tipicamente inflessibile, e la rigidità della computer music allo stile fluido e libero di musicisti del loro calibro. Ci siamo venuti incontro registrando centinaia di campionamenti di Giovanni e Enrico mentre suonavano rispettivamente pianoforte e flicorno; i campionamenti sono diventati le basi per ogni suono che ho elaborato/manipolato/suonato. In questo modo, quello che si ascolta è una specie di quartetto, con i due musicisti acustici che improvvisano sui loro stessi campionamenti registrati precedentemente. Io mi trovo al centro, a trasformare i campionamenti in una sorta di sezione ritmica e manipolarne il tessuto musicale, mentre Hugh aggiunge al tutto uno strato di campionamento in presa diretta.»

Questa raccolta di registrazioni live è tratta da diverse esibizioni del trio, a partire dal 2016, alle quali (in alcuni movimenti) si aggiunge Hugh Jones, costruttore di strumenti e musicista di elettronica che insieme ad Herbert ha curato il mixaggio e l'editing del progetto. La loro dialettica agile e persuasiva li spinge verso nuovi terreni sonici. Gli strumenti diventano veicoli traduttivi di impulsi interni furiosi, disperati, talvolta inspiegabilmente carichi di vita, altre tanto aggressivi da diventare fastidiosi.

In "Part One" gli elementi sonori amplificano lo spazio, permettendo l'ingresso dei due jazzisti tra le sperimentazioni di Herbert, che elabora e manipola la fluidità dei pensieri musicali. "Part Two" si apre silenziosa, con la voce di Rava, rincorsa dai ribattuti del pianoforte di Guidi, o dagli arpeggi appena accennati, ai quali si aggiunge prontamente il musicista inglese con strutture ritmiche solide che inondano i tessuti, occupando tutto lo spazio sonoro, prima di riconnettersi alla parte successiva (solo Part two e Three sono collegate tra loro). In "Part Three" l'operazione sinestetica raggiunge il suo apice. Atmosfere afrocubane ovattate e suadenti vengono colpite ripetutamente da bassi che camminano come macigni nel buio. Guidi come in un raptus esce dall'improvvisazione e con lui i soffi rapsodici di Rava, entrambi rincorsi da schegge metalliche fluorescenti, che un attimo dopo prendono un passo techno.

Mentre tutto intorno sembra collassare, i palazzi cedere, la terra respinge le fondamenta, a causa di perforazioni incessanti ("Part Four" è l'episodio in cui la sperimentazione diventa più invasiva). La musica crea le sue immagini visionarie, che solo più tardi rivela. In questa sorta di danza estenuante, fatta di collisioni allucinogene tra linguaggi e generazioni diverse, il caso puntualmente ribalta tutte le regole. I rimbalzi tra i suoni e i campionamenti diventano un gioco, in cui ci si misura prima dell'incontro. Poi all'improvviso tutto si blocca e si passa all'ultima fase. È questo il momento della visione, della riemersione, in cui i suoni sono più distesi. Siamo arrivati in cima alla scala, dove il respiro diviene più affannato, incostante. Quando ci voltiamo, tutto è scomparso, o forse non è mai esistito. Ciò che resta è il senso di un ordine sconosciuto, che viaggia in equilibrio dentro una profonda frattura.

La grafica del disco è affidata alla pittrice britannica Daisy Parris. L'album è dedicato alla memoria di Mario Guidi, presente in tutti i concerti registrati e scomparso di recente.

Album della settimana.

Track Listing

Part One; Part Two; Part Three; Part Four; Part Five.

Personnel

Enrico Rava: trumpet; Matthew Herbert: electronics; Giovanni Guidi: piano; Hugh Jones: electronics.

Album information

Title: For Mario (Live) | Year Released: 2020 | Record Label: Accidental Records

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